Perché il prossimo vescovo di Hong Kong ha una giraffa nel suo stemma?

Lo stemma del prossimo vescovo di Hong Kong è un concentrato di messaggi cari a papa Francesco: il simbolo dei gesuiti, una colomba della pace (con ramo di ulivo dotato di foglie color arcobaleno), un ponte che unisce due isole, un nodo (anche questo arcobaleno) che sta a significare l’unità nella pluralità. E poi, a sorpresa, ecco una giraffa. Il cui collo esce dallo scudo. Perché? Lo spiega un articolo del National Catholic Register.

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Il vescovo eletto Stephen Chow Sau-yan, ex capo della provincia cinese dei gesuiti, sarà consacrato vescovo nella cattedrale dell’Immacolata Concezione della città il 4 dicembre.

Hong Kong, famosa per essere stata a lungo una delle aree urbane più densamente popolate del mondo, è uno degli ultimi posti sulla terra in cui ci si aspetterebbe di trovare una giraffa. Eppure per il neovescovo di Hong Kong, l’animale proveniente dalla savana africana ha un notevole valore simbolico, tanto che ha deciso di inserire nel suo stemma episcopale l’animale vivente più alto.

Da notare che il lungo collo della giraffa si estende oltre i limiti dello scudo. Perché?

Per il vescovo eletto Chow, il lungo collo simboleggia la possibilità di vedere il quadro generale. “La miopia può causare paura in se stessi. Avere una visione può aiutare a calmarsi”, ha detto il vescovo eletto al Sunday Examiner .

Chow ha anche osservato che le giraffe sono note per avere un cuore grande, tanto da pompare sufficiente sangue fino alla testa, e possono quindi essere considerate un simbolo di generosità. Il cuore di una giraffa può pesare fino a venticinque libbre (più di undici chilogrammi) e ha uno spesso ventricolo sinistro.

Il sacerdote gesuita, che in passato ha lavorato come insegnante al Wan Yan College, ha affermato che questa idea di una giraffa come simbolo di visione prospettica e generosità era qualcosa che condivideva con i suoi studenti. “All’epoca – ha spiegato – ho ricevuto alcune foto di giraffe dagli studenti e le ho affisse nel mio ufficio al Wan Yan College”.

Per vescovi e papi la tradizione che prevede l’adozione di uno stemma risale all’araldica medievale. In genere ogni scudo non papale è sormontato da un galero posto sopra una croce e circondato da nappe: verdi per i vescovi, rosse per i cardinali. Un rotolo posto in basso contiene il motto del vescovo.

Insieme alla giraffa, lo scudo del vescovo eletto Chow include anche alcune immagini cristiane tradizionali, tra cui una colomba, simbolo biblico dello Spirito Santo, e un sole con il monogramma IHS per il nome di Cristo, il simbolo dell’ordine dei Gesuiti. Anche papa Francesco ha questo simbolo sul suo stemma episcopale. Le foglie del ramo di ulivo tenuto dalle zampette della colomba hanno i colori dell’arcobalento.

Il motto episcopale del vescovo eletto Chow, Ad Majorem Dei Gloriam (“Per la maggior gloria di Dio”), è un altro cenno alla sua identità di gesuita.

Al centro dello scudo c’è un nodo celtico multicolore, che simboleggia “unità nella pluralità”.

Sotto il nodo (anche questo con i colori dell’arcobaleno) c’è un ponte sospeso rosso: il ponte Tsing-Ma di Hong Kong. Un’immagine, ha spiegato Chow, voluta perché la missione della Chiesa è costruire ponti affinché le diverse parti si incontrino. “Il ponte è per le persone che lo percorrono. Senza persone che vi camminano sopra, il ponte non è più utile”.

Poiché il ponte Tsing-Ma collega due isole all’interno dello stesso territorio di Hong Kong, l’agenzia AsiaNews ha suggerito che ciò potrebbe significare la volontà di costruire ponti per combattere le attuali divisioni interne di Hong Kong.

Come il resto della popolazione di Hong Kong, la comunità cattolica della città ha dovuto affrontare sfide e divisioni a seguito della repressione governativa dopo le proteste a favore della democrazia e contro la controversa legge sull’estradizione e la decisione delle autorità locali di imporre una legge sulla sicurezza nazionale.

Il giorno dopo la sua nomina, lo scorso maggio, il vescovo eletto Chow ha detto in una conferenza stampa che “l’ascolto e l’empatia” sono molto importanti per sanare le divisioni, ed ha aggiunto che “l’unità non è la stessa cosa dell’uniformità”.

“Non ho un grande piano su come unificare”, ha spiegato, “ma credo che ci sia un Dio, e Dio vuole che siamo uniti”.

Fonte: ncregister.com

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