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La figura misteriosa è l’«Angelo sbarazzino» di Arcabas

Abbiamo svelato il mistero dell’autore dell’immagine scelta dalla diocesi di Milano per la Giornata del seminario. Il contributo decisivo è arrivato dal lettore Paolo, che così mi ha scritto:

Caro Aldo Maria,

credo di poter riconoscere in quell’immagine lo stile di Arcabas. È un artista francese che ha avuto un rapporto molto stretto (credo addirittura di amicizia) con il vescovo di Bergamo monsignor Beschi.

Da anni ormai quasi tutte le iniziative diocesane bergamasche vengono accompagnate da opere di questo artista. Le sue opere hanno (quasi) tutte una spiegazione e un profondo significato teologico (o almeno così ci sono state spacciate negli anni).

Famosa è la sua opera I discepoli di Emmaus in cui due uomini si accompagnano a un Cristo dai contorni e dalle fattezze indefinite (a simboleggiare il mancato riconoscimento) ma che finisce per somigliare incredibilmente al Chewbecca di Star Wars.

Le lascio immaginare le risate dei ragazzi al catechismo quando si è cercato di spiegargli questa immagine.

Speravo che l’influenza di questo artista si limitasse alla diocesi bergamasca, ma vedo che il cattivo gusto è contagioso.

Arcabas, da quello che so, era un credente sincero, quindi non vedo comunque secondi fini maligni nella composizione di tali opere o nel loro utilizzo.

Vedo solo, come già detto, cattivo gusto. Purtroppo.

Paolo

*

Grazie Paolo! La risposta è esatta. Sono andato a verificare: l’opera in questione è proprio di Arcabas. Ange espiègle, ovvero Angelo sbarazzino, così si intitola il dipinto, che si trova nella chiesa di St Hugues de Chartreus.

Il pittore francese Arcabas (pseudonimo di Jean-Marie Pirot) è considerato un maestro dell’arte sacra del Novecento. Soprannominato il “pittore della fede felice”, nacque in Lorena nel 1926 e morì il 23 agosto 2018 nella sua casa a St. Pierre de La Chartreuse (dipartimento dell’Isére).

Ho trovato un sito che parla così di Arcabas: “Uomo di profonda fede, ha sostenuto di essere uno strumento nelle mani del Signore. I suoi quadri parlano. Trasmettono quei messaggi che egli, come ‘strumento’, ha sentito di dover e voler condividere con noi. Egli diceva che si può conoscere un uomo dai suoi pensieri e dalle sue azioni, che lo riflettono come uno specchio. A questo riguardo, l’opera d’arte è esemplare: specchio per il suo autore, sa essere rivelazione discreta, ma efficace e sicura, dell’intera Creazione. Per Arcabas, l’arte era una nuova forma di creazione, era l’utilizzo di una materia profumata di terra e di cielo di cui si servono quegli imitatori appassionati ed ingenui che sono gli artisti, ai quali (ne sono certo, diceva Arcabas) Dio concede il suo sorriso e la sua tenerezza. Nessuno può rimanere indifferente davanti alle sue opere, che davvero sanno parlare al cuore, che sanno parlare di fede e trasmettere l’amore di Dio meglio di tanti testi e di tante parole”.

Molte delle sue opere sono conservate nella chiesa di St. Hugues de Chartreuse.

Da Avvenire del 24 agosto 2018 apprendo: “L’opera più importante di Arcabas – un nome preso da graffiti disegnati sui muri di Parigi durante le agitazioni studentesche del maggio 1968: Arc-en-ciel e A bas Malraux! – è il monumentale Ensemble d’art sacre contemporain: un ciclo di decorazioni per la chiesa de Saint-Hugues de Chartreuse iniziato nel 1953 e terminato nel 1986. Il progetto nacque con il parroco Raymond Truffot, un prete operaio. Arcabas si offrì di decorare la sua chiesa gratuitamente. Saint-Hugues de Chartreuse dal 1984 è diventata Museo dipartimentale d’arte sacra e racchiude una consistente porzione delle opere dell’artista”.

E ancora: “Anche in Italia Arcabas ha realizzato opere importanti. Nella chiesa della Risurrezione a Torre dè Roveri (Bergamo) nel 1993‐94 ha eseguito un ciclo di opere dedicate al racconto dei pellegrini di Emmaus, mentre nella Cappella della Riconciliazione di Costa Serina (Bergamo) una monumentale pittura su tela dedicata alla parabola del Figliol Prodigo. Nella chiesa della Trasfigurazione di Mussotto d’Alba (Cuneo) si trova un quadro raffigurante il volto di Gesù trasfigurato. Tra le altre opere di Arcabas da segnalare anche le tredici vetrate con scene tratte dal Vangelo di Marco nella chiesa di Notre-Dame-des-Neiges (1990) e i poli liturgici eseguiti per la cattedrale di Saint-Malo e la cattedrale di Rennes”.

Chiedo scusa, ma nella mia abissale ignoranza non conoscevo Arcabas. La sua opera, e l’idea di scegliere una sua immagine per la Giornata del seminario, potrebbe essere l’occasione per aprire una riflessione sull’arte sacra. Come avrete capito, io ne sono a digiuno, ma forse qualche lettore potrà dare il suo contributo.

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Aldo Maria Valli:
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