Il nuovo telescopio spaziale e i religiosi che studiano il possibile impatto sull’uomo della scoperta di vita aliena

Il giorno di Natale è stato lanciato dalla Guyana francese, su un razzo Ariane 5, il James Webb Space Telescope (JWST), il telescopio spaziale più grande e potente mai realizzato, progettato per migliorare le nostre conoscenze dell’universo.

A una distanza dalla Terra mai raggiunta prima, il telescopio osserverà il cosmo in modo del tutto nuovo, con capacità superiori rispetto a quelle di Hubble e degli altri grandi telescopi spaziali lanciati finora.

Uno degli scopi della missione è confermare l’esistenza di pianeti all’esterno del nostro sistema solare, cercarne di nuovi ed esaminarne alcuni per trovare possibili indizi sull’eventuale presenza di elementi che qui da noi sono associati alla vita.

Numerosi i gruppi di ricerca che hanno prenotato il telescopio per studiare una sessantina di questi pianeti (esopianeti), tra i quali i sette che orbitano attorno a Trappist-1, una nana rossa, ovvero una stella più piccola e fredda del Sole, che si trova a quarant’anni luce dalla Terra. Secondo gli studiosi, tre di questi esopianeti potrebbero avere acqua sulla loro superficie, condizione che renderebbe più probabile l’esistenza di forme di vita, almeno per come le conosciamo.

Se tutto andrà bene, il James Webb Space Telescope potrà lavorare da un minino di cinque a un massimo di dieci anni, ma, a differenza di Hubble e altri telescopi spaziali, data la sua lontananza, a oltre un milione di chilometri da noi, non potrà ricevere alcuna forma di manutenzione dalla Terra.

La notizia del lancio del missile con il James Webb Space Telescope si collega a quella dell’arruolamento, da parte della Nasa, di un gruppo di religiosi per studiare gli effetti che la scoperta di alieni potrebbe avere sull’umanità.

Secondo quanto riferito dal Daily Mail, l’agenzia spaziala statunitense ha commissionato lo studio al Center for Theological Enquiry dell’Università di Princeton nel New Jersey. Il gruppo di esperti sarebbe formato da ventiquattro persone, tra le quali alcuni teologi e sacerdoti, come il pastore protestante inglese Andrew Davison, laureato in biochimica a Oxford, che ne ha parlato su Facebook

È dal 2014 che la Nasa sta finanziando lo studio con oltre un milione di dollari. “Le diverse religioni del pianeta terra possono fornire un grande contributo in termini di comprensione di fronte alla possibilità di scoprire vite aliene su altri pianeti”, dice il pastore Davison, che sull’argomento sta per pubblicare un libro: Astrobiology and Christian Doctrine.

In un post pubblicato sul blog sul sito dell’Università di Cambridge, Davison spiega: “Sto scrivendo un’indagine sui temi principali della fede cristiana, quella che a volte viene chiamata teologia sistematica, dal punto di vista della vita extraterrestre. Penso al suo rapporto con le dottrine della creazione, del peccato, della persona e dell’opera di Gesù, della redenzione, della rivelazione, dell’escatologia e così via”.

Lo scorso mese di agosto Duilia de Mello, astronoma e professoressa dell’Università Cattolica, ha dichiarato al Washington Post: “Se siamo i prodotti della creazione, perché la vita non potrebbe evolversi anche in altri pianeti? Non c’è niente che lo escluda”.

Ricordo che anni fa, quando lo intervistai, il direttore dell’Osservatorio astronomico del Vaticano, padre José Gabriel Funes, a proposito della scoperta della vita su altri pianeti rispose: “Finora non abbiamo trovato nessuna prova circa l’esistenza di vita intelligente al di fuori della Terra, ma il credente è aperto a ogni possibilità. L’universo è così grande! Per la teologia cattolica, esattamente come per lo scienziato cattolico, la possibilità di scoprire altri esseri intelligenti non comporta difficoltà. Da astronomo continuo a credere che noi siamo figli di un creatore buono che ci ha voluti per amore e ha su di noi un progetto d’amore”.

Fonti:

arianespace.com

dailymail.co.uk

messaggerosantantonio.it

 

 

 

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