La scienza attesta una causa della realtà, non il caso

Cari amici di Duc in altum, ricevo e volentieri diffondo il seguente comunicato stampa.

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Il convegno del Ciid a Torino. L’evoluzionismo fa acqua davanti alla scienza dell’Intelligent Design

Se un’antenna radio rileva un segnale intellegibile, parliamo giustamente di una intelligenza che lo ha trasmesso. Se uno scavo archeologico scopre un manufatto, parliamo correttamente di una intelligenza che ne è l’artefice. Perché allora davanti alla complessità irriducibile della vita si ha timore di parlare di una intelligenza?

Nessuna paura, in realtà, se ci si muove sul piano del rigore scientifico, come ha fatto oggi, nell’Hotel NH di Torino, il primo convegno scientifico italiano sull’Intelligent Design, cioè l’ipotesi scientifica secondo cui, non il caso, bensì una causa stia all’origine dell’universo e della vita.

Organizzato dal Centro italiano per l’Intelligent Design (Ciid), in collaborazione con il Discovery Institute di Seattle (la più prestigiosa realtà scientifica per lo studio dell’Intelligent Design a livello internazionale, che ha partner e corrispondenti in tutto il mondo), il convegno La scienza dell’Intelligent Design ha affrontato l’argomento con esperti di fama internazionale: il fisico Ferdinando Catalano, vincitore del premio Fast (riservato ogni anno ai migliori progetti di ricerca scientifica) e consigliere scientifico del Ciid; il paleontologo ed entomologo tedesco Günter Bechly, a cui si deve la descrizione di un nuovo ordine di insetti fossili (e in cui onore sono stati nominate diverse unità tassonomiche nella classificazione scientifica degli esseri viventi); e John G. West, vicepresidente del Discovery Institute, autore di numerose importanti pubblicazioni, fra cui il libro Darwin Day in America (2007).

“L’idea dell’Intelligent Design – spiega West – è l’ipotesi scientifica secondo cui non il caso, bensì una causa è all’origine dell’universo e della vita. Proprio questa idea è stata centrale nello sviluppo dell’intera società occidentale. Non solo. Ha posto le fondamenta stesse della scienza moderna. Oggi l’indagine scientifica compie progressi, spesso enormi, proprio perché gli scienziati si rendono perfettamente conto, tutti, che l’oggetto dei propri studi è una realtà ordinata che riflette un intento comprensibile alla ragione umana. In altre parole, gli scienziati non possono che trattare la materia dei propri studi sulla base di questa ipotesi precisa: che la realtà che studiano è progettata in maniera intelligente, affinché sia comprensibile. Se non partissero da qui, l’ipotesi di un caso che presiede tutto renderebbe i loro studi impossibili”.

Il Discovery Institute è un ente privato di ricerca, fondato a Seattle, negli Stati Uniti, nel 1991. Nel 1996 il suo attuale vicepresidente, John G. West, e il filosofo della scienza Stephen Meyer hanno dato vita a un dipartimento importante del Discovery, il Center for Science and Culture, che si propone di approfondire significato e implicazioni dell’evidenza che gli esseri umani e la natura sono il risultato di un progetto intelligente e non di un processo cieco privo di direzione.

Il Centro promuove anzitutto la ricerca scientifica diretta, quindi organizza programmi con finalità educative, pubblicazioni di articoli e di libri, e produzione di video. Attualmente sono più di quarantacinque i ricercatori affiliati al Centro, in campi che vanno dalla biologia molecolare alla genetica, dalla paleontologia alla chimica, dalla fisica alla matematica e all’astronomia.

“L’idea di un progetto intelligente nell’universo – spiega West – è l’idea guida di tutta la ricerca scientifica, e guida di fatto persino gli scienziati che sostengono di non credere a un progetto intelligente”.

“Ma sfortunatamente – constata il vicepresidente del Discovery Institute – negli ultimi 150 anni, a partire dalla pubblicazione del famoso L’origine delle specie, questa verità, che ha appunto fondato tutta la scienza moderna, è stata obnubilata soprattutto a opera del naturalista britannico Charles Darwin e del filone culturale che da lui ha preso origine. Darwin ha, direttamente e indirettamente, cercato di negare quest’assunto base della scienza e, a maggior ragione, lo hanno fatto il darwinismo e il neodarwinismo, cercando di denigrare l’ipotesi scientifica del progetto intelligente come si trattasse di una superstizione”.

“Invece non lo è affatto, e anzi l’ipotesi darwiniana, in tutte le proprie varianti, comporta conseguenze nefaste sia per la scienza sia per la società nel complesso”, conclude West.

“L’Intelligent Design – dice il presidente del Ciid, Carlo Alberto Cossano – non si basa sul Dio tappabuchi. Non è, cioè, l’invocazione forzata di un qualche fumoso motore soprannaturale escogitata quando non si riesca a spiegare un fenomeno complesso. È piuttosto un argomento positivo, basato sull’esperienza uniforme e ripetuta che ogni uomo, da sempre, ha del rapporto fra una causa e un effetto. Un concetto che sta alla base della scienza stessa. Non si fonda su ciò che l’uomo non sa, ma, al contrario, proprio su ciò che l’uomo sa. Ovvero che l’intelligenza è una condizione necessaria e sufficiente per la produzione di nuova informazione complessa e specificata”.

“L’Intelligent Design si appella anzitutto alla logica”, aggiunge Marco Respinti, segretario del Ciid. “Se, come attesta la scienza portata oggi a specialisti e pubblico al convegno di Torino, la realtà non è in grado di spiegarsi da sé, e se l’ipotesi del caso postulata dall’evoluzionismo non semplifica affatto le cose ma anzi le complica, è necessario, proprio sul piano logico, postulare un ordine non casuale”.

Affascinante, ricca di implicazioni, l’ipotesi dell’Intelligent Design inizia la propria lunga strada in Italia. E, visto il successo di pubblico al convegno, non è una strada secondaria.

Per informazioni e approfondimenti
Francesco Arduini + 39 347 577 9394
Marco Respinti +39 346 3629 148

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