Lettera ad Aldo Maria Valli sulla moderazione

di Aurelio Porfiri

Caro Aldo Maria,

hai mai pensato alla differenza che c’è tra quando ci parliamo e quando ci scriviamo? Ho notato che nello scritto siamo indotti a una certa moderazione e io ritengo che questa sia una cosa buona. Quando parliamo fra noi ci facciamo a volte prendere dall’emotività, ed è naturale: siamo grandi amici e sappiamo di poter aprire il cuore all’altro. Quando scriviamo, sappiamo di essere letti anche da persone che non ci conoscono e quindi non diamo nulla per scontato.

Ora, come tu sai, la moderazione è virtù cristiana. In un testo ripreso da Radici cristiane, viene data una spiegazione dell’importante differenza fra moderazione e moderatismo. Chi scrive è il professor Roberto de Mattei e sta parlando dell’uso della moderazione in politica: “In effetti, la moderazione, quando è vera, è la prima virtù dell’uomo politico. Essa non è diversa dalla prudenza, che è la capacità strategica di raggiungere, con i giusti mezzi, il fine ultimo che ci si prefigge. Altra cosa è il moderatismo, che è invece il rifiuto dei grandi obiettivi politici e culturali, in nome di un pragmatismo che mira solo alla conquista e alla conservazione del potere. Chi si ispira a questa pratica di vita, paventa l’affermazione chiara dei princìpi, che definisce estremismo. La verità gli sembra un eccesso, come del resto l’errore. Il moderatismo non ha niente a che fare con la moderazione, che è una virtù ai suoi antipodi, perché presuppone la stabilità dei princìpi e la coerenza dei fini. L’uomo della strada, da parte sua, cerca, giustamente, la tranquillità e crede di trovarla nel centro, dimenticando però che non c’è vera pace e tranquillità al di fuori dell’ordine supremo dei princìpi e dei fini” (in corsiadeiservi.it). Ecco, mi sembra che noi viviamo tra moderatismo ed estremismo, tra coloro che hanno tutto il vantaggio a mantenere l’attuale situazione per quieto vivere, ignoranza o tornaconto e coloro che vorrebbero mettere una bomba al giorno. In questa continua faida tra moderatisti ed estremisti, la moderazione è necessaria. Moderazione che, come detto nella citazione, non significa tirarsi indietro, ma essere in grado di osservare i fenomeni un poco dall’alto e cercare soluzioni, piuttosto che accumulare problemi.

In un libro del 1856, La vera civiltà cattolica, trovo scritto quanto segue: “La moderazione è facoltà della ragione di contener l’animo nei suoi moti tutti, nei fatti, negli atti, negli affetti, nei sentimenti, nelle opinioni (quest’ultima è la più difficile forse, perché figliuola dell’amor proprio, la più ipocrita passione del mortale); e governarli in maniera che non eccedano, se tendano a trasmodare, e ricondurli a termini discreti, se abbiano trascorso al di qua d’ogni troppo. Una retta ragione illuminata dall’esperienza può sola dimostrare la necessità della moderazione, la quale è virtù così insolita ne’ potenti, che a porla presso di essi in onore non bastano spesse fiate i replicati colpi dell’avversa fortuna”. E ancora più avanti: “La moderazione è virtù altera e gelosa, e procede da forza d’animo, combatte impetuose, ardenti passioni, come l’ira, l’ambizione, la superbia, e perciò si accosta ai forti e generosi, non già per ridurli a mezzanità, ma per farli migliori e più grandi; respinta da essi o dimenticata gli abbandona gemendo al tempo, che con fiera vicenda gli sbalza dal Campidoglio giù della rocca Tarpea, dal primo trono dell’universo all’ermo scoglio di S. Elena. La moderazione finalmente è amica d’ogni disputa, d’ogni onesta opinione, ma una leggiera esagerazione nelle parole l’offende, come ogni menomo eccesso nelle azioni: siede talvolta nei consigli e nei parlamenti, ed accresce forza agli argomenti ed alle ragioni, ma ne vien ben tosto cacciata dai clamori e dalla maladetta peste delle parti, che trae la cosa pubblica in estrema rovina”. Un libro certamente interessante, che sarebbe utile riprendere ai nostri tempi, quando da una parte e dall’altra si pensa che il bene delle anime si ottenga soltanto urlando.

Le cose bisogna dirle con chiarezza e mi sembra noi lo facciamo, ma non bisogna mai perdere la sobrietà che permette di continuare a guardare in faccia la realtà senza essere schiavi dell’ossessione della passione.

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