Le tre Chiese: san Pietro, san Giacomo, san Giovanni. E la loro necessaria integrazione

di Eck

Introduzione

La Divina Provvidenza a volte ci mostra la trama della Storia e ci rivela i piani di Dio se sappiamo leggere e ascoltare con attenzione il messaggio che ci svela. Uno di questi è la posizione delle tombe dei tre principali apostoli, Pietro a Roma, Giacomo in Spagna e Giovanni a Efeso, il che indica che c’è qualcos’altro dietro. È un caso che quelli chiamati da Cristo, per la loro irruenza, Figli del Tuono, siano sepolti uno, l’impetuoso mistico e profeta, in Oriente e l’altro, l’impetuoso evangelizzatore di terre lontane, in Occidente e avendo tra loro il pragmatico sovrano Pietro?

Questi apostoli riflettono nella loro vita e nei loro atteggiamenti i diversi tipi e le caratteristiche più notevoli delle tre Chiese: Giovanni l’Oriente, Giacomo l’Occidente e Pietro il governo della Chiesa universale attraverso l’equilibrio tra questi due, complementari tra loro. Il Grande Scisma del 1054 sbilanciò la Chiesa gettando la Sede Romana nelle braccia della Chiesa d’Occidente, e gli effetti li stiamo vivendo oggi a causa della mancanza del contrappeso di un Oriente colpito con uguale gravità. La restaurazione della Chiesa comporta il riequilibrio delle due spiritualità e il ritorno a Roma della sua funzione di fulcro e di comunicazione tra le due.

I tre apostoli come le tre colonne della Chiesa

È lo stesso apostolo san Paolo, nella Lettera ai Galati (Gl. 2, 9) [1], a parlarci dei tre come colonne della Chiesa, concetto ribadito dai Vangeli, in tre passaggi molto importanti che sottolineano la scelta da parte di Nostro Signore dei tre come il gruppo più intimo all’interno del Collegio apostolico. I tre brani sono la risurrezione della figlia di Giàiro (Mc. 5, 21-43 e Lc. 8, 49-56), la trasfigurazione del Signore sul monte Tabor (Mt 17,1-6; Mc 9,1-8 e Lc 9,28-36) e la preghiera nell’Orto degli ulivi (Mt. 26, 40-46; Mc. 14 37-42 e Lc. 22, 45-46).

In questi brani si può osservare il riflesso del mistero e della vita di Cristo, rivelata a coloro che gli sono più vicini per prepararli alla loro futura missione nella Chiesa. Il Signore scelse Pietro come pietra fondazionale e i due fratelli come le travi che avrebbero sostenuto l’intero edificio. Questa scelta era basata sul fatto che i loro caratteri personali corrispondevano alle rispettive missioni, ai modelli di Chiesa che rappresentavano e alle Chiese che avrebbero incarnato.

È anche importante rilevare che san Giacomo e san Giovanni erano fratelli di sangue, il che esprime lo stretto legame che unirà i loro modelli apparentemente antitetici. Il loro modo di essere era appassionato e ardente, non per niente erano Figli del Tuono, Boanerges (Mc 3,13-17) e di una madre che osò chiedere allo stesso Cristo le cariche più importanti nel Regno (Mt 20, 20-23; Mc 10, 35-40). Il loro impegno li porterà ad accettare senza esitazione il Calice offerto da Gesù Cristo e il loro zelo si spingerà fino a chiedere la distruzione degli inospitali samaritani facendo scendere un fuoco dal Cielo (Lc 9,51-56). Tuttavia, questo fuoco della Fede si manifesta in direzioni opposte.

L’apostolo Giacomo lo dimostra con il suo zelo missionario predicando il Vangelo fino al limite dell’orbe conosciuto, per portare la Salvezza fino agli estremi confini della Terra, e fare ritorno a Gerusalemme per essere il primo a testimoniare Cristo con il suo sangue. In lui possiamo vedere il destino del cristianesimo occidentale, rivolto all’azione e all’evangelizzazione delle nazioni e delle genti.

L’apostolo san Giovanni dimostra invece nel suo Vangelo, nelle sue Lettere e nell’Apocalisse l’ardore contemplativo e il volo d’aquila verso le altezze divine. Sarà l’ultimo a lasciare questo mondo, il più grande martirio di un’anima mistica. In essa possiamo osservare il destino del cristianesimo orientale, rivolto alla contemplazione e alla partecipazione ai misteri divini.

E in mezzo a loro troviamo san Pietro, scaltro, energico, testardo e pragmatico. Un romano nel corpo di un ebreo, un mistico per il quale Dio è anche nel quotidiano e un razionale per il quale lo scopo dell’attività missionaria è che tutti giungano alla conoscenza della Verità.

Sebbene ogni Cristianità abbia un tratto predominante, non potrebbe sopravvivere senza avere un misticismo come quello spagnolo o renano in Occidente, e una grande attività missionaria in Oriente, come dimostra la conversione degli slavi. Escludendo una delle due, Roma non riuscirebbe a trovare l’equilibrio senza cadere in una multinazionale religiosa o in un lamaismo (nel senso di Dalai Lama) papale.

La catastrofe dello Scisma d’Oriente.

Il grande Scisma del 1054 separò la Cristianità orientale da Roma e dalla Cristianità occidentale. Sebbene l’isolamento orientale fosse iniziato prima, lo scisma causò la pietrificazione di questa Chiesa in un’atonia senza tempo e paralizzante. Le conseguenze in Occidente le vediamo e soffriamo quotidianamente con il volontarismo, il cui culmine è la Devotio moderna, e le migliaia di cause temporali in cui è coinvolta la Chiesa attuale, sia per interesse sia per convinzione. Senza il contrappeso dell’Oriente, la sede petrina è incline a rafforzare queste tendenze con la sua autorità e a diventare mondana, cadendo nella tentazione di diventare una potenza politica e sociale sotto il manto della religione. Papa Francesco è il culmine delle tendenze dell’Occidente e di Roma, portate al parossismo. L’attuale Ortodossia porta invece al parossismo la sacralizzazione di ogni ordine ecclesiastico, rituale, civile e nazionale di ogni chiesa autocefala, fino a considerarli sub specie aeternitatis, perdendo la visione della Chiesa universale e la libertà dei Figli di Dio.

La restaurazione della Chiesa universale.

Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada. Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!» (Esodo, 17:11-14).

In questo brano dell’Esodo la Scrittura ci offre la chiave di lettura. Mosè (Roma), condottiero e legislatore, siede sulla Cattedra costruita sulla Pietra, mentre è sorretto dal sacerdote Aronne (Oriente) e dal compagno di Mosè, Hur (Occidente). Quando, venendogli meno le forze, abbassava un braccio, gli eserciti di Dio perdevano, e quando le portava insieme verso il Cielo, vincevano. Quando la Chiesa si bilancia, formando la Croce e raggiungendo la totalità, i cristiani possono vincere tutte le battaglie di questo mondo, specialmente quelle spirituali.

Dobbiamo riconoscer reciprocamente ciò che è tipico degli altri, perché in questo modo ciascuno ritroverà la sua vera essenza di membro di una Chiesa universale e la sua funzione nella Comunione della Fede. Oriente per Occidente, e viceversa, è una necessità per ritornare a ciò che siamo e sanare le ferite e le tentazioni di ciascuna parte.

E chi è Giosuè? San Paolo apostolo, ebreo di lingua greca, evangelizzatore di Spagna e cittadino romano d’Oriente, modello di cristiano contemplativo e zelante evangelizzatore, governatore di decine di chiese e sempre sottomesso a san Pietro e agli altri due apostoli con umile e vera lealtà.

[1] Qualcuno potrebbe obiettar che questo Giacomo non era il Maggiore ma Alfeo, tuttavia mettendo in relazione la Lettera ai Galati con gli Atti degli Apostoli si vede che l’incontro privato di Paolo e Barnaba si è avuto alla presenza di san Giacomo il Maggiore a Gerusalemme, dove avrebbe incontrato il martirio per mano di Erode Agrippa, così come racconta l’evangelista san Luca. In questo caso assumerebbero tutto il loro significato l’espressione di san Paolo e i testi evangelici che sottolineano l’importanza di san Pietro e dei figli di Zebedeo. Riassunto dei fatti: At 11, 27-30 (missione di san Paolo e san Barnaba a Gerusalemme); Gl. 2,9-10 (incontro privato con gli apostoli); At. 12, 2-3 (martirio di san Giacomo il Maggiore); At. 12, 24-25 (ritorno di san Paolo e san Barnaba ad Antiochia); At. 13, 1-28 (primo viaggio apostolico di san Paolo); Gl. 2, 11-14 e At. 15, 1-3 (incidente di Antiochia tra san Pietro e san Paolo e controversie sulla Legge di Mosè); Scrittura della Lettera ai Galati con l’ammonimento sulle controversie e Concilio di Gerusalemme (At 15, 5-29).

Fonte: caminante-wandere.blogspot.com

Titolo originale: Las Tres Iglesias: S. Pedro, Santiago y S. Juan

Traduzione di Valentina Lazzari

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