Ricerca / Ecco tutto l’odio dei vaccinati verso i non vaccinati. Con il decisivo contributo del clero cattolico

di Jules Gomes 

churchmilitant.com

Uno studio dell’Università di Aarhus, in Danimarca, afferma che le persone vaccinate mostrano alti livelli di pregiudizio e odio verso i non vaccinati.

Al contrario, i ricercatori, che hanno studiato le risposte di un campione di quasi undicimila intervistati in ventuno paesi, non hanno trovato prove che le persone non vaccinate mostrino ostilità nei confronti delle persone vaccinate.

“I risultati – dicono gli autori della ricerca – dimostrano che l’antipatia è completamente unilaterale, essendo diretta esclusivamente dai vaccinati verso i non vaccinati, mentre la persona media non vaccinata non nutre antipatia nei confronti degli individui vaccinati”.

Gli scienziati sociali che hanno condotto la ricerca osservano che l’antipatia dei vaccinati verso i non vaccinati è così alta da risultare 2,5 volte maggiore dell’odio rivolto ai migranti del Medio Oriente, un gruppo che generalmente deve fare i conti con alti livelli di discriminazione globale.

Intitolato Pregiudizio contro i vaccinati e i non vaccinati durante la pandemia Covid-19: un esperimento globale congiunto, lo studio, pubblicato venerdì scorso, avverte che l’antipatia verso i non vaccinati può esacerbare l’esitazione iniziale verso il vaccino e “rafforzare ulteriormente il conflitto”.

“La nuova scissione socio-politica che documentiamo – osservano i ricercatori – potrebbe quindi essere un’indicazione che le società di tutto il mondo usciranno dalla pandemia più divise di come vi sono entrate”, poiché i non vaccinati in alcuni paesi sono stati persino esclusi dalle relazioni familiari.

L’antipatia verso i non vaccinati – sottolinea inoltre la ricerca – ricorda sotto molti aspetti lo stigma assegnato ad altri gruppi devianti, come le donne promiscue, gli atei, i tossicodipendenti e i malati di mente.

Gli accademici stanno anche osservando come la retorica dell’esclusione propugnata dai leader religiosi abbia contribuito in modo significativo alla stigmatizzazione e alla diffamazione dei non vaccinati.

Dice Fulvio Di Blasi, filosofo cattolico, esperto soprattutto di etica e del pensiero di Tommaso d’Aquino: “Sostenendo lo slogan demagogico secondo cui vaccinarsi è un atto d’amore”, i leader religiosi hanno creato una nuova categoria morale, “trasformando istantaneamente coloro che non si vaccinano in persone egoiste e criminali che vanno condannate”.

Il dottor Di Blasi, il cui prossimo libro si intitola La vaccinazione come atto d’amore? Epistemologia della scelta etica in tempi di pandemie, aggiunge: “L’odio per i non vaccinati si basa, soprattutto, sull’errato presupposto che questi nuovi vaccini siano l’unica salvezza contro un indicibile pericolo di pandemia e che il non vaccinato sia un egoista non disposto a fare la sua parte per sconfiggerlo. Sfortunatamente, molti leader religiosi hanno alimentato entrambi gli errori intromettendosi in questioni scientifiche non di loro competenza e alimentando la paura del virus anche a scapito della fede in Dio”.

L’antropologa ebrea Karen Harradine dice di aver trovato “particolarmente scioccante che rabbini abbiano detto agli ebrei che è loro ‘dovere morale’ essere vaccinati”, soprattutto perché tali rabbini stavano violando il divieto di coercizione medica del Codice di Norimberga, istituito sulla scia dell’Olocausto.

“Molte persone religiose – osserva Harradine – sono inconsapevolmente obbedienti al clero, pensando che esso sia dotato di speciale intuizione spirituale. Quindi, quando i leader religiosi identificano il ‘non vaccinato’ con ‘immorale’, non sorprende che i loro seguaci sviluppino antipatia verso i non vaccinati”.

“L’establishment ecclesiastico – dice il dottor Niall McCrae, esperto di etica medica – ha indubbiamente contribuito a diffamare le persone che rifiutano la serie di iniezioni. È il caso di papa Francesco, che le definisce ‘egoiste’, e dell’arcivescovo di Canterbury che definisce ‘immorali’ i non vaccinati”.

McCrae spiega come i vescovi abbiano “accresciuto l’ostilità verso i non vaccinati imponendo un apartheid medico e, in diversi casi, escludendo i non vaccinati dalla Santa Messa e dai sacramenti, e persino allontanando il clero e i seminaristi non vaccinati”.

Church Militant ha documentato diversi casi di leader religiosi che hanno demonizzato i non vaccinati.

Il rabbino Avraham Steinberg, membro della Pontificia accademia per la vita, ha paragonato le persone non vaccinate agli assassini o “rodef“, termine che indica colui che insegue con l’intento di uccidere. Chi si rifiuta di vaccinarsi – è arrivato a dire il rabbino – dovrebbe essere giudicato a livello “penale”.

Il rabbino, invitato a una conferenza sanitaria in Vaticano a settembre, ha affermato che è “un obbligo del governo” punire chi rifiuta il vaccino e impedirgli di entrare nei luoghi pubblici, nelle sinagoghe e nelle scuole.

Nella stessa conferenza, la teologa femminista della liberazione Maria Clara Bingemer ha paragonato le persone non vaccinate alla figura biblica di Caino, che ha ucciso suo fratello Abele: “Caino, sentendosi inferiore rispetto al fratello, si chiude e si lascia invadere dall’odio contro il fratello”, quindi, “diventa disumano e la sua identità si trasforma in violenza e dispotismo”.

Il famoso sacerdote maltese pro-Lgbtq+ ed esperto di mass media padre Joe Borg ha demonizzato i non vaccinati definendoli “il-fabbriki tal-varjant” (fabbricanti di varianti).

Citando la descrizione di papa Francesco dei non vaccinati come “vittime della loro stessa immaginazione”, Borg ha diffamato i non vaccinati definendoli come coloro che “non solo disdegnano il bene comune, ma denigrano la verità”.

Ricordiamo che Francesco ha insistito sulla vaccinazione come “obbligo morale” e ha denigrato le persone non vaccinate definendole “suicide” e influenzate da “informazioni infondate o fatti scarsamente documentati”.

“Anche nel collegio cardinalizio ci sono dei negazionisti”, ha detto Francesco lo scorso settembre, mentre tornava a Roma dalla Slovacchia.

Il gruppo Ebrei per la giustizia ha avvertito l’arcivescovo anglicano di Canterbury, Justin Welby, di non fare dei non vaccinati un capro espiatorio.

“L’attuale visione dei non vaccinati riflette precisamente il modo in cui erano visti gli ebrei nella Germania degli anni Trenta”, ha scritto Andrew Barr, segretario del gruppo.

Inizialmente, sottolineano i ricercatori di Aarhus, si pensava che l’atteggiamento dei leader religiosi sarebbe stata efficace nell’aumentare il ricorso al vaccino, ma la ricerca dimostra che in realtà ha ottenuto un effetto negativo: “A breve termine, il pregiudizio nei confronti dei non vaccinati può complicare la gestione della pandemia. A lungo termine, può significare che le società usciranno dalla pandemia ben più divise di come vi sono entrate”.

Fonte: churchmilitant.com

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