Covaxin: il vaccino pro-vita che i cattolici stanno aspettando? Oppure l’ennesima illusione?

di Tad Wójcik

Tre settimane fa, il 18 ottobre, LifeSiteNews ha pubblicato un articolo sul Covaxin, un vaccino (contro un virus inattivato, non un neologismo dell’mRNA) sviluppato da Bharat Biotech in India. Potrebbe potenzialmente rivelarsi una svolta nella lunga attesa di molti cattolici per un vaccino che soddisfi le duplici preoccupazioni di ineccepibilità etica e sicurezza medica. Questo perché, oltre a essere un vaccino standard, true-blue (coltivato in linee cellulari derivate da tessuto di scimmia), Covaxin non ha ancora nessuna connessione nota con linee cellulari derivate da tessuto fetale abortito.

L’Organizzazione mondiale della sanità, ovviamente, ha proceduto a ritmo lento nell’inserire il Covaxin nel suo Elenco degli usi di emergenza (Eul); l’Oms alla fine lo ha fatto il 3 novembre. L’Eul è importante per quanto riguarda le restrizioni ai viaggi internazionali, poiché le autorità sanitarie dei paesi (così come i Centri per il controllo delle malattie) hanno basato le loro raccomandazioni per le restrizioni di viaggio (che poi i governi seguono) proprio sullo stato Eul. Prima dell’approvazione, le persone vaccinate in India con Covaxin non erano in grado di intraprendere viaggi in regioni con restrizioni. Quindi, le notizie sul Covaxin sembrano molto buone, ma occorre essere cauti.

Il Charlotte Lozier Institute, un gruppo di difesa della bioetica pro-vita, ha mantenuto e aggiornato una tabella con informazioni sull’eticità di tutti i vaccini Covid-19 in fase di sviluppo. Contiene valutazioni separate circa l’etica di ciascun vaccino per quanto riguarda sviluppo, produzione e sperimentazione (qui). In tutte e tre le categorie l’anno scorso il Covaxin ha continuato a mostrarsi “pulito” durante lo sviluppo e il rilascio.

Cattolici e pro-life sperano in una manna dal cielo come Covaxin da quando sono usciti i primi “vaccini” subito dopo le elezioni presidenziali statunitensi dello scorso anno. Novavax, per un certo periodo candidato dal punto di vista sia medico (poiché anch’esso è un vaccino antiquato) sia etico, si è presto rivelato un fallimento, poiché è stato infatti rivelato che i test sono stati effettuati utilizzando linee cellulari provenienti da aborti.

Un tale sviluppo – il rilascio di un vaccino Covid-19 totalmente pulito dal punto di vista etico e ampiamente disponibile, tale da non comporterebbe rischi per la salute, potrebbe rivelarsi una chimera. In altre parole, non possiamo illuderci di sapere tutto ciò che è stato fatto durante lo sviluppo di Covaxin, in particolare nella fase di test. È difficile trovare informazioni complete e potrebbe venire fuori qualcosa che dimostri che anche per il Covaxin sono state impiegate linee cellulari derivate da aborti. Potrebbe rivelarsi, cioè, un altro Novavax, oppure Inovio o Sanofi-GSK.

In ogni caso, un tale tipo di vaccino, tanto agognato, non sembra essere visto di buon occhio dalla cabala globalista: Pfizer e Moderna stanno facendo grandi affari in tutto il mondo, con la benedizione degli Stati Uniti e dell’Oms, mentre altri produttori di vaccini hanno problemi a vendere i loro prodotti in generale. Essendosi presentati sul mercato per primi grazie a espedienti e finanziamenti, è improbabile che Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson lascino che altri vaccini, pro-vita o meno, entrino nel loro territorio.

Jose Trasancos di Children of God for Life, un altro gruppo cattolico di bioetica, ha commentato ad agosto che i vaccini veramente etici probabilmente non arriveranno e che dovremo essere pronti ad affrontarne le conseguenze. Può essere che abbia ragione.

Possiamo quindi continuare o no a sperare in un vaccino disponibile, etico e pro-vita? Se sì, Covaxin è la risposta? Alcuni di noi (sarebbe il caso mio, in quanto uomo giovane e sano) potrebbero dire: dal momento che anche uno sviluppo così gradito come quello che permette di avere un vaccino eticamente ineccepibile convaliderebbe comunque l’agenda delle élite di imporre la vaccinazione, non dovremmo puntare su di esso. I vaccini sarebbero comunque superflui dal punto di vista sanitario, e faciliterebbero solo il cedimento a tutt’altro tipo di comportamento immorale da parte dei responsabili.

Ma ci sono persone a rischio (anziane e malate) che trarrebbero davvero beneficio dal ricevere un vaccino, e non dovrebbero essere costretti alla cooperazione passiva a distanza approvata dalla Chiesa, né dovrebbero entrare in complicati e deprimenti argomenti di teologia morale per sentirsi a proprio agio nell’essere vaccinati. È vero però che l’intervento medico, se eticamente sano, è sempre un bene positivo (certamente non sempre necessario) e quindi da cristiani dobbiamo sperare che i vaccini pro-life alla fine arriveranno e saranno ampiamente disponibili, così, si spera, da soppiantare tutti gli altri. Dovremmo pregare per questo risultato. E può essere che Covaxin stia già diventando la risposta.

Ma potrebbe anche non essere così. Può essere che Covaxin sia un miraggio come gli altri che l’hanno preceduto. Oppure può essere che Covaxin, pulito eticamente, non arrivi mai a essere disponibile negli Stati Uniti o in altri paesi in cui Big Pharma è ben radicata. In tal caso, dovremmo essere preparati a superare le situazioni sempre più scomode, restrittive e acrobatiche che i poteri forti intendono creare per i non vaccinati impenitenti, come non poter viaggiare o addirittura perdere il lavoro. In questo modo ci dimostreremo testimoni adeguati in tali tempi (dal momento che tutti noi vogliamo essere almeno martiri bianchi.)

Come pensiero finale, riflettiamo su come l’etica dovrebbe essere il problema principale per noi che siamo risentiti e dissentiamo riguardo ai vaccini, ai mandati e all’intera narrativa. Non si tratta principalmente di proteggere la nostra salute dagli effetti collaterali negativi (sebbene, quando i problemi di efficacia e sicurezza vengono sollevati nel contesto di un’implementazione su larga scala, sorga una serie completamente nuova di questioni etiche). Non si tratta principalmente di proteggere le nostre libertà costituzionali o umane, sebbene questa sia una preoccupazione legittima. In effetti, si tratta della vita umana e dell’imperativo morale di difenderla, come la Chiesa chiedeva una volta, con “la massima determinazione”.

La verità è che non avremmo mai dovuto essere costretti a vivere questa situazione. La Chiesa, non molto tempo fa, aveva un’autorità morale che avrebbe messo in ginocchio il complesso medico-industriale qualora esso avesse tentato di costringere il mondo intero a collaborare, anche passivamente e a distanza, all’aborto e ai suoi insidiosi residui. Il fatto che ora ci troviamo in un pantano così scombussolato, confuso e orribilmente miasmatico di controversie pratiche e teologiche è il segno di un mondo e di una Chiesa completamente sommersi dal diabolico.

E nemmeno Covaxin non ci salverà da tutto questo.

Fonte: crisismagazine.com

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