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Perché abbiamo più che mai bisogno della metafisica

di John Horvat

Questi sono tempi antimetafisici. La maggior parte delle persone non se ne rendono conto perché non sanno nulla di metafisica e di come essa influisce sulle loro vite. Tuttavia, rifiutare la metafisica ha conseguenze tragiche per gli individui e la società in generale.

Un mondo antimetafisico dà origine a individui che non riescono a riflettere profondamente sulle cose, sfiorando appena la superficie della vita. Tali abitudini portano poi a non avere certezze, convinzioni e principi.

Anche la società ne soffre, perché non ci può essere unità quando non ci sono certezze, convinzioni e principi. Quando questo fenomeno avanza, si verifica la polarizzazione, perché le persone non riescono più a capire le cose che potrebbero unirle.

Come definire la metafisica

La metafisica che manca all’America non dovrebbe essere qualcosa di complicato, ci vorrebbe soltanto che si affrontasse la nozione fondamentale delle cose. La metafisica è la scienza che determina la vera natura delle realtà, permettendo così alle persone di percepire il significato, la struttura e i principi di qualsiasi cosa esistente. Con questo fondamento, è facile stabilire certezze e quindi facilitare l’unità e la comunicazione.

Senza rendersene conto, il bambino innocente esplora costantemente le frontiere della metafisica nella ricerca di conoscere il mondo. Nel corso della vita, le persone virtuose affinano le loro nozioni della realtà e agiscono di conseguenza.

La chiave consiste nel conoscere le cose come sono. Per esempio, un concetto metafisico di libro sarebbe quello di considerarlo come un insieme rilegato di fogli di carta scritti o stampati. Applicando questo concetto alla vita quotidiana, la persona classifica come libro tutto ciò che è conforme a questa nozione generale. Qualsiasi discussione su un libro al di fuori di questa idea porta all’assurdo e al distacco dalla realtà.

Quando si rimane all’interno di questa nozione di ciò che è un libro, si può immaginare e produrre un’immensa varietà di libri, dai magnifici e splendidi libri ai libri banali; libri grandi, regolari e in miniatura; libri da sfogliare e libri non appetibili; libri rari, nuovi e usati. Così, la metafisica è il fondamento della logica, della discussione e del dibattito. Rende possibile il progresso ancorando le nozioni delle cose alla realtà. Permette all’immaginazione creativa di svilupparsi anche se ci tiene lontani da pericolose fantasie scollegate dalla realtà. Togli la metafisica e non ci sarà una comprensione comune che possa permettere la comunicazione. E ciò pone le basi per il caos.

Il mondo moderno ha da tempo un problema con la metafisica. Infatti, la modernità cerca di dominare la natura, non di capirla. Vuole piegare la natura alla volontà dell’umanità. I suoi filosofi hanno visto le definizioni e le categorie metafisiche come restrittive e tendono a minimizzarle. L’uomo moderno delle società industriali ha limitato la sua comprensione delle cose a ciò che aiuta a dominare la natura. Tutto ciò che è più profondo viene liquidato come irrilevante. La volontà di dominio porta al desiderio di determinare le cose in base alla soggettività personale.

La postmodernità distrugge la metafisica

La postmodernità iniziata negli anni sessanta ha cambiato tutto. Se la modernità dominava la natura, la postmodernità l’annienta. I suoi filosofi non rispettano né regole né limiti. Essi “decostruiscono” ogni narrazione e verità storica in modo che, abbattendole, non sopravviva nessun insieme coerente.

La postmodernità annienta la metafisica perché non riconosce la natura di nulla. Anzi, essa celebra l’assurdità. Così, la nozione di “libro” può diventare qualsiasi cosa una persona determini che sia, anche se è un lampione. Un uomo non è un uomo ma un qualcosa che può essere determinato dal pronome preferito. Niente può essere conosciuto con certezza.

Così, la cultura popolare riflette una società non ancorata alla realtà e alle certezze, dove tutto è possibile. In un mondo così, l’immaginazione sfrenata regna. Le cose più bizzarre possono essere chiamate arte o musica. Dove l’assurdità troneggia, l’unità diventa impossibile.

Niente da condividere né da amare

Sant’Agostino una volta definì un popolo come “una moltitudine di esseri razionali uniti dall’accordo di condividere le cose che amano”. Finché le persone possono concordare che le cose da amare rispondo a nozioni oggettive, una società unita è possibile. Le persone potrebbero essere in disaccordo sull’espressione delle cose amate. Potrebbero anche andare avanti nell’unità proponendo manifestazioni più sublimi di tali cose. Le società costituite in questo modo possono progredire.

La società liberale moderna ha accettato di condividere le cose nei modi più superficiali in modo da fare spazio al suo profondo individualismo e al progresso industriale. Ahimè, almeno i liberali classici erano d’accordo che ci fossero cose condivisibili… e che fossero cose. La postmodernità distrugge la società perché non crede che le cose abbiano nature determinate. Pertanto, non c’è niente da condividere o da amare. C’è solo lo scontro caotico di percezioni soggettive improntate a passioni sfrenate.

Quando le percezioni non sono ancorate alla metafisica, nulla può essere definito. Società di quel genere cadono a pezzi. Un mondo antimetafisico è incomprensibile e inospitale.

La caduta nell’assurdo

La marcia verso l’assurdo si sta sviluppando da tempo. Il rifiuto di riconoscere la natura delle cose deriva dal mancato riconoscimento di una causa divina e intelligente. Quando la modernità si è staccata da Dio e dalla sua Provvidenza, ha colpito il cuore della vera metafisica. La scienza ha dominato la natura e gradualmente ha detronizzato il Dio della natura.

Senza Dio, Creatore di tutte le cose, diventa impossibile capirne la natura, la ragione e lo scopo nell’ordine dell’universo. La creazione ha senso solo alla luce del Creatore.

Il processo di decostruzione e annientamento della postmodernità sta raggiungendo la sua fine con il rifiuto e persino l’odio del Creatore e dell’ordine che ha stabilito nell’universo, raggiungendo un punto di non ritorno.

La metafisica ieri e oggi

La civiltà cristiana fu un’epoca di metafisica. Le persone capivano la natura delle cose perché vedevano il Creatore riflesso nella sua creazione e desideravano conoscerlo meglio attraverso le sue opere. Inoltre, percepivano la società umana come parte integrante di un universo divinamente ordinato e posizionato nel tempo. La saggezza della Provvidenza di Dio governava questo universo, spesso attraverso cause secondarie. Soprattutto, Dio era il punto supremo di unità, amato e condiviso dai popoli.

Oggi i problemi della società non possono essere ridotti a crisi economiche, politiche o persino culturali. Soprattutto, c’è una crisi metafisica che mina le certezze, i principi e il senso. Menti e società frammentate ne sono il risultato.

Man mano che l’attuale società raggiungerà le sue ultime fasi di decadenza, il prezzo della negazione della realtà si rivelerà sempre più grande, risvegliandoci dalla follia e dalla catastrofe. Una crisi metafisica di vaste proporzioni attende un mondo che a suo rischio e pericolo ha ignorato a lungo le questioni esistenziali.

Così, ci deve essere un ritorno all’ordine ristabilendo la metafisica che ci permetta di conoscere la natura delle cose. Dio Creatore sarà allora riconosciuto e le persone condivideranno di nuovo le cose che amano. Questo renderà la società ancora una volta unita e ci sarà pace.

Fontetfp.org

Traduzione a cura di Tradizione Famiglia Proprietà Italia

 

Aldo Maria Valli:
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