Geopolitica del Vaticano / Perché un cardinale in Mongolia?

di Stanislav Stremidlovskij

Regnum

Fino a poco tempo fa, la Mongolia raramente finiva sulle pagine delle pubblicazioni cattoliche. Ma dopo che Papa Francesco ha annunciato la sua intenzione di elevare 21 presbiteri al rango cardinalizio il 27 agosto di quest’anno, molti si sono interessati al nome del vescovo Gorgio Marengo [nato in Italia e vescovo dal 2 aprile 2020], inserito in questo elenco. Il punto non è nemmeno che questo vescovo, 47 anni, diventerà il cardinale più giovane dell’attuale Collegio, ma che è il prefetto apostolico di Ulan Bator e che da vent’anni guida la comunità cattolica in Mongolia.

Il cattolicesimo nella società mongola si fece sentire per la prima volta nel XIII secolo durante l’impero mongolo. La Mongolia fu occupata dai francescani. Così, Giovanni Carpini nel 1246 visitò Saray in missione diplomatica, dove incontrò Khan Batu. Nel 1253 Guglielmo di Rubruk intraprese un viaggio nei territori mongoli, a seguito del quale scrisse un trattato, Viaggio nei Paesi dell’Est, e compilò una mappa di viaggio. Nel 1289 Giovanni Montecorvino, per conto di papa Niccolò IV (Girolamo Masci, 1227 – 1292, primo papa francescano nella storia della Chiesa cattolica) si recò in Cina per predicare il cristianesimo.

Nel 1294 si stabilì a Pechino, dove cinque anni dopo costruì la prima chiesa cattolica dell’impero mongolo. Con il declino della dinastia Yuan nel 1368, la missione cattolica in Cina e nella Mongolia Interna cessò di esistere. La sua rianimazione avvenne a seguito della Guerra dell’oppio della metà del XIX secolo, ma negli anni ’20, dopo l’instaurazione del potere comunista in Mongolia, tutto fu nuovamente congelato.

Un altro ritorno del cattolicesimo nel Paese avvenne nel 1991.

Attualmente nel Paese i cattolici sono circa 1300, distribuiti in quattro parrocchie. Nel 2020 si contavano 1354 battezzati su 3.278.290 abitanti.

Per un paese di tre milioni di persone, non è molto. È piuttosto insolito, quindi, il fatto che queste comunità ora siano guidate da un cardinale, sebbene molte antiche e famose sedi cattoliche in Europa e negli Stati Uniti, i cui capi prima ricevevano quasi automaticamente la berretta rossa, non abbiano attualmente guide di questo alto rango.

Cosa c’è dietro questa decisione di papa Francesco?

Probabilmente è dovuto a delle considerazioni geopolitiche della Santa Sede e alla posizione geopolitica della Mongolia, dove la Cina è ben visibile. Lo indica il portale cattolico di Hong Kong UCA News. “Quando qualcuno diventa principe della Chiesa cattolica in un Paese asiatico scarsamente popolato, stretto tra la Cina comunista e la Russia autoritaria, c’è molto a che fare con la fede e le richieste pastorali, ma le evidenti ragioni geopolitiche non possono essere ignorate”, scrive il sito web commentando l’imminente ascesa di monsignor Marengo.

Si ritiene che nell’Accordo tra Vaticano e Pechino sulla nomina dei vescovi, firmato nel 2018 [rinnovato nel 2020 e in scadenza nel mese d’ottobre prossimo] ci sia una clausola che vieta alla Santa Sede di creare berrette rosse in Cina.

Il Vaticano ha scelto come suo uomo nella regione il leader cattolico della Mongolia, Paese antropologicamente legato alla Cina. In caso di confronto tra Cina e Occidente, il Vaticano potrebbe usare il cardinale più giovane della Chiesa, residente in Mongolia, come suo “pugno”. Ma all’inizio, a quanto pare, il fattore mongolo si svilupperà attraverso il Kazakistan.

L’ex repubblica sovietica ospiterà quest’anno papa Francesco, che ha recentemente accettato di partecipare al  settimo Congresso delle religioni mondiali ad Astana [Nur-Sultan oggi] a settembre. Le autorità kazake da tempo parlano della volontà di ospitare il pontefice. Tuttavia, il papa ha parlato per la prima volta della sua disponibilità a visitare la repubblica solo nell’aprile di quest’anno durante una videoconferenza con il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, e poi, a fine maggio, sono stati concordati i dettagli della visita durante i negoziati in Vaticano tra il ministro degli Esteri del Kazakistan, Mukhtar Tleuberdi, e il segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Gallagher. Le parti hanno inoltre convenuto che l’Istituto kazako di studi orientali condurrà una “ricerca negli archivi del Vaticano di fonti inedite in latino, prime lingue germaniche e scandinave sul rapporto tra il mondo turco e l’Europa, e studierà anche materiali d’archivio per ricreare la vera storia dell’Orda d’Oro”. In una certa misura, ciò influisce anche sui segreti storici dell’Impero mongolo.

Un altro intreccio è evidenziato dal fatto che nella Conferenza dei vescovi cattolici dell’Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Tagikistan), istituita nell’ottobre 2021 con decreto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, presto saranno integrate la Mongolia e l’Afghanistan. [Il coordinamento ecclesiale] di questi chiese in un vasto distretto ecclesiastico, che coincide con i contorni dell’Impero mongolo e l’imminente elevazione del prefetto apostolico di Ulan Bator al rango di cardinale sono tutti fatti che descrivono una iniziativa del Vaticano nonché il suo nuovo passo nel Great Church Game, in cui la Cina è il premio principale.

Traduzione a cura di ilsismografo.blogspot.com

Nella foto all’interno dell’articolo, monsignor Giorgio Marengo

 

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