Covid e morti. Conti che non tornano. Maria Rita Gismondo: “Verosimile che molti decessi siano stati erroneamente attribuiti al virus”

di Claudio Romiti

Martedì scorso, ospite di Fuori dal coro, programma condotto da Mario Giordano su Rete4, la virologa Maria Rita Gismondo ha sganciato un’altra bomba. In merito alla sempre più sospetta conta dei morti attribuiti al Covid-19, così si è espressa la responsabile del reparto di Microbiologia clinica del Sacco di Milano: “È verosimile che molti pazienti che sono morti negli ultimi due anni siano stati erroneamente attribuiti al virus”.

Per capirlo, aggiunge Gismondo, “basta andare a leggere la definizione di decesso attribuito al virus sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Tale definizione dice che un qualsiasi paziente che non ha nessuna altra causa evidente (tipo un trauma), e che ha dei sintomi riconducibili al virus, anche senza aver fatto il tampone, viene considerato un paziente morto a causa del virus. Questo vuol dire ad esempio che se un paziente ha dei sintomi respiratori viene conteggiato nei dati, ma esistono anche altre polmoniti e infezioni”.

Quindi, avete capito? Chiunque manifesti i suddetti sintomi respiratori viene catalogato, nell’eventualità di una sua funesta dipartita, come vittima del Covid-19. Ciò spiegherebbe la ragione, apparentemente incomprensibile dell’ancora relativamente alto numero di decessi attribuito a tale malattia. A questo proposito abbiamo eseguito un semplice raffronto tra i morti conteggiati nelle due settimane che vanno dal 22 gennaio al 4 febbraio del 2021 e del 2022, con risultati piuttosto sorprendenti, soprattutto per chi continua a bersi le pozioni tossiche della comunicazione mainstream. Basti dire che se dai bollettini dello scorso anno, quando la vaccinazione di massa era appena partita, sono stati attribuiti al Covid 6.040 vittime, con una media di 431 morti al giorno, nel 2022 i decessi sono scesi non di molto, attestandosi a 5.204, con una media giornaliera di 372 morti.

A tutta prima, a fronte di una vaccinazione di massa, e dopo aver realizzato una abominevole segregazione dei pochi resistenti all’imposizione, siamo di fronte ad un colossale fallimento della strategia sanitaria fin qui adottata. Ciò ci porta a dire che le cose sono due: o i vaccini non rappresentano quella formidabile panacea con cui vengono ancora presentati e imposti; oppure, come sostiene la dottoressa Gismondo, da due anni stiamo contando in modo improprio e strumentale i decessi.

In realtà possiamo concludere che ambedue gli elementi giocano un ruolo nella tragica farsa che stiamo vivendo e subendo da troppo tempo. Se infatti da un lato siamo bombardati h24 da una propaganda pro-vaccini che induce a ritenerli una sorta di elisir di lunga vita, dall’altro lato la stessa macchina infernale del regime politico-sanitario, onde giustificare il mantenimento delle attuali, umilianti misure restrittive, continua ad usare la conta dei morti a mo’ di clava per tacitare ogni dissenso.

Si tratta di un evidente corto circuito nella narrazione dello stesso regime politico-sanitario che in un Paese dotato di una informazione indipendente verrebbe immediatamente colto e pubblicamente denunciato.  E se questo da noi accade solo in poche ridotte giornalistiche, dipinte come conniventi coi cosiddetti no-vax, è perché la medesima informazione indipendente rappresenta evidentemente un lusso per pochi eletti.

Infine, per smontare una volta per tutte la balla secondo la quale nella gestione della pandemia saremmo un modello che tutto il mondo ci invidia, è sufficiente confrontare i morti attribuiti al Covid con tre dei nostri principali partner europei: Spagna, Francia e Germania. Se difatti il modello Italia ad oggi conta 2.485 morti per milione di abitanti, la Spagna ne registra 2.000, la Francia 1.914 e la Germania 1.429.

Dunque, la possiamo mettere che ci pare, ma è fin troppo evidente pure da questi ultimi dati che i conti della nostra pandemia proprio non vogliono tornare.

Fonte: nicolaporro.it

 

 

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