Come un ladro nella notte. Così io, medico, sono stato allontanato dal mio ospedale

Cari amici di Duc in altum, vi propongo la testimonianza del dottor Francesco Avanzini di Bolzano, allontanato dal suo ospedale per aver detto no al vaccino. Avendo già contratto la malattia, è completamente immune, ma l’ideologia vaccinista ha colpito, e il medico è stato costretto a lasciare i suoi pazienti, nel pieno della pratica clinica. Cose che succedono nell’Italia del 2021. 

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Carissimo dottor Valli,

ebbene sì, dopo lunghi giorni carichi di ansia e preoccupazioni per il futuro, il gran giorno è arrivato. Ieri mattina, nel pieno della mia pratica clinica, sono stato accompagnato alla porta e me ne sono dovuto andare dal mio amato ospedale, abbandonando i pazienti. Il verdetto era irrevocabile: sospensione immediata. Devo ammettere che sono stato trattato molto gentilmente, il mio direttore sanitario era sinceramente e veramente dispiaciuto, mi ha inondato di apprezzamenti ma la sostanza non poteva cambiare. “Da subito sei purtroppo sospeso, ti accompagno al timbro e ti offro un caffè”. Queste le sue parole. Almeno mi sono risparmiato l’arrivo dei carabinieri che hanno ingiunto ad alcuni miei colleghi di abbandonare immediatamente il reparto e sono stati scortati all’uscita. Ho potuto toccare con mano un sistema che avevo già intuito essere all’opera. Si tratta effettivamente di una piramide: alla base ci sono gli operatori e i dirigenti che devono, anche loro malgrado in alcuni casi, eseguire gli ordini dati dal superiore, il superiore deve obbedire a un altro suo superiore e così via, fino ai vertici dello Stato e lo Stato a sua volta a un’entità sovranazionale, gestita dal vertice supremo. Non ricorda anche a Lei una certa torre eretta per raggiungere e sfidare il Cielo?

È ancora un mondo vivibile questo, dottor Valli? Come Le avevo riferito, io sono completamente immune, avendo contratto la malattia decorsa senza alcuna conseguenza importante. E questa è la prima ragione del mio diniego a subire l’inoculazione. Inoltre ho voluto testimoniare e comunicare alle autorità il mio diritto all’obiezione di coscienza per la nota e gravissima questione legata all’utilizzo di cellule di feti vivi soppressi brutalmente al quinto mese. Fino a oggi entravo in reparti Covid per curare i pazienti, mi recavo nelle case dove ci sono malati da assistere, dal momento che sono entrato a fare parte della rete delle terapie precoci domiciliari. Possibile che questo non conti nulla agli occhi di chi ci governa? Per quanto tempo ancora dovremo subire questo scempio della medicina, della scienza, della politica e ormai palesemente anche della democrazia e, cosa ancora più dolorosa per me, l’abbandono di gran parte della gerarchia cattolica che così incredibilmente abbandona il suo gregge? Lo so, le mie appariranno domande retoriche, è tanto tempo che me le vado ponendo. Quanto a noi professionisti della salute, si può dire, dantescamente, che ci troviamo “tra color che son sospesi” e non poco vilipesi. I pochissimi quotidiani liberi riferiscono di storie incredibili accadute a tanti operatori della sanità, un tempo chiamati angeli o eroi e ora trattati al rango di reietti e rifiuti della società che si crede illusoriamente libera dai vincoli del virus soltanto con il “sacro” siero. La stampa locale si distingue per un’acredine che diventa vero e proprio incitamento all’odio verso i non vaccinati che hanno optato per questa scelta dettata da varie motivazioni. Non siamo forse al pogrom ma poco ci manca. Agli appuntamenti vaccinali i sanitari sono sottoposti a insulti e minacce, talvolta gravi, non vengono minimamente prese in considerazione le richieste di approfondimento diagnostico, volte a verificare lo stato di salute e i rischi relativi alla vaccinazione, anche quando non la si vorrebbe rifiutare. Né viene data risposta alle domande su tali rischi o sulle reazioni, talvolta gravi o gravissime, riscontrate in seguito alla inoculazione. Il sindacato dei medici che dovrebbe tutelare tutti i suoi iscritti invia lettere di minacce e provvedimenti ancora più aspri contro i renitenti a porgere il deltoide. Il grande divisore ha compiuto la sua opera malvagia: ci si divide tra familiari, tra colleghi, tra fedeli cattolici, membri dei vari movimenti ecclesiali, tra professionisti delle varie branche della scienza e delle testate giornalistiche e radiotelevisive. Come si fa a non ritenere questo opera di un’oscura e potente forza del male?

Non c’ è rabbia in me, solo il rimpianto per questo mondo che sta andando alla deriva e soprattutto per i giovani che vedo smarriti, come ingabbiati dentro un meccanismo che li rende vittime talvolta consapevoli ma inevitabilmente consenzienti. Mi dicono “tu, bene o male, il tuo percorso l’hai pur fatto. Ma noi?”. Tento di spiegare loro che la conquista della libertà da loro sperata è una pura e tragica illusione che lascerà loro un grande amaro in bocca e, Dio non voglia, esiti che non sappiamo ancora del tutto prevedere ma che vediamo già impressionanti. Ci sono ragazze che, dopo il vaccino, hanno perso completamente il ciclo mestruale, donne anziane cui è cresciuto il seno da cui esce il latte! Sembra incredibile ma sono fatti veri di cui sono stato testimone. Giovani sani e sportivi contraggono strane e talvolta gravi forme di malattie, per non parlare dei fatti vascolari anche gravi e delle morti. Ma il piano deve andare avanti. Tanto gli eventi avversi ben raramente vengono segnalati e registrati attraverso una farmacovigilanza quasi inesistente, dal momento che la maggior parte dei colleghi scoraggiano di attivarla, oppure ci si arena sullo scoglio di una procedura lunga e complicata, non certo alla portata della gente comune.

Ma in tutto questo disastro umano e sociale, dottor Valli, si intravede una luce. Si incontrano persone prima sconosciute che improvvisamente diventano amici strettissimi, come fratelli pervasi di speranza e con un enorme bisogno di spiritualità. Sì, salta fuori dai loro discorsi la luce, lo spirito, il karma e quant’ altro, poi succede che li inviti alla Santa Messa Vetus Ordo e escono come folgorati, spessissimo in lacrime e ti ringraziano dicendo “Non abbiamo mai assistito a nulla di simile”. “Ma che cos’è questa meraviglia?” E persone che da decenni non entravano nemmeno per sbaglio in una chiesa, ecco diventano improvvisamente più intimi dei tuoi stessi familiari e pregano ogni giorno il Santo Rosario. È questo che ci sostiene e ci dà forza, insieme all’ incessante desiderio di aiutare colleghi e gente comune, sostenerli nella prova e sperare che, in mezzo a questo disastro, possano incontrare il volto di Colui che ha patito per noi fino a morirne.

Dottor Francesco Avanzini

Bolzano

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