Caso Orlandi / Capaldo: “Ho avuto incontri con due emissari vaticani”. Laura Sgrò: “Persi cinque anni per approfondire questi fatti gravissimi. Qualcuno dovrà assumersene la responsabilità”

“Ho avuto due incontri, con due esponenti importanti del Vaticano nel periodo di papa Ratzinger, che mi avevano dato disponibilità a rivelare dove fosse il corpo di Emanuela”.

Questa la rivelazione fatta dall’ex procuratore Giancarlo Capaldo, coordinatore dell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e fino al 2012 responsabile della Direzione distrettuale antimafia di Roma, sul caso della quindicenne cittadina vaticana svanita nel nulla il 22 giugno 1983 e mai più ritrovata.

Ospitato da Andrea Purgatori nella trasmissione Atlantide, in onda su La7, Capaldo è tornato con il ricordo al 2012, durante il pontificato di Benedetto XVI, quando una segnalazione anonima fece scoprire nella basilica di Sant’Apollinare, a due passi da piazza Navona e dal luogo in cui Emanuela studiava e fu vista per l’ultima volta, una tomba in cui era sepolto Renatino De Pedis, noto come il boss della Banda della Magliana, ucciso a Roma il 2 febbraio 1990, ovvero colui che aveva fatto della banda una sorta di servizio a disposizione di poteri occulti della politica, della finanza e della Chiesa.

Capaldo, che nel 2012 occupava il posto di reggente della Procura di Roma, racconta: “Chiesero di conferire con me due personaggi del Vaticano, importanti in quel momento, per chiedere la riesumazione del corpo di De Pedis ed eliminare dalla basilica un cadavere troppo ingombrante”, motivo di imbarazzo e discredito per la Chiesa, considerato che è quanto meno strano che un esponente della malavita sia sepolto in una importante basilica romana.

Parlando con i due esponenti vaticani, Capaldo fece presente che la famiglia Orlandi, dopo tanti anni, avrebbe avuto il diritto di ritrovare la pace, venendo finalmente a conoscenza della sorte di Emanuela, e i due, a sorpresa, “presero atto del mio punto di vista e si riservarono di sentire alcune persone più in alto nella gerarchia e di darmi una risposta”. Risposta che arrivò qualche settimana dopo e fu positiva: “La disponibilità era quella di mettere a disposizione ogni loro conoscenza e indicazione per arrivare” a ritrovare il corpo di Emanuela.

Ma perché la trattativa non diede il risultato sperato? Spiega Capaldo: “Io termino la mia reggenza perché a capo della Procura viene nominato Giuseppe Pignatone e dall’altra parte, in Vaticano, si iniziano una serie di grandi manovre o di scontri sotterranei, come è costume probabilmente in quel contesto, intorno a papa Ratzinger. E sappiamo che poi papa Ratzinger da lì a un anno neppure si dimetterà”.

Dichiarazioni che hanno provocato la reazione sdegnata del successore di Capaldo in Procura, Giuseppe Pignatone (dall’ottobre 2019 presidente del tribunale dello Stato della Città del Vaticano), il quale scrive al Corriere della sera: “Il dottor Capaldo non ha mai detto nulla, come invece avrebbe dovuto, delle sue asserite interlocuzioni con ‘emissari’ del Vaticano alle colleghe titolari, insieme a lui, del procedimento. Nulla in proposito egli ha mai detto neanche a me, che pure, dopo avere assunto l’incarico di procuratore della Repubblica (19 marzo 2012), gli avevo chiesto di essere informato dettagliatamente del caso Orlandi”.

Capaldo, che si è detto disponibile a essere sentito dalle autorità vaticane se venisse chiamato, ha fatto le nuove rivelazioni in occasione dell’uscita del suo romanzo La ragazza scomparsa, una vicenda che si ispira chiaramente alla vicenda di Emanuela Orlandi.

Di tutto questo parliamo con l’avvocato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, da anni impegnata nel tentativo di far luce su un caso che torna periodicamente alla ribalta ma rispetto al quale ancora non si è riusciti a raggiungere la verità.

Avvocato Sgrò, il dottor Capaldo si è detto disponibile a testimoniare in merito agli incontri che sostiene di aver avuto con esponenti del Vaticano per il ritrovamento del corpo di Emanuela. “Se fossi convocato nell’ambito di un’attività giudiziaria seria, direi chi sono queste persone, se erano presenti altri oltre a me e a queste due persone e se il colloquio è stato registrato. A queste tre domande io risponderò soltanto a chi ha il titolo per chiedermelo”. Lei ritiene che il Vaticano farà un passo in questa direzione?

Francamente me lo auguro, e questo è quello che dovrebbe avvenire, anche se mi rendo conto della difficoltà che comporta per l’ufficio del Promotore di giustizia convocare il dottor Giancarlo Capaldo. Infatti, come lei ha giustamente ricordato, il dottor Capaldo sostiene che le indagini sulla scomparsa di Emanuela furono prima avocate e poi chiuse dal dottor Giuseppe Pignatone, allora capo della Procura di Roma e adesso presidente del Tribunale vaticano. Parlare di conflitto di interessi a me in questo momento pare pure riduttivo. Va detto, però, che in questo pasticcio le autorità vaticane si sono cacciate da sole, visto che io chiesi alla procura vaticana di interrogare il dottor Capaldo su questi stessi fatti già nel 2017, quando presidente del Tribunale vaticano era il compianto professor Giuseppe Dalla Torre. Poi, negli anni seguenti, ho riproposto la questione altre volte, ben prima dell’arrivo del dottor Pignatone oltretevere, ma mi pare chiaro, per come sono andate le cose, che non vi sia stato nessun interesse ad approfondire questa vicenda.

Lei ha detto di aver fatto presente questa vicenda in Vaticano almeno tre volte, nel 2017, nel 2019 e pochi giorni fa, dopo le affermazioni di Giancarlo Capaldo. Quali sono stati i suoi passi e quali i risultati ottenuti?

I fatti adesso affermati da Capaldo sono stati il quid novi che mi ha consentito di presentare la prima denuncia di scomparsa di Emanuela nel 2017 presso le autorità vaticane. Di questa presunta trattativa aveva parlato Roberto Faenza nella scena finale del suo film La verità sta in cielo uscito nel 2016, alla cui sceneggiatura relativamente a questo episodio in qualche modo avevano collaborato anche il dottor Capaldo nonché, nel 2017, nel suo libro Peccato originale, Gianluigi Nuzzi, il quale aveva narrato dettagliatamente l’incontro tra il magistrato e gli emissari vaticani. Aggiungo che lo stesso Pietro Orlandi, come ha detto nella trasmissione Atlantide, aveva ricevuto confidenze a riguardo da Capaldo. Ebbene, nonostante la gravità di questo presunto avvenimento, mai smentito da Capaldo né tantomeno dalla Santa Sede, e la mediaticità con cui era stato posto all’attenzione pubblica (un film, un libro tradotto in molte lingue, pesanti dichiarazioni di Pietro Orlandi sui media fino alle mie molteplici attività in questo senso) l’ufficio del Promotore di giustizia non ha mai ritenuto di dover fare chiarezza su questi avvenimenti, neppure al solo fine della tutela del buon nome della Santa Sede. Come se fosse normale che due emissari vaticani abbiano fatto intendere a un magistrato di sapere dove siano i resti della povera Emanuela! Abbiamo perso quasi cinque anni per approfondire questi fatti gravissimi. Qualcuno dovrà prendersene la responsabilità e darne conto alla famiglia Orlandi.

Lei avvocato Sgrò si è rivolta non solo alle autorità vaticane, affinché il dottor Capaldo sia ascoltato, ma anche al Consiglio superiore della magistratura, con un’istanza nella quale chiede di verificare se la trattativa tra Capaldo e gli emissari vaticani c’è stata, quali sono i magistrati coinvolti e se vi sono delle responsabilità. Ha ricevuto risposta dal Csm?

Il Csm ha aperto un procedimento, è un primo passo. La famiglia Orlandi, tuttavia, vuole giustamente andare fino in fondo a questa storia, per cui quella di fronte al Csm non sarà l’unica iniziativa che intende intraprendere. Galileo Galilei ha detto: “Chi non conosce la verità è sciocco, ma chi, pur conoscendola, la chiama menzogna, è un criminale”. E ai criminali di Galileo dico che è adesso il momento per redimersi.

 

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