Un telescopio, gli alieni, la fede. Tante domande. E la risposta di un diacono

Dopo la pubblicazione su Duc in altum dell’articolo Il nuovo telescopio spaziale e i religiosi che studiano il possibile impatto sull’uomo della scoperta di vita aliena, ricevo e vi propongo questa lettera, inviata da un lettore che preferisce firmarsi non con il suo nome ma con la funzione, quella di diacono, esercitata nella Chiesa.

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di Diacono di Santa Romana Chiesa

Caro Valli,

le scrivo due parole dopo aver letto l’articolo di Duc in altum sul nuovo telescopio spaziale.

In particolare, vorrei soffermarmi sull’affermazione del direttore dell’Osservatorio astronomico del Vaticano, padre Funes, il quale dice, fra le altre cose, che per il credente “la possibilità di scoprire altri esseri intelligenti non comporta difficoltà”. Non entrerò nella questione circa la composizione della squadra di teologi incaricati dalla Nasa: mi limito a osservare che sento puzza di sincretismo (sennò non li avrebbero mai incaricati) o quanto meno di compromesso

Mi occupo invece della questione alieni, esprimendo la mia personalissima opinione, basata sugli studi teologici che ho fatto e che tutt’ora faccio (nelle facoltà teologiche ufficiali).

Liquidare l’improbabile scoperta di esseri alieni con la frase “per il credente non comporta difficoltà” è un atteggiamento assolutamente semplicistico e banale.

Per il cristiano questa scoperta darebbe infatti vita a riflessioni teologiche colossali.

Le faccio un esempio di alcuni dilemmi che necessiterebbero di analisi teologica di difficile approfondimento:

1) Gli eventuali alieni sono stati redenti da Cristo? Se sì, perché? Hanno commesso anche loro un peccato originale? E se l’hanno commesso com’è stata possibile una redenzione senza che Cristo abbia assunto la loro natura? Si redime infatti ciò che si assume: questo ci insegna la teologia. E ricordiamoci che san Paolo dice che Cristo è morto una sola volta (Eb 9,26), quindi si escludono categoricamente vite di Cristo parallele (o precedenti) in altri pianeti.

2) Se gli eventuali alieni non hanno avuto bisogno di redenzione, perché non hanno commesso un peccato originale, vuol dire che sono meglio di noi? Più “alti” di noi? Se sono superiori, come la mettiamo con la Madre di Dio, che è seconda solo a Dio? È ad essi superiore o inferiore?

3) Forse gli eventuali alieni non sono stati sottoposti alla scelta come i progenitori, quindi non hanno libero arbitrio?

Queste semplici domande danno la proporzione del problema che si creerebbe davanti alla scoperta di esseri extra-terrestri. Lungi, quindi, dal “non comportare difficoltà”.

Pensi anche a un altro elemento: sarebbero minate le affermazioni della Scrittura riguardo alla creazione ex nihilo da parte di Dio.

Ormai da decenni si cerca disperatamente l’acqua e quindi tracce di organismi in ogni corpo celeste che ci venga a tiro. Anche se specificatamente non viene affermato, è mia ferma opinione che uno degli intenti sia quello di affermare che Dio con la creazione non c’entra nulla, cosa peraltro che anche molti cattolici ormai credono senza problemi.

Ecco perché si cercano disperatamente prove di un inizio da un punto di partenza assolutamente fortuito, del tipo di un meteorite che ha impattato sulla primordiale terra depositando gli elementi utili alla nascita degli organismi.

La scoperta di una razza aliena rafforzerebbe questa esclusione di Dio dagli eventi creativi, o se non altro metterebbe dubbi in una miriade di cristiani.

Concludo dandole la mia personale opinione in merito: non ci sono civiltà aliene, almeno esseri più intelligenti di noi. Se l’uomo è il capolavoro di Dio e anzi Dio ha fatto l’uomo guardando al Figlio (Col 1,16), com’è possibile che ci siano esseri superiori all’uomo?

Quindi ogni tentativo dell’uomo di cercare esseri nell’universo sarà un fallimento colossale, come finora è stato.

Ribadisco che è però solo la mia opinione in merito: non pretende di essere una verità, né vuole squalificare il lavoro dei soggetti di cui si parla nel suo articolo. Vuole solo essere un appello a ricondurre (meglio: ricapitolare) ogni cosa a Cristo e in Cristo. In altre parole, rimettere Cristo al centro per far sì che ogni cosa, anche una missione spaziale, sia vista alla Sua luce.

 

 

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