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Testimonianze / Il tesoro della Messa antica. 3

Proseguiamo la pubblicazione settimanale delle vostre testimonianze sulla Santa Messa tradizionale. Ci avete scritto in moltissimi: grazie di cuore! Le vostre parole dimostrano, più di qualunque dotta dissertazione, la perenne vitalità della liturgia usus antiquior e il profondo desiderio di sacro, di adorare Dio in spirito e verità: Verità che è Cristo stesso e verità sull’uomo, bisognoso dell’unico vero Salvatore.    

Invitiamo a darci il loro prezioso contributo le famiglie con bambini, i chierichetti e i sacerdoti, a lode di Dio e mutua edificazione. 

Potete inviare le testimonianze all’indirizzo venietvide.missa@gmail.com 

***

Buongiorno. Mi chiamo Luca e ho ventisette anni. Ho letto nel sito Duc in altum che si può inviare la propria testimonianza in merito alla Messa antica. Ecco la mia.

Il 13 agosto 2021 ero in vacanza sul Gargano, in Puglia, e visitai il santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo. Nel santuario, dopo la Messa al mattino, andai a partecipare all’ Adorazione eucaristica.

Sentii dentro una voce dirmi che, una volta tornato dalle ferie, quando ne avrei avuto la possibilità, avrei dovuto partecipare alla Messa antica.

A partire dal settembre 2021 la frequento assiduamente ed è aumentato fortemente il ritmo della preghiera. Prima pregavo con la liturgia delle ore, ma con irregolarità perché la trovavo troppo lunga, mentre oggi prego senza fatica il divinum officium recitando il mattutino, le lodi, la nona, il vespro e il completorium. Medito sul martirologio, faccio l’Adorazione eucaristica tutti i giorni e leggo la Bibbia e il Vangelo.

Ringrazio per l’attenzione. Con questo mio scritto vorrei dare testimonianza a Cristo e alla Sua grazia. Su di me ne ha riversata davvero tanta e sono riconoscente.

Luca

*

Fu mio figlio, non tanto religioso, che l’8 dicembre di sei anni fa mi telefonò dicendo: “Papà, ho assistito ad una cosa bellissima!” Era la Santa Messa in rito antico, la Messa cantata per la festa
dell’Immacolata Concezione.

Abbiamo incominciato a frequentare la Messa vetus ordo insieme e io adesso non vado più a quelle novus ordo, divenute, soprattutto dopo le pagliacciate introdotte “causa Covid”, veramente indigeribili.

Ad maiorem gloriam Dei

Andrea  

*

Caro Aldo Maria, volentieri aggiungo la mia testimonianza riguardo alla Messa tradizionale. È stato poco più di due anni fa che l’ho scoperta. Venivo da un periodo triste, di delusione e di crisi in famiglia, nel mio cammino di fede in parrocchia e per gli avvenimenti nella Chiesa istituzionale. Ero demoralizzato. Poi scrissi al tuo amico Aurelio Porfiri perché mi indicasse una chiesa a Roma e una Messa in cui avrei potuto ritrovare forza e autenticità per la mia anima: in un messaggio mi consigliò la Santissima Trinità dei Pellegrini, non dicendomi che è una parrocchia in cui si celebra vetus ordo, cioè con tutto il “bagaglio” di latino. Non so se da parte sua fu intenzionale o semplice dimenticanza, ma oggi lo considero un bene! La prima volta rimasi stupito, anche perché andai a una Messa solenne, che sappiamo essere più lunga ma anche più ricca e bella: quasi due ore! Ma essendo uno che apprezza la liturgia, l’arte (splendida la grande tela di Guido Reni nell’abside), il raccoglimento, la musica (organo e gregoriano), rimasi affascinato, seppure interdetto. Decisi di continuare e la volta successiva ci andai con un messale tradizionale: così, piano piano, scoprii un tesoro immenso, prezioso. Continuo ancora oggi a frequentare la Messa di sempre e non voglio più lasciarla, a Dio piacendo! Mi ha davvero dato nuova linfa vitale spirituale, e non finirò mai di ringraziare il maestro Porfiri. Oggi, grazie sempre alla parrocchia Santissima Trinità, mi sono anche consacrato alla Madonna secondo san Luigi Maria de Montfort, ho riscoperto il valore dell’Eucaristia e il Santo Rosario, così come tante belle fruttuose devozioni e riti dimenticati, fra i quali quello del mercoledì santo, chiamato Ufficio delle tenebre, davvero di forte impatto spirituale ed emotivo. Non aggiungo altro sulla sacralità dei riti e la coerenza con la dottrina cattolica di sempre. Grazie Aurelio, grazie Aldo Maria, grazie alla Santissima Trinità dei Pellegrini!

Ciro

*

Caro Valli, ho 75 anni, e da circa otto seguo con mia moglie la Messa in latino, secondo il rito ambrosiano, venendo io da un lungo periodo di indifferenza o ostilità verso la religione e le pratiche attinenti. L’avervi incontrato dei buoni sacerdoti (e in particolare uno davvero santo, secondo la mia convinzione) è stato un valore aggiunto.

Non credo che le avrei scritto, ma l’ultima frase della testimonianza di Raffaella  è stata uno stimolo irresistibile a dirle che io mi sono riaccostato ai sacramenti giusto dopo cinquanta anni.

Non è necessario che pubblichi questa mia confidenza, ma faccia ovviamente quello che ritiene opportuno. Un caro saluto

Giuseppe

*

Quando posso, faccio ottanta chilometri per andare e altrettanti per tornare e partecipare alla Santa Messa di sempre. Qualcosa di misterioso mi avvolge ed entro “nella nuvola”: non nel mondo delle nuvole, preciso. Sono figlio di una cultura razionale e non sono un sentimentale. Ho cominciato a studiare le differenze sostanziali tra il rito di sempre, dei miei antenati, e quello del cosiddetto novus ordo e ho capito in parte perché quando partecipo a quest‘ultimo resto quasi distaccato e spesso teso.
Non capisco invece come molti preti e, peggio, molti vescovi, non percepiscano tutto ciò.

In fede

Piero

*

Carissimo Valli, desidero contribuire anch’io alla testimonianza di quello che l’inestimabile tesoro della Messa Antica è per noi cattolici.

Ho 54 anni e da tre ho scoperto e frequento assiduamente nella mia città, Verona, presso la Rettoria di Santa Toscana, quell’angolo di Paradiso dello Spirito che è la Messa di san Pio V (celebrata dal mitico don Adriano Avesani).

Prima ero un cattolico come la maggior parte: molto tiepido. Dopo anni di freddezza è subentrato poi il rifiuto, nei confronti di una Chiesa cattolica che vedevo ormai senza speranze, umiliata, violentata dai suoi stessi pastori nelle sue più intime radici spirituali, banalizzata, derisa impunemente da chiunque e ridotta di proposito a una onlus comunistoide.

Poi ho letto Guareschi con il suo don Camillo e, per curiosità, ho letto anche Tutto ma… il latino no! di Massimo Cicero. Non lo sapevo ancora, ma il Signore mi stava guidando, con infinita pazienza, verso un Suo regalo magnifico che mi avrebbe cambiato la vita.

E qualcosa è scattato. Dio mi ha messo nel cuore una necessità impellente: fare un ultimo tentativo spirituale per non buttare via tutto. Qualcosa sotto la cenere che copriva il mio cuore stava ancora ardendo e Cristo stava soffiando su quelle braci così nascoste. Ed ecco il dono meraviglioso: la Messa tradizionale!

Le differenze che ho visto tra la Messa Tridentina e la Messa postconcilare a cui ero (stancamente) abituato sono state, fin da subito, impietose: da una parte la solennità di una celebrazione il cui centro è il Sacrificio eucaristico che diventa presente, vivo, vissuto proprio in quel momento, dove ogni gesto dell’Alter Christus, ogni parola, ogni canto gregoriano è reso perfetto dalla Fede e dai secoli. Dall’altra parte la Messa attuale, nella quale il centro non è più il Sacrifico perfetto ma una sua evocazione, un suo spesso svogliato ricordo. Dove i canti molto spesso non innalzano al Signore ma distraggono e sviano. Dove la predica del “presidente dell’assemblea” è il momento centrale e più lungo della celebrazione. Dove l’altare non è più tale ma è diventato una “mensa”. Dove l’uomo insomma ha “girato le spalle a Dio”.

E la prima cosa che ti domandi è: “Ma dove ho vissuto, cosa mi sono perso finora?”. La Comunione l’abbiamo sempre ricevuta in ginocchio, all’altare e in bocca, nonostante le sacrileghe follie della Comunione in mano e al posto.

E poi la gente. In questi tre anni ho visto almeno raddoppiare il numero delle persone che frequentano questa Messa. In particolare dopo il famigerato motu proprio del gesuita che mira a distruggere anche questa ricchezza della Chiesa,

E soprattutto tanti giovani. Sull’altare, con il sacerdote celebrante, ci sono sempre dai quattro ai sette chierichetti (in parrocchia, per dire, non riescono a trovarne). E servire una messa di san Pio V, come sa, non è per niente facile.

Ora, le dico solo che faccio ogni domenica una trentina di chilometri per assistere alla Messa di don Adriano e da tre anni a questa parte, nonostante sia da tempo uno sportivo incallito, la domenica mattina (che avevo sempre dedicato ai “lunghi” in bici e nella corsa a piedi) scelgo con vera felicità di rinunciare alle mie passioni per andare a fare il pieno di Spirito alla Messa Antica! Prima non mi sarebbe mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello. Preferivo lo sport e poi andare alle tristi celebrazioni postconciliari della domenica sera.

Ecco. In poche parole questa è la mia testimonianza. E allora penso che veramente non tutto è perduto. Il piccolo gregge di cui papa Benedetto XVI parlava è vivo e vegeto e sta crescendo a dispetto del Nemico che lo vuole distrutto. E sarà sempre più forte con e in Cristo.

In conclusione, la Messa antica è un patrimonio inestimabile per tutti, in particolare per quei cattolici che cercano molto ma molto molto di più: una profondità inaspettata e grandiosa da scoprire anche nel silenzio di un Rito senza tempo ed eterno.

Un saluto e un augurio di una Santa Pasqua di Risurrezione.

Roberto 

 

 

 

 

Aldo Maria Valli:
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