Donbass: otto anni di inferno e nessuno fiatava

di Karolina Frankov*

Tanti mi chiedono perché non pubblico niente su quello che accade in Ucraina. Perché non commento e non dico quello che penso.

Allora rispondo. Questo non perché mi sento sconvolta o spaventata e sicuramente non perché non ho coraggio di parlare. È che non vedo il senso di parlare. Ho parlato tanto nel 2014, 2015, 2016… quando l’Ucraina sterminava a centinaia i civili nel Donbass. Anzi, ho gridato quando la città dove vive mia madre andava bombardata, quando i pezzi di carne, gambe, braccia, teste dei bambini e dei vecchi erano letteralmente sparsi sui marciapiedi e nei parchi.

Mi sembrava di vivere all’inferno quando vedevo le facce soddisfatte e sorridenti delle mie “amiche” ucraine alla vista delle foto dei cadaveri… quelli di Odessa, quelle persone bruciate vive. Ora. Ora mi sento anestetizzata emotivamente. Faccio fatica a essere empatica. Mi sento in imbarazzo quando gli amici mi raccontano dello shock e della paura che provano, perché io non provo più niente.

Per otto lunghi anni mia madre ha sentito gli spari, gli ululati delle bombe e le notizie dei nuovi morti. La gente del Donbass è abituata. Tutto questo è diventato quotidianità. Qualcuno ha pregato per loro? Qualcuno di voi? O forse il presidente americano? O l’Europa? Sapete cosa dice la gente di Lugansk? Ve lo riferisco: Dio benedica Vladimir Putin e la Russia. Finalmente è stata avviata l’operazione di smilitarizzazione dell’Ucraina!

Da parte mia posso solo augurare e sperare che nessuno in Ucraina vedrà i propri bambini nelle bare o vivere con i moncherini e con le protesi! L’unica cosa per cui prego!

*scrittrice

Fonte: imolaoggi.it

Foto AGF

 

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