“Vangeli, pellegrinaggi, astronomia: ecco tutti gli elementi per stabilire la data di nascita di Gesù”

Cari amici di Duc in altum, poiché il contributo che vi ho proposto (qui) sui più recenti studi per stabilire l’anno di nascita di Gesù ha riscosso grande successo, ho pensato di pubblicare anche la versione integrale dell’intervista di Edward Pentin al professor De Caro del Cnr. Questa versione mi è stata messa a disposizione dallo stesso Edward Pentin, che ringrazio di cuore. Ho suddiviso il testo, piuttosto corposo, in diverse puntate, ed ecco qui la prima.

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Professor De Caro, le sue ricerche hanno dimostrato che esistono validi motivi storici, di calendario e astronomici per collocare la Natività alla fine dell’inverno di 1 a.C. Può spiegarci come è giunto a questa conclusione empirica?

Il risultato dei miei studi sulla cronologia della vita di Gesù è il risultato di una fruttuosa collaborazione con il professor Fernando La Greca, del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università degli studi di Salerno. Il motivo principale per cui sono stati scritti i Vangeli non è quello di una ricostruzione storica degli avvenimenti accaduti nella vita di Gesù. Ciononostante, essi contengono informazioni cronologiche molto vincolanti. Si pensi, ad esempio, alla nascita di Gesù all’inizio dell’inverno. Come si può dedurre questo dato direttamente dai Vangeli canonici?

A ben pensarci l’annotazione cronologica riportata nel vangelo lucano che Elisabetta era incinta nel sesto mese, al momento dell’Annunciazione, se è correlata con la cadenza temporale delle feste di pellegrinaggio a Gerusalemme, diventa molto vincolante sul possibile periodo dell’anno in cui sarebbe poi nato Gesù. Infatti, i tre pellegrinaggi avvenivano a Pasqua, alla Pentecoste (50 giorni dopo la Pasqua) e ai Tabernacoli (sei mesi dopo la Pasqua). Pertanto il massimo periodo che poteva intercorrere tra due pellegrinaggi successivi era di sei mesi, dai Tabernacoli alla Pasqua seguente, nel caso di anni di dodici mesi, o di sette mesi nel caso di anni embolismici, che erano di tredici mesi. Luca annota come Giuseppe e Maria fossero ligi nel rispetto della legge mosaica (cf. Lc 2,41), che richiedeva il pellegrinaggio a Gerusalemme nelle tre festività prima ricordate.

Pertanto è del tutto plausibile ipotizzare che se tra l’annuncio dell’angelo a Zaccaria e l’Annunciazione ci fosse stata una festa di pellegrinaggio, Giuseppe sarebbe andato a Gerusalemme e avrebbe già saputo dal sacerdote Zaccaria della inaspettata gravidanza di sua moglie Elisabetta, parente di Maria, poiché era molto avanti negli anni. Una notizia così importante non poteva essere taciuta. Poiché Maria, al momento dell’Annunciazione, non sapeva della gravidanza di Elisabetta, se ne deduce, necessariamente, che per un periodo di almeno cinque mesi prima di quel momento non c’erano stati pellegrinaggi, poiché Elisabetta era già nel sesto mese di gravidanza. Se, ad esempio, tre mesi prima dell’Annunciazione ci fosse stato un pellegrinaggio, Zaccaria e Giuseppe si sarebbero già incontrati a Gerusalemme e, di ritorno a Nazaret, Maria sarebbe già stata informata della gravidanza dell’anziana parente. Al momento dell’Annunciazione, invece, Maria non sapeva nulla.

Almeno questo è quanto sembra emergere dal racconto lucano, poiché la notizia dell’angelo. circa la gravidanza di Elisabetta sembra essere del tutto inaspettata per Maria. Tutto ciò implica che l’Annunciazione dovrebbe essere avvenuta almeno cinque mesi dopo una festa di pellegrinaggio. Poiché gli intervalli tra la Pasqua e la Pentecoste, e tra quest’ultima e i Tabernacoli sono inferiori ai cinque mesi, ne consegue che il periodo in cui porre l’Annunciazione è quello che intercorre tra i Tabernacoli e la Pasqua, e che la visita dell’angelo a Maria debba cadere necessariamente molto vicina e poco prima della Pasqua. La Pasqua ebraica dava inizio all’anno liturgico e cadeva nel primo plenilunio di primavera, normalmente a fine marzo, inizio aprile. Se aggiungiamo i nove mesi della durata di una gravidanza arriviamo a fine dicembre, inizio gennaio. Conseguentemente la Natività potrebbe effettivamente essere avvenuta proprio nel periodo dell’anno tramandato nei secoli dalla Tradizione delle Chiese d’Occidente e d’Oriente.

Per quanto riguarda l’anno di nascita di Gesù c’è una lunga tradizione patristica che converge verso la datazione convenzionale dell’inizio dell’era cristiana. A partire, però, dagli studi di E. Schürer di fine 1800, l’opinione di molti storici è cambiata. Infatti, i Vangeli (cfr. Mt 2,1ss) ci raccontano della cosiddetta strage degli Innocenti, voluta da Erode il Grande, nel tentativo di sopprimere Gesù appena nato. Erode, dunque, doveva essere ancora in vita nell’anno in cui Gesù è nato. Poiché, secondo lo storico Giuseppe Flavio, Erode il Grande sarebbe morto dopo un’eclisse di luna visibile da Gerusalemme, l’Astronomia diventa utile per datare la sua morte e, di conseguenza, l’anno di nascita di Gesù. E. Schürer, che non era un astronomo, cercando negli almanacchi astronomici del suo tempo, trovò un’eclisse di luna, visibile da Gerusalemme nel marzo del 4 a.C. Da questo dato astronomico e da altre considerazioni storiche Schürer dedusse la data della sua morte di Erode nel 4 a.C. Da allora è stato messo in dubbio il calcolo dell’inizio dell’era cristiana fatto, circa 14 secoli fa, da Dionigi il Piccolo e oggi si ritiene che la nascita di Gesù debba porsi almeno nel 5 a.C.

Però, un’analisi astronomica accurata delle possibili eclissi lunari associabili alla morte di Erode il Grande – oggi possibile grazie agli studi dell’astronomo B. E. Schaefer e ad una descrizione più dettagliata dei meccanismi fisici che limitano la visibilità ad occhio nudo di tali fenomeni astronomici – mostra che l’eclisse del 4 a.C. avrebbe avuto una bassissima probabilità di essere notata da eventuali osservatori. All’inizio del 1900, quando Schürer condusse le sue ricerche, non si sapeva che un’eclissi parziale come quella del 4 a.C. non sarebbe stata visibile a occhio nudo, ma che avrebbe richiesto almeno l’uso di un cannocchiale, sviluppato soltanto nel 1610 da galileo Galilei La non visibilità ad occhio nudo dell’eclissi lunare del 4 a.C. è stata dimostrata solo negli anni 1990. Purtroppo gli storici contemporanei, pur avendo un maggiore accesso dei colleghi del passato alle scoperte di altre discipline – specie quelle scientifiche -, non sempre accedono a questi studi, in questo caso astronomici, e rimangono ancorati a risultati di ricerche che risalgono a più di un secolo fa e che, oggi, potrebbero anche essere considerati superati.

In definitiva, in base alla più accurata analisi oggi possibile della visibilità ad occhio nudo delle eclissi lunari, la ricerca di una di essa realmente visibile nella Giudea di duemila anni fa, posta in relazione ad altri elementi cronologici e storici deducibili dagli scritti di Giuseppe Flavio e dalla Storia Romana, porta ad un’unica soluzione possibile, ossia ad una datazione della morte di Erode il Grande avvenuta nel 2-3 d.C., compatibile con l’inizio convenzionale dell’era cristiana, cioè con la Natività avvenuta alla fine dell’anno 1 a.C.

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Per saperne di più:

La Greca e L. De Caro, La datazione della morte di Erode e l’inizio dell’Era Cristiana, Annales Theologici 33 (2019), 11-54:

https://www.ifpress-ecommerce.com/ojs/index.php/ATh/article/view/353

L. De Caro e F. La Greca, “La datazione dell’inizio dell’Era Cristiana“, in Ottaviano Augusto un filosofo in politica. Studi sul Principato e sull’inizio dell’Era Cristiana, a cura di F. La Greca, Licosia Edizioni, Ogliastro Cilento (SA), 2020, pp. 95-255: https://www.amazon.it/OTTAVIANO-AUGUSTO-FILOSOFO-POLITICA/dp/B089M54WYT/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1606663819&sr=8-1

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