Grandi distanze, grandi progetti. Ovvero: siamo piccoli, ma in noi c’è l’infinito

di Biagio Daniele Rapinese

Prendendo spunto dalla simpatica “proposta” fatta da un legislatore statunitense alla Nasa, di pianificare un viaggio verso Alfa Centauri entro il centesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, ci siamo chiesti quanto potremmo impiegare per raggiungere il nostro sistema stellare più vicino, con le tecnologie attuali.

Partendo dal presupposto che molti scienziati considerano l’idea del viaggio interstellare ancora saldamente nel dominio della fantascienza, principalmente a causa delle grandi distanze coinvolte, proviamo a immaginare come intraprendere questa vera “odissea nello spazio”.

Alfa Centauri dista 4,4 anni luce, ovvero quasi quaranta trilioni di chilometri da noi. Sarebbe quindi semplice rispondere “poco più di quattro anni”, se solo viaggiassimo alla velocità della luce, ma con la tecnologia a nostra disposizione?

I veicoli spaziali più veloci finora lanciati nello spazio, le sonde Helios della Nasa, hanno raggiunto la velocità massima di 250 mila chilometri orari.

A quella velocità, dunque, le sonde impiegherebbero 18 mila anni per raggiungere la stella più vicina al nostro Sole, ovviamente un tempo troppo lungo per la vita umana. La navicella spaziale dovrebbe quindi viaggiare a una frazione sostanziale della velocità della luce, almeno il 10%, per poter garantire a un eventuale equipaggio di raggiungere Alfa Centauri in quarantaquattro anni.

Raggiungere tali velocità fenomenali richiederebbe quantità di energia altrettanto sbalorditive, ed è proprio per affrontare questa sfida che sono nati due progetti futuristici: Starshot e il Bussard Ramjet.

Il primo, finanziato dal miliardario israeliano-russo Yuri Milner, ha proposto lo sviluppo di un’astronave che sarà spinta da grandi e leggere vele, potenziate da un’enorme serie di laser ad alta potenza capaci (teoricamente) di raggiungere oltre un quinto della velocità della luce.

Il secondo progetto ha invece ipotizzato l’impiego di campi elettromagnetici per raccogliere l’idrogeno del velivolo spaziale mentre viaggia, comprimendolo a sufficienza da permettere che avvenga la fusione nucleare, fornendo così una enorme spinta all’astronave.

Per ora quindi limitiamoci ad immaginare di viaggiare con la nostra mente e con le splendide immagini che ci regalano telescopi e sonde spaziali.

A proposito di viaggi spaziali, sapete quanto tempo impiegheremmo per raggiungere Sagittarius A, il buco nero al centro della nostra galassia? Enormemente di più di quanto ci vuole per arrivare su Marte.

Fonte: tech.everyeye.it

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