India / Il contenuto di una telefonata mette nei guai il cardinale di Bombay

di Jules Gomes

Church Militant

Un cardinale vicino a papa Francesco ha esortato un vescovo accusato di avere figli illegittimi a fare un test di paternità assicurandogli il controllo completo sui risultati.

Il caso riguarda il cardinale arcivescovo di Bombay Oswald Gracias. In una telefonata, il cui contenuto è trapelato, Gracias assicura al vescovo di Mysore Antony William che farà in modo che il test del Dna sia condotto in un ospedale cattolico, “così potremo controllare i media, controllare i medici e controllare la pubblicità data all’intera faccenda”.

La telefonata, il cui contenuto è stato ottenuto da Church Militant, smaschera anche il ruolo avuto dal cardinale nel tentativo di proteggere un secondo prelato indiano tormentato dagli scandali: monsignor Franco Mulakkal della diocesi di Jalandhar, accusato di aver violentato tredici volte una madre superiora delle Missionarie di Gesù.

In una lettera del 5 luglio, inviata dal sacerdote diocesano padre Gnana Prakash al nunzio apostolico in India monsignor Leopoldo Girelli, il vescovo William di Mysore viene accusato di aver ucciso quattro sacerdoti che gli si opponevano e poi di stupro, sodomia, rapimento e appropriazione indebita.

La lettera di padre Prakash è stata inviata in copia al cardinale Gracias e al cardinale Luis Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Nella lettera si legge che lo scorso aprile undici sacerdoti e un laico della diocesi di Mysore si sono recati a Nuova Delhi per un incontro di tre ore con monsignor Girelli, al fine di chiedere una soluzione all’indagine vaticana sulle accuse contro William.

Una commissione vaticana composta da tre vescovi ha iniziato a esaminare le prove contro William nel febbraio 2021, dopo che trentasette sacerdoti della diocesi di Mysore hanno scritto a papa Francesco il 20 luglio 2019. Nella lettera chiedevano le dimissioni del vescovo sulla base del fatto che, a loro dire, egli continuava ad avere rapporti con la sua amante e aveva avuto figli da molteplici relazioni illecite.

In una lettera a monsignor Girelli datata 8 luglio, Michael F. Saldanha, giudice in pensione dell’Alta corte – una figura molto rispettata nei circoli cattolici indiani – ha criticato la gerarchia cattolica per aver fatto “ogni possibile sforzo” per “insabbiare la denuncia” e per essersi “rifiutata di tenere un un’indagine indipendente e credibile” e di “prendere i gravi provvedimenti giustamente richiesti”.

Scrive Saldanha: “Il fatto che la Chiesa cattolica abbia coperto William per sei anni e lo abbia incoraggiato a contrattaccare e a rispondere a chi si era lamentato è un crimine imperdonabile da parte della Chiesa a tutti i livelli, sia qui sia a Roma”.

Nella conversazione telefonica, della durata di quindici minuti, Gracias menziona Saldanha quattro volte, dicendo che conosce personalmente il giudice, il quale gli ha telefonato per chiedere un incontro. Il cardinale dice a William che “il motivo” per cui deve fare il test del Dna è perché Saldanha “comincerà a pubblicare le sue lettere una volta terminato il lockdown“.

“Chiudiamo tutto questo perché dopo il blocco ci sarà, di nuovo, un grande clamore”, afferma Gracias.

Da parte sua, William risponde: “Il mio avvocato sta dando una bella spiegazione a Saldanha”.

William inoltre sostiene che “non c’è assolutamente nessun problema nella diocesi” ma lui è vittima di un certo padre Gilbert Aranha e di “una coppia di vescovi in ​​Karnataka” [uno stato nel Sud dell’India, NdR].

“Queste poche persone vogliono farmi vergognare”, aggiunge William. “Mi accusano di omicidio. Mi accusano di … quello che tu chiami… appropriazione indebita finanziaria, tutto, tutto, tutto”.

Gracias, scelto da Francesco come uno dei suoi nove maggiori consiglieri, nel corso della telefonata dice ripetutamente a William che sta parlando a nome di Roma, e che è il nunzio apostolico che dovrebbe chiedere al vescovo di fare il test del Dna, ma Girelli è “troppo titubante e diffidente” per farlo.

Gracias afferma poi: “A Roma ho detto che, se davvero ne uscirai completamente, potremo pubblicizzarlo, e ne uscirai come un eroe e un martire”. “Quando il test del Dna ti avrà scagionato, tutti diranno che sei un martire che ha sofferto tanto ingiustamente”.

Il cardinale precisa che renderà noto che il test del Dna viene effettuato su “richiesta e insistenza” di William e aggiunge di aver detto a Roma: “Lo faremo in un modo che non crei precedenti”, altrimenti “tutti diranno che vogliamo questo, vogliamo quello”. “Ora, prima di farlo, verificherò con gli avvocati. Proteggerò te e proteggerò anche il bambino, no?”.

Gracias assicura a William che il test di paternità potrà essere condotto al St. John’s Medical College (un rinomato ospedale cattolico a Bangalore) dove i risultati possono essere controllati e “quindi non lo fanno uscire”.

“Non fidarti di nessuno. Sai, in queste cose non si sa mai. Non sai chi sta giocando, chi c’è dietro cosa. Potrebbe essere tutto un trucco per intrappolarti”, aggiunge Gracias. “Non sai chi è contro di te e chi è con te; non lo sai.”

Verso l’inizio della conversazione, il cardinale chiede a monsignor William: “Nessuno è lì con te? Qualcuno è con te?”, ribadendo di voler “parlare in privato e in modo confidenziale”. Pochi minuti dopo, Gracias chiede di nuovo: “La linea è sicura, la linea è sicura, no?”.

Quando Church Militant ha chiesto al cardinale se avesse preso l’iniziativa di chiedere a monsignor William di fare il test di paternità in modo che le accuse contro di lui potessero essere confutate, Gracias ha risposto: “Lei sa che Roma ha istituito una Commissione d’inchiesta per esaminare la questione, quindi non è corretto da parte mia rilasciare commenti. Dovrebbe sentire il nunzio, che dovrebbe essere a conoscenza delle cose”.

Nella sua conversazione telefonica con monsignor William, Gracias si vanta di come ha dovuto “intervenire presso la Santa Sede” a nome di monsignor Mulkallal e dice: “Avremmo potuto evitare tutto il dolore, l’angoscia e la sofferenza per lui se mi avessero ascoltato prima”. Poi aggiunge: “Ma adesso non posso salvare Franco”.

Poiché il nunzio apostolico non ha risposto alle domande scritte di Church Militant, abbiamo ha telefonato alla nunziatura a Nuova Delhi ma ci è stato detto che non sarà possibile fornire informazioni fino al completamento delle indagini.

Il primo segretario della nunziatura, monsignor Gabriele Pesce, ha anche affermato di non poter spiegare perché l’indagine non fosse riuscita a consegnare la sua relazione dopo oltre due anni di esame delle prove in suo possesso.

Nella telefonata Gracias cita anche il cardinale filippino Luis Tagle e “Propaganda Fide” (ribattezzata Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, poi inglobata, nel giugno di quest’anno, nel Dicastero per l’evangelizzazione. Gracias informa infatti monsignor William che “Tagle si è tenuto in contatto con me” e che la richiesta rivolta a William di fare il test del Dna è arrivata dall’ufficio di Tagle.

In una precedente lettera ai cardinali Graciaa e Tagle, il giudice Saldanha ha avvertito: “Il governo indiano non è impotente e ciascuno di questi reati è sufficiente per mettere quest’uomo dietro le sbarre a vita, e i reati capitali sono sufficienti per invocare una condanna all’impiccagione”.

L’Association of Concerned Catholics (Aocc), organizzazione laica che lotta per sradicare la corruzione nella Chiesa indiana, ha detto a Church Militant di essersi fortemente opposta all’idea di fare il test del Dna in un ospedale cattolico, poiché il risultato sarebbe quasi sicuramente manipolato.

Un sacerdote di Mysore ha detto a Church Militant che padre Gnana Prakash, trasferito in una zona remota, vive nella paura per la sua vita ed è seguito dagli scagnozzi di William. Il sacerdote ha fatto i nomi di quattro preti che a suo dire sono stati assassinati da William. Si tratta di William Albuquerque, Raja Kannu, Raphael Colaco e Giuseppe Saldanha.

Il corpo del cinquantaseienne Raja Kannu è stato trovato appeso a un ventilatore nella sua canonica a Palaya, a circa ventidue miglia da Mysore.  Albuquerque morì in circostanze misteriose il giorno dopo essere stato convocato nella residenza vescovile e aver ricevuto un avviso legale. Saldanha fu trovato morto davanti alla sua canonica.

I quattro sacerdoti erano tra i trentasette chierici firmatari della lettera che chiedeva le dimissioni di William. Il 29 maggio 2020 il vescovo ha emesso un ordine di trasferimento per tutti i sacerdoti senza consultarli.

Nella sua lettera a monsignor Girelli il giudice Saldanha scrive: “William è stato incoraggiato a rispondere a coloro che si erano lamentati. Sono stati presi di mira, molestati e torturati e quattro di loro sono stati assassinati. Esistono prove insindacabili rispetto a tutti i reati a lui attribuiti”.

Nel gennaio 2022, il giudice di Kottayam G. Gopakumar ha assolto monsignor Mulakkal nonostante la testimonianza di trentanpve testimoni, per lo più suore del convento dei Missionari di Gesù nel Kuravilangad di Kottayam, dove il prelato avrebbe violentato la religiosa. Il giudice ha respinto le testimonianze in quanto inaffidabili o mal motivate.

Il vescovo William, nominato da papa Francesco nel 2017, non ha risposto alla richiesta di commento inviatagli da Church Militant.

Fonte: churchmilitant.com

Titolo originale: Leaked Phone Call Exposes Cover-up Cardinal

Nella foto, il cardinale Gracias con Francesco

 

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!