Lettera dall’Argentina / Il triste destino di monsignor Taussig, sedotto e abbandonato sulla via di Bergoglio

di The Wanderer

È di oggi la notizia che monsignor Eduardo Taussig, all’età di appena 67 anni, ha dato le dimissioni dalla sede episcopale di San Rafael.

Il suo è stato un episcopato fallito e sperperato: ha lasciato un buon numero di morti e feriti che peseranno sulla sua coscienza. Qui di seguito, alcune riflessioni sul fatto:

Non esiste scheggia peggiore che quella del tuo stesso bastone (No hay peor cuña que la del mismo palo. Modo di dire, tipico delle Canarie, che si riferisce a quando il tradimento arriva dagli amici o dalla stessa famiglia). Questo assioma popolare si è concretizzato alla lettera nella vita del vescovo Taussig. Formatosi alla scuola di padre Echeverry Boneo, ha partecipato in gioventù ai circoli più conservatori e nazionalisti che si radunavano intorno alla chiesa del Pilar a Buenos Aires, guidati da Carlos Sacheri, di cui era discepolo e intimo amico. Si formò nel tomismo dell’Angelicum e ai tempi era considerato la speranza dei settori della linea mediana, di fronte al caos ecclesiale degli anni Ottanta e Novanta. Tuttavia, a causa di qualche misterioso meccanismo psicologico, a un certo punto della sua vita iniziò a odiare coloro che erano come lui, che portavano il suo stesso sangue, che erano stati nutriti con lo stesso latte che aveva nutrito lui. Ritornato da Roma, fu nominato nell’ambita parrocchia universitaria di San Lucas, e lì iniziò a perseguitare i sacerdoti conservatori che il buon cardinale Quarracino gli assegnava come vicari. È noto il caso di uno scatto d’ira crudele che ebbe contro uno di loro perché insisteva nell’usare il velo del calice. Questa caratteristica, al limite del patologico, lo accompagnò fino a San Rafael. È il caso di ricordare uno dei primi conflitti che provocò con il suo clero: vietò ai sacerdoti di unire pollice e indice dopo la consacrazione nella celebrazione della Santa Messa. Insieme a un lacchè che lo accompagnava ovunque, s’impegnò a dimostrare scientificamente (sic) la non presenza di Nostro Signore nelle particole eucaristiche, in modo da avere argomenti per costringere i suoi sacerdoti a dare la comunione nella mano. Insomma, ci sono innumerevoli aneddoti di questo tipo, e tutti dimostrano che ciò che odiava e perseguitava era esattamente ciò che lui stesso era stato nella sua giovinezza. Alcuni potrebbero attribuire questo strano comportamento alla sua smania di scalata nella carriera episcopale. Sicuramente questo ha pesato, ma sospetto che ci sia un motivo più profondo, una spiegazione ancorata nel profondo della sua psicologia. Probabilmente alcune sedute di psicoterapia lo aiuterebbero a scoprire e a guarire il trauma.

  1. Ossessione per l’esercizio del potere. Monsignor Taussig concepiva l’esercizio del ministero episcopale come un esercizio di potere. C’era in lui una strana concupiscenza a dare ordini e a farsi obbedire; un desiderio quasi malato di sottoporre i suoi sacerdoti a capricci e ostinazioni, non importava quali misure di crudeltà e durezza fossero necessarie per conseguirlo. L’audio circolato qualche settimana fa in giro per il mondo riportante il dialogo che ha sostenuto con padre Alejandro Casado è un esempio eloquente di questo comportamento abituale dell’ormai vescovo emerito di San Rafael. Si compiaceva, per esempio, di cambiare ogni anno o, al massimo, ogni due anni, le destinazioni dei suoi sacerdoti, come se fossero religiosi, provocando in essi la distruzione delle abitudini e dei necessari e sani legami affettivi, con le conseguenti ripercussioni psicologiche. Questa ossessione di imporre la sua autorità ha raggiunto limiti assurdi, come le minacce di negare l’ordinazione sacerdotale o la persecuzione di accademici che non la pensavano come lui, con intimidazioni velate, o anche con rappresaglie contro i loro figli sacerdoti. Bisogna riconoscere che questo è un male di cui soffre la maggior parte dei vescovi, e sarebbe interessante studiarlo cercandone le cause, ma la verità è che monsignor Taussig non si è fatto scrupoli nel dimostrare sfacciatamente la sua concupiscenza.
  2. Odio per la liturgia tradizionale. Dal primo momento in cui la Santa Messa tradizionale incominciò a essere celebrata pubblicamente nella sua diocesi, manifestò nei suoi confronti un odio particolare, che canalizzò ponendo ogni possibile ostacolo alla sua celebrazione e perseguitando i sacerdoti che volevano celebrarla. Esiliò uno di loro, uno dei più meritevoli, nella parrocchia più remota e abbandonata della sua diocesi; sembrava voler dire: celebri lì la Messa in latino, e di spalle, per capre e condor. Alcuni mesi fa, approfittando della porta aperta che Bergoglio gli ha servito con Traditiones custodes, ha letteralmente mandato a casa diversi sacerdoti che preferivano il rito tradizionale. Quelli che avevano famiglia a San Rafael ora vivono con i loro genitori, e gli altri hanno dovuto rivolgersi ai laici per trovare un posto dove vivere. E, venendo meno al suo dovere di pastore, li ha privati ​​di ogni mezzo di sussistenza, dovendo questi sacerdoti mantenersi con occasionali elemosine. Ecco un consistente frutto della misericordia predicata da papa Francesco.
  3. Crudeltà verso i suoi sacerdoti e seminaristi. Abbiamo già fatto qualche riferimento a questo tratto probabilmente patologico della sua personalità, ma il vescovo Taussig si caratterizza per la persecuzione feroce e costante dei suoi sacerdoti. In molti casi era ossessivamente preoccupato di impedire loro di sviluppare i propri talenti, ad esempio cercando di conseguire una laurea o scrivendo libri, ai quali puntualmente negava il permesso di essere pubblicati. Possiamo ricordare casi noti e più gravi come quelli di padre Fernando Yañez o padre Jorge Gomez: è arrivato a confinarli per anni in monasteri o a ottenerne l’espulsione dallo stato clericale per colpe oggettive, è vero, ma non meritavano in alcun modo un tale castigo. Ultimamente, questa crudeltà l’ha rivolta contro i seminaristi del suo ex seminario: solo coloro le cui famiglie vivevano nella diocesi di San Rafael venivano mandati in altri seminari del paese; gli altri, che erano la maggioranza, furono lasciati fuori. Si trattava di giovani eccellenti, che in alcuni casi avevano completato sei o sette anni di studi, e che erano prossimi all’ordinazione. Ora sono per strada, senza sapere cosa fare della loro vita e del loro futuro. Il vescovo Taussig non si rendeva conto che con questo atteggiamento, pur saziando il suo sadismo, metteva in pericolo la fede e la perseveranza di coloro che erano suoi sudditi e pecore del suo gregge?
  4. Usato e scartato da Bergoglio. Quando a monsignor Taussig giunse la notizia della sua elezione all’episcopato, decise di ricevere la consacrazione dell’acqua e dell’olio dalle mani del cardinal Bergoglio e da monsignor Héctor Aguer. Tutti hanno visto in questo la doppiezza della sua personalità: voleva far bella figura con tutti. E così è stato. In realtà non ha fatto bella figura con nessuno, nemmeno con il suo angelo custode. Il 13 marzo 2013 deve essere stato uno dei giorni più bui della sua vita. Con Bergoglio papa, il suo destino, come quello di diversi vescovi argentini, fu segnato. La personalità e il background intellettuale e aristocratico del vescovo Taussig è, appunto, uno degli aspetti che più odia papa Francesco: non era un vescovo con odore di pecora – troppo intellettuale – e veniva dall’alta borghesia cattolica, cosa che il risentimento pontificio non può sopportare. Non ho prove, ma ho forti sospetti che la chiusura del seminario di San Rafael sia stata una decisione presa a Santa Marta e non in Calle Rivadavia (nome della via dove si trova il vescovado di San Rafael). E Taussig pensando alla ricompensa obbedì all’iniquo desiderio pontificio al quale avrebbe dovuto opporsi, anche a costo di rimetterci la testa come gli avevano insegnato suo padre e i suoi maestri Echeverry Boneo e Sacheri: qualche mitra arcivescovile o, se non altro, il trasferimento in una diocesi meno periferica e problematica della sua. E oggi gli è arrivata la ricompensa di Bergoglio: degrado e umiliazione. Bergoglio l’ha usato e scartato.
  5. Odium plebis. Il Codice di diritto canonico del 1917, nel canone 2147, stabiliva che un parroco potesse essere rimosso per “l’odio al popolo, per quanto ingiusto e non universale, se è tale da ostacolare l’utile ministero del parroco e non si prevede che cesserà a breve”. Monsignor Taussig riuscì a far applicare questo vecchio canone anche a un vescovo, poiché dal momento in cui ordinò la chiusura del fecondo seminario di San Rafael si guadagnò l’odium plebis, l’odio del suo popolo. Non frequentava quasi più le parrocchie, nemmeno in occasione delle feste patronali, perché nel migliore dei casi veniva ricevuto con freddezza, e nel peggiore, e più frequentemente, non veniva neppure ricevuto: pochissimi assistevano alla Messa quando era lui il celebrante. Stessa cosa capitava nella cattedrale da lui presieduta. Trascorreva lunghi periodi fuori dalla diocesi, non essendo presente nemmeno in festività come il Natale, appartato in meditazione depressiva nel suo appartamento di famiglia a Recoleta (quartiere di Buenos Aires molto benestante).
  6. Il futuro di San Rafael. Tutti si chiedono chi succederà a monsignor Taussig. Penso che sia irrilevante. Chiunque andrà, sarà lo stesso. Chiunque andrà, farà lo stesso, cioè nulla, poiché non c’è nulla da fare. Tranne che limitarsi a controllare i danni.

L’unico modo per distruggere San Rafael sarebbe con un’esplosione nucleare o ordinando di tagliare la gola a tutti i suoi preti. È un clero che, al di là delle tipiche divisioni e liti interne proprie della categoria, è compatto e abbraccia l’intera diocesi. Gli unici religiosi sono i francescani, che occupano un posto insignificante, e l’Istituto del Verbo Encarnado, religiosi secundum quid con la stessa formazione dei sacerdoti diocesani. La mitra di San Rafael sarà un castigo per chiunque, e pochissimi vorranno indossarla, perché il suo destino sarà quello di vegetare, limitandosi a contenere un clero e un laicato tumultuosi. Triste destino quello di monsignor Eduardo Taussig. Se fosse stato fedele a ciò che gli avevano insegnato i suoi maestri, oggi probabilmente non sarebbe un vescovo, o sarebbe probabilmente un vescovo deposto da papa Francesco ma venerato da migliaia di fedeli in tutto il mondo. Invece, è un vescovo deposto e umiliato, disprezzato da Francesco e odiato dal suo popolo.

Fonte: caminante-wanderer.blogspot.com

Traduzione di Valentina Lazzari

 

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