Big Tech, la nostra salute e il sottile confine tra medicina e controllo sociale

Le aziende Big Tech e le principali società di vendita al dettaglio stanno investendo sempre di più nel settore sanitario, secondo principi di “convenienza e innovazione che andranno a beneficio dei consumatori”. Dovrebbe essere una buona notizia, ma inevitabili nascono le domande sul potere di controllo e di influenza di tali aziende sui singoli e le comunità.

Queste aziende, che raccolgono già enormi quantità di dati personali sui consumatori, entrando nel settore sanitario inevitabilmente si faranno ancora più invasive. Ma a quel punto, quando il nostro smartphone sarà anche strumento di diagnosi e cura, che cosa sarà della nostra libertà?

L’intelligenza artificiale, il machine learning e il deep learning sono i fronti di questa avanzata. Ormai si dà per assodato che le fotocamere dei cellulari potranno avere un ruolo nel rilevamento e nell’interpretazione dei dati. Per esempio, una foto dell’occhio permetterà di fare valutazioni circa il diabete, ma si potrà anche, sempre tramite cellulare, monitorare il battito cardiaco, la capacità respiratoria, le condizioni della pelle e la qualità del sonno. E poi c’è tutto il settore relativo alla genomica. In ballo ci sono investimenti miliardari, mentre schiere di ingegneri e scienziati lavorano per assicurare un futuro nel quale saremo sempre monitorati, senza sosta e senza possibilità di sfuggire al controllo. Per il nostro bene, ovviamente. Decine di migliaia le persone che già oggi sono sottoposte a sperimentazione.

Certo, per le aree del mondo in cui l’accesso alle cure specialistiche è più difficile questa può essere una svolta, ma a quale prezzo in termini di libertà e autonomia? E quando potremo usare lo smartphone a scopo diagnostico saremo più tranquilli o piò ossessionati?

Da queste domande nasce la riflessione che vi propongo qui di seguito.

A.M.V.

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di Valentina Lazzari

Sento da più parti che le aziende Big Tech hanno talmente a cuore la mia salute da lanciarsi in un ventaglio di soluzioni health care, in modo che io sia sempre monitorata e, nel caso saltassi un battito di cuore, mi ritrovi la polizia medica in casa, così da personalizzare una cura che mi permetterà di vivere fino a…

In realtà non solo Big Tech, ma anche grandi aziende di vendita al dettaglio. Mi chiedo se per caso in quelle di mobili fai-da-te, tra uno scaffale e l’altro, troveremo il reparto Salute, dove un magazziniere ci fornirà le indicazioni per l’assemblaggio della pillola perfetta, il pacemaker, il respiratore… “Dopo il reparto cucina, signora, giri a sinistra e segua le indicazioni, là troverà l’esperto del settore ad attenderla e, come ci ha segnalato l’App, le fornirà la cura adatta”.

Non a caso per costoro siamo dei consumers, una volta banalmente chiamati pazienti.

Ricordo che da piccola, mentre ero in vacanza con i miei in una landa sperduta del Veneto, un oste centrò il punto. Quando un avventore un po’ alticcio sembrò non si sentirsi troppo bene, disse: “Se sta male, ciama il prete”.

Mi viene da pensare che sino a poco tempo fa era normale convivere con la morte: si moriva di parto, i bambini morivano alla nascita, i padri al lavoro per malattia o in guerra. Quante volte, leggendo la vita dei santi, si specifica, ad esempio, che era il secondo di otto fratelli dei quali ne erano sopravvissuti tre, oppure che in giovane età rimase orfano di entrambi i genitori e fu educato presso il seminario dallo zio prete… Adesso no. Adesso occorre minimizzare il rischio. La parola morte non va nemmeno pronunciata. Bisogna immunizzarsi al cento per cento.

Il progresso, certo. Eppure, francamente, sono stanca che tutti pensino alla mia salute, tanto preoccupati da multarmi se per caso ci voglio pensare da sola. Io che, per altro, prendendo solo in considerazione questi due anni di panfollemia, ho dimostrato di avere anticorpi grossi come lottatori di sumo.

Mi dicono: e se poi muori? La mia risposta è semplice: bene, mi sembra del tutto naturale. In linea di massima, me l’aspetto. E in tal caso l’unica cosa importante è, come diceva quell’oste nel Veneto, che ci sia un prete a portata di mano. Ringrazio di cuore, ma di tutte le health care App faccio volentieri a meno.

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