Ingresso libero con obbligo di green pass. Ovvero della nostra libertà vigilata

Cammino per le strade della città e noto un manifesto che, annunciando un concerto di Natale, dice: “Ingresso libero con obbligo di green pass”.

Ovviamente gli organizzatori non hanno fatto altro che attenersi alle norme vigenti, e non è certamente mia intenzione biasimarli. E, altrettanto ovviamente, con l’espressione “ingresso libero” hanno voluto semplicemente precisare che non c’è un biglietto da pagare. Tuttavia, nell’insieme, l’avviso non può che strappare un amaro sorriso, perché involontariamente, ma efficacemente, sintetizza l’idea di libertà che si sta imponendo: una libertà condizionata. Una libertà giustamente e doverosamente condizionata, pensa ormai la maggioranza dei cittadini, perché c’è di mezzo la salute, il bene supremo.

Chi ha scritto quell’avviso forse non ne ha colto la sfumatura ossimorica. Sta di fatto che ha prodotto una sintesi formidabile.

Ho parlato prima di libertà condizionata, ma la nostra è anche, ormai, una libertà vigilata. In un certo senso siamo assimilati al condannato affidato alla pubblica sicurezza e dunque sorvegliato. Più che titolari di diritti stiamo diventando beneficiari di concessioni. Infatti, come mi è capitato di osservare altre volte, ormai l’idea prevalente non è più quella tipica di una democrazia liberale, e cioè che nella vita sociale è consentito tutto tranne ciò che è espressamente vietato, ma è quella tipica di un regime totalitario, per cui è vietato tutto tranne ciò che è espressamente consentito.

Mi viene anche in mente un pensiero di Carl Schmitt, tratto dal suo Dialogo sul potere: “Perché gli uomini approvano il potere? In alcuni casi per fiducia, in altri per timore, talvolta per speranza o disperazione. Comunque cercano sempre protezione e si aspettano questa protezione dal potere”. In quale misura e in quali circostanze il potere camuffi sotto le sembianze di “protezione” ciò che è il suo tornaconto è questione sulla quale ogni uomo libero dovrebbe interrogarsi. Ma come stare a filosofeggiare su certe sottigliezze quando c’è di mezzo la salute?

Mi viene anche in mente Étienne de La Boétie, che nel suo più che mai attuale Discorso sulla servitù volontaria (correva l’anno 1549 e il filosofo era ventenne) osserva che spesso il potere non ha nemmeno bisogno di imporsi perché è il popolo stesso che si fa servo e che, potendo scegliere tra servitù e libertà, si sottomette al giogo. E lo fa proprio in cambio della protezione.

Ma, di nuovo, è evidente che qui stiamo filosofeggiando e che certe annotazioni possono volteggiare, come inutili bolle di sapone, soltanto nel cervello ormai fuori uso di un vecchio laureato in scienze politiche, mentre l’importante è che ci sia la salute. Dunque, che il popolo vada contento, e senza farsi troppi problemi, ai concerti di Natale: “Ingresso libero con obbligo di green pass”.

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT65V0200805261000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1B80
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!