Abusi, Camisasca: “Una trama anti Ratzinger dentro la Chiesa”

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«È una manovra contro Ratzinger. E viene da dentro la Chiesa». Lo dice in una intervista al Corriere della Sera monsignor Massimo Camisasca, 75 anni, fino a pochi giorni fa vescovo di Reggio Emilia, commentando l’accusa rivolta al Papa emerito di aver coperto, negli anni in cui era arcivescovo di Monaco di Baviera, casi di pedofilia.

«Tutti noi vescovi italiani naturalmente me compreso, siamo profondamente convinti che gli abusi sessuali compiuti su minori, oltre a quelli morali e di autorità, siano un gravissimo delitto. Tanto più grave se compiuto da una persona consacrata, da un religioso, da un educatore» spiega chiarendo che «dell’estensione numerica di questi delitti la Chiesa ha preso coscienza, sempre più ampiamente, durante gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II. Fu proprio il cardinal Ratzinger a evidenziarne per primo la gravità — solo tra i leader mondiali, politici e culturali — e a prendere provvedimenti».

E sottolinea: «Nessuno ha fatto come lui, prima di lui». Poi Papa Francesco «ha continuato questa linea con numerosi interventi e mostrando la sua vicinanza alle vittime, chiedendo alle Chiese locali di dotarsi di una commissione diocesana di ascolto delle vittime e di formazione degli educatori. Nessun organismo mondiale ha fatto quanto sta facendo la Chiesa cattolica», «perché allora questo accanimento contro Ratzinger, su fatti accaduti quasi 40 anni fa?», si chiede Camisasca.

«L’unica ragione mi sembra l’insofferenza dei settori liberal della Chiesa e della società», «coloro che si rispecchiano nelle derive del sinodo tedesco. Coloro che non hanno mai accettato il pontificato di Benedetto XVI». Qual è il ruolo di papa Francesco in tutto questo? «Assolutamente nessuno – risponde – Non c’è nessuna trama di papa Francesco contro Benedetto. Francesco ha una profonda stima e affetto per il suo predecessore». Sul matrimonio dei preti risponde: «La crisi che stiamo vivendo esige la riscoperta, non la negazione del valore del celibato».

Resta il fatto, chiede il giornalista Aldo Cazzullo nell’intervista, che sono accuse gravi: “Lei è certo che non siano supportate da fatti, da prove?”

«Non capisco perché la Chiesa francese e quella tedesca abbiano scelto la strada di commissioni “indipendenti”, – risponde Camisasca – che in realtà indipendenti non sono, perché viziate, almeno in alcuni loro membri, da un pregiudizio anticattolico. Nello stesso tempo, non bisogna mai misurare gli atteggiamenti di decenni fa con quelli che sarebbero doverosi oggi, a partire dalla coscienza più matura della gravità dei fatti e la conseguente sensibilità che si è sviluppata a ogni livello della società. Quando io ero piccolo certe punizioni corporali, ad esempio, non erano ritenute abusi ed erano viste come assolutamente normali. Per fortuna oggi non è più così».

Fonte: gazzettadireggio.gelocal.it

 

 

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