Dove cibo e fede si incontrano

Cari amici di Duc in altum, cibo e banchetti fanno parte integrante del clima natalizio. E hanno, sotto molti aspetti, una dimensione liturgica, come ci ricorda  Ann Schneible in questo articolo di cui vi propongo una riduzione in italiano. Con un pensiero grato a tutte le persone che in questi giorni si dedicano all’arte del cucinare.

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Il periodo natalizio è caratterizzato dalla degustazione di dolci, vino e appetitosi piatti invernali. Le tradizioni culinarie del Natale servono anche a unirci più strettamente alla vita liturgica della Chiesa.

“Il cibo richiama naturalmente l’Eucaristia”, dice Emily Stimpson Chapman, autrice cattolica di numerosi libri, tra cui The Catholic Table: Finding Joy Where Food and Faith Meet. “Quando ci sediamo al tavolo della nostra cucina o della sala da pranzo con amici e familiari, stiamo sperimentando un assaggio di ciò che viviamo nella Santa Comunione all’interno della Chiesa”.

Ci sono numerosi paralleli tra il consumo di un pasto e la ricezione della Santa Eucaristia, spiega Chapman. Così come il cibo nutre, guarisce, fa crescere e costruisce legami tra amici e familiari, allo stesso modo l’Eucaristia ci guarisce, ci nutre spiritualmente e ci aiuta a crescere nella grazia. Se il cibo ci tiene in vita fisicamente, l’Eucaristia ci mantiene vivi spiritualmente, attirandoci nel Corpo di Cristo e formandoci alla Comunione ultima. Mangiare “è un atto naturale che ha sfumature sacre” e “grazie a ciò che ci mostra e prefigura, ci aiuta a capire cosa fa l’Eucaristia nei nostri corpi, nelle nostre anime, nelle nostre comunità”.

“Sia il cibo sia le bevande sono doni di Dio che devono essere consumati con gratitudine e moderazione”, dice Michael Foley, autore cattolico di Drinking With the Saints , Drinking With St. Nick: Christmas Cocktails for Sinners and Saints. “Entrambi sono segni sacramentali (con le s minuscole) che ci ricordano la bontà e la generosità di Dio, ed entrambi, se usati bene, favoriscono sia la salute fisica per noi stessi sia la comunione spirituale degli uni con gli altri”. Il vino, in particolare, “gode di un certo privilegio nell’immaginario cattolico perché è la materia che diventa il Preziosissimo Sangue durante la Consacrazione”. Tuttavia, anche la birra ha un posto nella storia della Chiesa, tanto che c’è un antio rito di benedizione di questa bevanda.

“La persona umana è fatta per la liturgia”, dice Stimpson Chapman. “Siamo fatti per la routine, il ritmo e le stagioni. Nella ripetizione e nella familiarità, arriviamo a conoscere noi stessi e gli altri. Quando creiamo modelli, un’abitudine, è come se stessimo creando mini-liturgie nella nostra casa. E più profondamente riusciamo a entrare in quelle liturgie, più pienamente possiamo entrare nelle liturgie della Chiesa, perché le comprendiamo meglio”.

Anche i canti natalizi possono riflettere questo modello domestico, specie se eseguiti in compagnia in una casa accogliente.

Una risorsa pratica per aiutarci a entrare nella liturgia domestica è Theology of Home, un sito web dedicato a incoraggiare la contemplazione di Cristo e dell’eterno dentro casa  Gestito dalle autrici cattoliche Carrie Gress e Noelle Mering, questo mese il sito ha pubblicato ricette, idee decorative e riflessioni per ispirare una partecipazione più profonda al periodo dell’Avvento.

L’atto stesso di intrattenere e cucinare, spiega Chapman, ha “paralleli naturali” che “ci aiutano a capire il significato soprannaturale” dei sacrifici coinvolti: il sacrificio di tempo, denaro e dono di sé. “Cucinare, in un certo senso, è proprio fare quello che fa Gesù quando offre il pane e il vino”. Certo, nessuno vuoile paragonare il sacrificio di un cuoco a quello di Nostro Signore, ma certamente con il cucinare mostriamo il nostro amore per le persone che nutriamo.

Coloro che non hanno tempo o capacità o mezzi per cucinare possono comunque dare una mano. “Proprio come nella liturgia, anche in cucina ci sono molti ruoli diversi. Se una Messa ha il sacerdote, i servitori, il coro, la congregazione e ognuno ha un ruolo importante, lo stesso è in cucina. Anche se non sei il cuoco, puoi aiutare: lavare i piatti, apparecchiare o anche solo essere un ospite riconoscente che fa i complimenti a chi ha cucinato”.

Il fatto che il piacere del cibo e delle bevande svolga un ruolo così significativo nella nostra tradizione è radicato nel piano di Dio per la nostra umanità. “Dio ci ha fatto mangiare”, dice Chapman. “Avrebbe potuto farci in modo che non avessimo bisogno di mangiare, invece ci ha voluti così. Avrebbe potuto fare in modo che anche il cibo sapesse di terra, ma non l’ha fatto. L’ha reso delizioso. Ha preparato questa enorme varietà di cibi e ha fatto in modo che dobbiamo mangiare più volte al giorno. Dobbiamo quindi imparare a rallentare, gustare e stare insieme, così da abbracciare, attraverso la bontà del cibo, il piano di Dio che ci nutre. Dio vuole che ci divertiamo a mangiare. Vuole che ringraziamo per il cibo. Vuole che mangiamo con gli altri. Vuole che mangiamo cibo che ci nutre, ma che ci porta anche gioia”.

Fonte: ncregister.com

 

 

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