Sul “diritto” all’aborto / La chiamano democrazia, ma…

di Vincenzo Rizza

Caro Valli,

mi consenta di ritornare sulla sentenza della Corte Suprema statunitense in tema di aborto e alle reazioni che ha provocato.

La Corte ha deciso che l’aborto non è un diritto garantito dalla costituzione statunitense e pertanto ogni Stato federale è libero di legiferare al riguardo? Ed ecco i pro choice insistere, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, affinché sia immediatamente approvata una legge costituzionale che lo garantisca espressamente.

In realtà gli effetti della sentenza erano facilmente prevedibili. I giudici, con pilatesca decisione, non hanno posto l’accento sull’inalienabile diritto alla vita del nascituro ma su un aspetto secondario e meramente formale: la mancata espressa menzione del diritto all’aborto tra le norme costituzionali americane. Hanno così spalancato la porta ai giuspositivisti che ritengono lecito tutto ciò che il legislatore considera tale, identificando il diritto con la legislazione e concependo il diritto stesso come qualcosa che l’uomo può forgiare senza limiti a suo piacimento.

È l’apoteosi del costruttivismo giuridico: una maggioranza, più o meno qualificata, può così legiferare su tutto.

Qualcuno pensa che questa, in fondo, sia la base della democrazia; non considera, tuttavia, che la democrazia costituisce il peggior sistema di governo… dopo tutti gli altri.

Già Tocqueville metteva in guardia dai pericoli della tirannia della maggioranza: se andassi a cena con nove amici e tutti e nove decidessero, contro la mia volontà, che sono io a dover pagare il conto, la scelta sarebbe profondamente democratica (quasi plebiscitaria) ma non certo “giusta” e rispettosa delle mie libertà.

In realtà una società davvero liberale non può consentire alla maggioranza di sopprimere qualsiasi diritto, senza considerare che, parafrasando un grande liberale, Bruno Leoni, uno stupido è uno stupido, due stupidi sono due stupidi, ma 10 milioni di stupidi sono una grande forza storica che va limitata: “Dieci milioni di casi di ignoranza non fanno conoscenza”.

In definitiva, il sistema democratico deve trovare necessari contrappesi che limitino i poteri del legislatore di turno; in mancanza, quando una maggioranza deciderà che l’aborto è un diritto costituzionalmente garantito (e non ci vorrà tanto perché ciò accada: ricordiamoci sempre chi scelse il “popolo” tra Gesù e Barabba), ogni arma sarà spuntata e sarà ancora più difficile, se non impossibile, lottare per il riconoscimento del diritto alla vita del nascituro.

La chiamano democrazia, ma riprendendo sempre una felice citazione di Bruno Leoni, assomiglia pericolosamente a quegli animali incontrati da un giovanissimo imperatore cinese durante una passeggiata con il suo vecchio e saggio pedagogo confuciano: “Sono pecore” esclamò l’imperatore. “Il figlio del cielo ha perfettamente ragione” replicò rispettosamente il pedagogo, ma “devo solo aggiungere che pecore di questo tipo vengono comunemente chiamate maiali”.

 

 

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