Dibattito / Cristiana rassegnazione o battaglia? Nessuna contrapposizione. E benedetta sia questa crisi, se ci farà aprire gli occhi

Cari amici di Duc in altum, il dibattito fra i professori Rubén Peretó Rivas e Massimo Viglione (qui) ha innescato numerose reazioni. Tra le più significative, quella di Federica, una mamma che espone qui le sue riflessioni sostenendo: “Non vedo contrapposizione tra rassegnazione e battaglia”. Purché per rassegnazione si intenda quella genuinamente cristiana: non l’inerzia, ma l’abbandono alla volontà divina.

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Rassegnazione, che bella parola!

Stimatissimo Aldo Maria Valli,

ho letto con interesse l’articolo del professor Rubén Peretó Rivas e la risposta del professor Massimo Viglione. Arrivo tardi, ma vorrei ugualmente dire la mia.

Sono una mamma che fa parte di quella che, grazie all’interessamento di blog come il suo, si è conquistata la fama di Chiesa della persecuzione di Innsbruck. (In realtà non siamo altro che una manciata di famiglie che cercano di resistere e stringersi sotto l’ombrello per ripararsi dalle piogge fucsia e arcobaleno che ci cascano in testa).

Lungi da me voler contraddire il professor Viglione, per il quale provo immensa stima e simpatia, e dal quale sarò felice di essere bacchettata per i miei strafalcioni storici. Lungi da me anche cimentarmi con l’esegesi, avendo io, teologicamente parlando, la terza elementare come Peppone. Fate benissimo, voi che ne avete la possibilità, a divulgare quel tanto di saggezza che basta per convertire quanti più cuori possibile. Mi limito a mettermi nei panni di altri lettori come me sprovvisti di strumenti intellettuali, per dare un altro punto di vista.

Non so che cosa succederà entro il 31 dicembre di quest’anno, o entro il 2030. Di segni ne abbiamo avuti tanti, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo, motus in fine velocior, e molti sono pronti con le armi in pugno, ognuno con le proprie (noi con il Rosario alle 20:45). Ma io non so se vedremo san Michele Arcangelo precipitare Lucifero negli inferi (chi non lo ha sognato?) o se avremo giorni come tanti.

Il professor Viglione ha perfettamente chiara la situazione: che esistano dei piani diabolici, che i vari regnanti che si sono susseguiti nel corso della storia non abbiamo sempre avuto buone intenzioni nei confronti del popolo, e che oggi non sia diverso da ieri, è cosa risaputa da chiunque non si foderi gli occhi del prosciutto dell’indifferenza. Che i piani iniqui si stiano anche lentamente palesando, che stia emergendo la coda del mostro, è ormai una certezza. Tuttavia, non è detto che tali piani vadano in porto. Ma, soprattutto, deve esserci chiaro che l’esito dei progetti luciferini non dipende da noi.

Ottimo informare, mettere in guardia, ragionare, esaminare, analizzare la storia e suoi ricorsi, rimanere vigili. Manca però un tassello che, a sentire padre Amorth, manca tanto a noi quanto al maligno: il futuro.

Di certo non torneremo alla situazione pre-2019, se non altro perché il mondo non va mai indietro ma sempre avanti (non nel senso progressista del termine!) e tutto deve cambiare per rimanere uguale, come sanno bene le mamme che lottano ogni giorno con le camerette invase dai giocattoli. Ma se si mette la data di scadenza all’umanità, e si dà per assodato l’avvento del transumanesimo e dei cyborg, creature mitologiche metà uomini metà vaccino, si configura a mio avviso il peccato grave di divinazione, che poi altro non è se non mancanza di fiducia nella divina Provvidenza.

Per tornare al titolo del dibattito, non vedo contrapposizione fra rassegnazione e battaglia.

Rassegnazione non significa inerzia ma abbandono, affidamento, passività, laddove passività vuol dire semplicemente non ascriversi un ruolo attivo che non ci è stato assegnato. L’unica rassegnazione possibile per un cristiano non è rivolta al male, ma alla volontà di Dio.

Nessun cristiano deve prepararsi per la battaglia contro il Grande Reset, perché in battaglia ci siamo già, da sempre, dal peccato originale, e il nemico è sempre lo stesso. E sempre le stesse sono le armi. Benedetta sia questa crisi se fungerà da secchiata di acqua fredda in faccia ai tanti che ancora non se n’erano resi conto!

Ci è stato detto di restare in attesa sì, ma non della fine del mondo, con l’incarico di salvarlo, bensì di Colui che sarebbe arrivato come un ladro. La Madonna a Fatima, dopo aver preannunciato ogni sciagura possibile, ci ha ordinato di “pregare e fare penitenza”. Niente di più. Maurizio Blondet ha ricordato recentemente le parole di Padre Pio: “Ricordati… quando verranno quei tempi: i Comandamenti di Dio, preghiere del mattino e della sera, Santo Rosario, Sacramenti, catechismo, i santi e fate tutto nella fede dei nostri padri, nella fede dei nostri padri!… nella fede dei nostri padri!!… e non ascoltate più nessuno”. Ammetto che quando abbiamo ricordato queste parole insieme a una mia sorella ci siamo dette: tutto qui? Sì, è tutto qui. Ma spesso giova ricordarlo, per evitare di essere colti dalla sindrome del supereroe. Preghiamo, facciamo penitenza e le porte degli inferi non prevarranno. Dobbiamo affidarci come bambini che, mentre mamma e papà sono immersi nel delirio della pianificazione delle vacanze, cercando l’alloggio più conveniente, aggirando fregature, scervellandosi per evitare di ritrovarsi ore e ore in coda, continuano sereni a giocare con le costruzioni, fiduciosi che fra due giorni saranno al mare, senza chiedersi neanche come ci sono arrivati.

Ave Maria!

Federica

 

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