Vita liturgica e ruolo di Maria. Riscoprire la tradizione

di Aurelio Porfiri

Negli ultimi decenni è stato facilmente osservabile un certo senso di imbarazzo per quello che riguarda il ruolo della Beata Vergine Maria nella liturgia. È certo che nella liturgia ci rivolgiamo a Dio con la mediazione di Cristo, sommo ed eterno sacerdote. Ma la Madre è la via al Figlio, ad Iesu, per Mariam. Nel suo Trattato della vera devozione a Maria, san Luigi Maria Grignion de Montfort tra l’altro affermava: “Tutta la nostra perfezione consiste nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma più un’anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un’anima sarà consacrata a lei più sarà consacrata a Gesù Cristo. La perfetta consacrazione a Gesù Cristo, quindi, altro non è che una consacrazione perfetta e totale di se stessi alla Vergine santissima e questa è la devozione che io insegno”.

In questo senso, è proprio la via a Maria che ci conduce a Cristo. Nella prima preghiera eucaristica viene menzionata “la gloriosa e sempre vergine Maria”, eppure sembra che il ruolo di Maria oggi sia quasi minimizzato nella liturgia.

Nel passato attorno alla figura della Madre di Dio vi era una costruzione imponente di feste e devozioni e – se ci pensate bene – questo è ancora oggi testimoniato da molti canti devozionali mariani che sopravvivono nella memoria del popolo. I mesi di maggio e ottobre le erano dedicati (lo sono ancora, sulla carta) e avvenivano numerose processioni in suo onore. Oggi tutto questo si è ridotto a pochissimo, ma non dobbiamo dimenticare che è sempre la Madre che ci indica il Figlio.

Vittorio Messori, nel suo Ipotesi su Maria del 2015, diceva: “La Madre, come è stato osservato, e come io stesso sperimentai, la si scopre dopo, quando si è entrati in intimità col Figlio e questi fa accedere dentro alla casa”. Poi metteva in guardia da certe corruzioni del devozionalismo: “Tra le sfide che mi sono proposte, c’è anche cercare di mostrare che è possibile amare, venerare, lodare la Madonna per quanto merita (e che ha profondità insondabili), senza cadere in certo stile ‘madonnaro’. Intendo, con questo, i toni soavi, le voci impostate, i cori di bimbi, i mazzetti di fiori, i languori, i commossi fervori, gli appelli a quei sentimentalismi che sono il contrario del sentimento. Quest’ultimo è doveroso quando si parla della Madre. Ma è doveroso pure non cadere in una melassa dolciastra che – me lo dice l’esperienza, anche personale – allontana piuttosto che avvicinare chi sia estraneo al circolo di certo devozionalismo”.

È interessante questa riflessione, anche se si deve riconoscere che tutto ciò che giustamente il noto scrittore deprecava forse costituiva un’appendice necessaria al modo in cui il popolo viveva la sua devozione alla Madre.

Tale devozione scandiva i tempi liturgici al canto delle antifone che oggi sono in parte dimenticate: Alma Redemptoris Mater (Avvento e Natale fino al 2 febbraio), Ave Regina Coelorum (Quaresima fino a giovedì santo), Regina Coeli (tempo pasquale fino a Pentecoste) e Salve Regina (dopo Pentecoste). Le ultime due sono ancora diffuse ma le prime due sono state dimenticate nella maggior parte delle nostre chiese.

Eppure il ruolo di Maria nella storia della salvezza e nella nostra storia concreta è stato riportato in auge proprio dall’atto compiuto il 25 marzo scorso, con la consacrazione di Russia e Ucraina al suo Cuore Immacolato. Un atto con cui Maria è stata messa di nuovo in grande rilievo in virtù delle sue manifestazioni nella storia dell’umanità. Un ruolo che faceva dire a san Giovanni Bosco: “È quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria”.

Dovremmo riscoprire l’importanza di questa mediazione dopo decenni in cui il suo ruolo è stato minimizzato per non mettere in secondo piano quello del Figlio. Occorre comprendere che in realtà il Figlio è perché la Madre disse fiat, e a Lei dobbiamo chiedere, come si dice nel bell’inno Ave Maris Stella, di dimostrarsi anche nostra Madre. Così ci aprirà la porta della sua casa e ci mostrerà Suo Figlio.

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