Novus ordo, vetus ordo, il Concilio, il pontificato di Francesco, monsignor Viganò. E le divisioni nella Chiesa

Cari amici di Duc in altum, devo le mie scuse al lettore Emanuele Ghirardi. Ieri, nell’ambito del dibattito sulla Chiesa, la testimonianza di monsignor Viganò e il “metodo Bergoglio”, ho pubblicato la sua lettera e, come faccio quando i contributi sono molto lunghi, l’ho sintetizzata. Il lettore Ghirardi ritiene però che in questo modo io abbia inciso anche sul contenuto. Quindi, sebbene non me l’abbia chiesto, pubblico il nuovo contributo che mi ha mandato.

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Gentile dottor Valli,

mi scusi se mi permetto, ma lo faccio per un dovere verso la mia coscienza. Ho visto che ha pubblicato la mia mail al dibattito innescato dal contributo di Fabio Battiston. Devo far emergere che le modifiche da lei apportate non sono solo “stilistiche” (per far filare meglio il discorso, suppongo), ma generano un cambiamento sostanziale di quanto io ho inteso sinteticamente esprimere.

Sento di dover di esplicitare con maggior chiarezza e per punti quanto ho cercato di esporre con la mia prima:

  • Benedetto XVI il 28 febbraio 2013 si è pubblicamente posto in reverente obbedienza al futuro Papa.
  • La cinquantennale diatriba tra Vetus e Novus Ordo (senza negare che il secondo è un rito “debole” per nutrire la fede) lascia il tempo che trova laddove, per ragioni ignote e misteriose a noi mortali, la Fede è Viva e Presente perché nei cuori Nostro Signore è pienamente operante. Forse perché agisce nei cuori dei “semplici” e “piccoli” come è detto nel Vangelo? Questo non lo so ma per Fede si potrebbe tranquillamente affermare (è per questo che ho raccontato il fatto accadutomi la mattina del 1° ottobre). È inoltre anche vero che conosco molte persone assidue frequentatrici della Messa di san Pio V che poi, nella vita di tutti i giorni, si comportano come se il Cristo non esistesse o come dei farisei. Quindi il Vetus Ordo non può essere una discriminante tra “buoni” e “cattivi” (sia in senso tradizionalista che modernista). E nemmeno il pre o post Concilio, o il Concilio Vaticano II stesso.
  • È l’uomo che crea fazioni, come già duemila anni fa l’Apostolo osservò. Noi dobbiamo essere di Cristo, e Cristo è dove è la Sua Sposa. E la Sua Sposa è dove è la Sua gerarchia (divinamente voluta) e i Suoi fedeli laici che si tengono in comunione con Essa. Inteso, non ovviamente con le idee errate che parte della gerarchia (magari preponderante ma non tutta!!!) afferma, ma con la gerarchia in quanto parte visibile della Sposa del Cristo. Ho conosciuto troppe persone che hanno buttato via “il bambino con l’acqua sporca” per non essere preoccupato dalle esternazioni ultime di monsignor Viganò e che hanno suscitato i giusti interrogativi nella prima considerazione di Battiston. Ed è per questo che ho consigliato di tenere sempre pronto all’uso per qualsiasi dubbio il Catechismo della Chiesa Cattolica edizione 1992. Alcuni potranno asserire che riprende in diverse parti il Concilio Vaticano II. Tuttavia Giovanni Paolo II in Veritatis splendor 1993 lo ha definito “testo di riferimento sicuro ed autorevole per l’insegnamento della dottrina cattolica” (come chiarì la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1998, il termine “sicuro” indica una definizione magisteriale che richiede al fedele ossequio dell’intelletto ed adesione della volontà).
  • Monsignor Viganò ha l’autorità, in quanto Vescovo nella successione apostolica, di far emergere gli errori. Ma non ha il diritto, secondo il Codice di diritto canonico (il 212 c.3 vale per i laici, ma esistono articolo precisi anche per i consacrati, così come precisi sono i documenti ad hoc dei Dicasteri vaticani, ad esempio Donum Veritatis 1990) di usare certi termini (le parole hanno un peso e se non opportunamente misurate creano una divisione che non è una divisione per la Verità ma in fazione). E soprattutto chi sta sotto nella scala gerarchica non può giudicare chi sta sopra (un Concilio è sempre un Concilio, un Papa è sempre un Papa) soprattutto lanciando accuse di eresia (contravvenendo al 1404 del Codice di diritto canonico “La prima Sede non è giudicata da nessuno”). Può resistere e tentare di correggere come fece Paolo verso Pietro ad Antiochia, sta poi a “Pietro” essere umile nell’accettare la correzione. Ma “Paolo” non può mettere fuori “Pietro”. Solo Cristo a tempo opportuno può mettere fuori “Pietro”, questo afferma la costante Tradizione cattolica (vedere ad esempio il caso di Onorio I).
  • Purtroppo le invettive ad personam o alla gerarchia di monsignor Viganò daranno e stanno dando (lo sto vedendo coi miei occhi tutti i giorni) divisione. O comunque la stanno accentuando. Divisione così come del resto la sta dando da nove anni Bergoglio, che anche se agisce vestito di bianco, quando si discosta dalla Tradizione e dal Magistero costante ed universale della Chiesa agisce da “persona/teologo privato” (come hanno chiarito nei secoli fior fiore di canonisti. Può essere utile a riguardo leggere Chiesa e uomini di Chiesa. Apologetica a rovescio del defunto padre passionista Enrico Zoffoli).
  • Ripeto, occorre mettere in luce gli errori, soppesando attentamente le parole, ma poi oltre lì non si può andare. Il modus operandi dei cardinali dei Dubia, del cardinal Mueller, di monsignor Scheneider (per citare alcuni esempi), può fungere da corretto esempio.
  • Purtroppo il punto di arrivo di un approccio errato al problema dell’attuale pontificato e alla corretta ricezione dell’ultimo Concilio rischia di essere un mettersi “fuori” (parola da lei omessa nel riportare la mia) oltre che un dividere. Ed è per questo che pongo Nostro Signore Gesù Cristo come elemento granitico su cui poggiarsi, non per “sopravvivere” alla gerarchia (come nel suo riportare la mia sembra emergere), ma per andare avanti serenamente in piena Fede Speranza e Carità: la Chiesa è Sua ed è pienamente presente anche se noi allarmati sulla Barca in tempesta ci agitiamo. Personalmente a Bergoglio pur distaccandomi dai suoi evidenti errori fatti da teologo privato e mettendone in guardia chi è mio prossimo, voglio bene e prego per lui in quanto Papa (non entro nella diatriba emerito-regnante. Se Benedetto XVI si è messo in reverente obbedienza al futuro Papa pubblicamente, ed è ciò che sta facendo, posso essere io uomo della strada e peccatore a volerci capire qualcosa nel Mistero che stiamo vivendo della coesistenza di due persone vestite di bianco? Lascio tutto nelle mani di Dio).

C’è un detto, e chiudo, di santa Edith Stein che penso, da anni, dia il corretto porsi nella situazione che la Chiesa sta vivendo da decenni: “Non accettate nulla come verità che sia privo di amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità! L’uno senza l’altra diventa una menzogna distruttiva”.

Le ho chiarito il senso della mia precedente mail. Non le chiedo una rettifica, anche perché sono conscio di essere un “servo inutile” e peccatore. Ho solo fatto ciò che dovevo seguendo quanto mi ha suggerito la mia coscienza, tabernacolo in cui dialoghiamo con Dio.

Un caro fraterno abbraccio in J et M

Emanuele Ghirardi 

 

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