Viganò alla Congregazione per la dottrina della fede / Urge correggere i contenuti della “Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid”

Lettera di monsignor Viganò al cardinale Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. “A distanza di oltre due anni, la Chiesa non ha ritenuto di doversi esprimere per rettificare la Nota, che alla luce delle evidenze scientifiche si rivela ormai superata e sostanzialmente contraddetta dalla cruda realtà dei fatti”.

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A Sua Eminenza Reverendissima

il Signor Cardinale Luis Francisco Ladaria Ferrer, sj

Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede

e, per competenza:

A Sua Eminenza Reverendissima

il Signor Cardinale Pietro Parolin,

Segretario di Stato di Sua Santità

A Sua Eminenza Reverendissima

il Signor Cardinale Peter Turkson,

Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze,

e della Pontificia Accademia delle Scienze sociali

A Sua Eccellenza Reverendissima

Mons. Vincenzo Paglia,

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

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18 ottobre 2022

Eminenza Reverendissima,

lo scorso anno, il 23 ottobre 2021, scrissi una lettera al Presidente della Conferenza Episcopale Americana, inviataLe in conoscenza, in cui esprimevo – come già fatto pubblicamente – le mie fortissime riserve su alcuni aspetti estremamente controversi in materia di liceità morale all’uso dei sieri genici sperimentali prodotti con tecnologia mRNA. In quella lettera, redatta grazie all’aiuto e ai consigli di eminenti scienziati e virologi, evidenziavo la necessità di aggiornare la Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, in ragione delle evidenze scientifiche emerse già allora e peraltro già dichiarate dalle stesse case farmaceutiche produttrici.

Mi permetta, Eminenza, di rinnovare questo mio appello, alla luce delle recenti dichiarazioni rese da Pfizer al Parlamento Europeo e della pubblicazione dei dati ufficiali da parte delle Agenzie sanitarie mondiali.

Ricordo anzitutto che il documento del Dicastero che Ella presiede è stato promulgato il 21 dicembre 2020 in assenza di dati completi tanto sulla natura del siero genico quanto sui suoi componenti, oltre che nella totale mancanza di alcun risultato sui trial di efficacia e sicurezza. L’oggetto della Nota si limitava all’«aspetto morale dell’uso di quei vaccini contro il Covid-19 che sono stati sviluppati con linee cellulari provenienti da tessuti ottenuti da due feti abortiti non spontaneamente». La Congregazione ribadiva inoltre: «non si intende giudicare la sicurezza ed efficacia di questi vaccini, pur eticamente rilevanti e necessarie, la cui valutazione è di competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci». La sicurezza e l’efficacia non era quindi oggetto della Nota, che nell’esprimersi sulla «moralità dell’uso» non ha ritenuto opportuno pronunciarsi nemmeno sulla «moralità della produzione» di questi farmaci.

La sicurezza e l’efficacia dei singoli vaccini avrebbero dovuto essere stabilite dopo un periodo di sperimentazione, che normalmente è di diversi anni; in questo caso le Autorità sanitarie hanno deciso di effettuare la sperimentazione su tutta la popolazione, in deroga alla prassi della comunità scientifica, alle norme internazionali e alle leggi dei singoli Stati. I risultati che emergono dai dati ufficiali pubblicati in tutte le Nazioni che hanno adottato la campagna vaccinale di massa sono incontestabilmente disastrosi: ne emerge che le persone sottoposte all’inoculazione del siero sperimentale non solo non sono mai state protette dal contagio del virus, né dalle forme gravi di malattia, ma sono anzi più esposte alla Covid-19 e alle sue varianti, in ragione della compromissione irreversibile del sistema immunitario indotta dalla tecnologia mRNA. I dati evidenziano anche effetti avversi gravi a breve e a lungo termine, quali la sterilità, l’induzione di aborti spontanei nelle donne in gravidanza, la trasmissione del virus nel bambino tramite l’allattamento, lo sviluppo di gravi patologie cardiache tra cui miocardite e pericardite, il risveglio di tumori precedentemente curati e tutta una serie di altre malattie debilitanti. I casi di morti improvvise – fino a poco tempo fa ostinatamente considerate senza alcuna correlazione con l’inoculazione del siero – stanno mostrandosi invece la conseguenza del replicarsi delle dosi anche in soggetti sani, giovani e fisicamente allenati. Tra i militari, rigorosamente controllati dal personale sanitario per ragioni di sicurezza, si evince la stessa incidenza di effetti avversi dopo aver ricevuto il siero. Un’infinità di studi conferma che il siero può causare a chi lo riceve forme di immunodeficienza acquisita. A livello mondiale il numero di decessi e di gravi patologie successivi alla vaccinazione è in aumento esponenziale: questi vaccini hanno causato più morti di tutti i vaccini degli ultimi trent’anni. Non solo: in molti Stati il numero di decessi dopo la vaccinazione è ampiamente superiore al numero dei decessi per Covid.

Codesta Congregazione, pur non esprimendosi sull’efficacia e sulla sicurezza dei sieri, nondimeno li definisce “vaccini”, dando per scontato che diano immunità e che proteggano dal contagio attivo e passivo: questo elemento è sconfessato dalle dichiarazioni che giungono da tutte le autorità sanitarie mondiali e dall’Oms, secondo cui i vaccinati possono contagiarsi e contagiare in modo più grave dei soggetti non vaccinati e si trovano le difese immunitarie drasticamente ridotte se non addirittura annullate. I farmaci denominati vaccini non rientrano quindi nella definizione ufficiale di vaccino a cui presumibilmente fa riferimento la Nota. Si definisce infatti vaccino una preparazione rivolta a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di una determinata malattia infettiva (virale, batterica, protozoaria). Tale definizione è stata modificata dall’Oms, perché altrimenti non avrebbe potuto includervi anche i farmaci contro la Covid, che non inducono la produzione di anticorpi protettivi e non conferiscono una resistenza specifica nei confronti della malattia infettiva da SarsCoV-2.

Andrebbe evidenziato che la presenza di ossido di grafene tanto nei lotti di “vaccino” quanto nel sangue degli inoculati è ormai provata oltre ogni ragionevole dubbio, nonostante non sussista alcuna giustificazione scientifica circa la sua presenza ed anzi ne sia proibito l’uso farmacologico sull’uomo a causa della sua tossicità. Gli effetti devastanti dell’ossido di grafene negli organi delle persone sottoposte a inoculazione sono evidenti ed è presumibile che a breve le case farmaceutiche saranno chiamate a risponderne. Vostra Eminenza saprà che l’uso di queste tecnologie con nanostrutture autoassemblanti di ossido di grafene sono state brevettate anche allo scopo di consentire il tracciamento e il controllo remoto dei soggetti, in particolare al fine di monitorare i parametri vitali del paziente, connesso al cloud tramite il segnale bluetooth emesso da queste nanostrutture. A comprova che queste informazioni non sono frutto delle elucubrazioni di qualche complottista, sappia l’Eminenza Vostra che l’Unione Europea ha scelto come vincitori di un concorso due progetti dedicati all’innovazione tecnologica: Cervello Umano e Grafene; i due progetti riceveranno un finanziamento di 1 miliardo di euro ciascuno nell’arco dei prossimi dieci anni.

I “vaccini” contro la Covid-19 sono stati presentati come unica alternativa possibile ad una malattia mortale. Ciò era falso sin dall’inizio e si è confermato falso a distanza di due anni: le cure alternative c’erano e ci sono, ma sono state metodicamente boicottate dalle case farmaceutiche – perché poco costose e non profittevoli per loro – e screditate dalle pubblicazioni scientifiche finanziate da BigPharma con articoli poi ritirati perché palesemente basati su dati sfalsati. Inoltre, la Covid-19 si è rivelata essere – come si sapeva e come era scientificamente evidente – una forma stagionale di virus Corona curabile e non mortale, se non nelle minime percentuali di qualsiasi influenza stagionale e solo relativamente a soggetti con altre patologie. Il monitoraggio su base pluriennale dei virus Corona non lascia alcun dubbio in merito e fa venir meno anche l’elemento di “emergenza sanitaria” che era stato usato come pretesto per imporre i vaccini.

Le norme internazionali specificano che un farmaco sperimentale non può essere autorizzato alla distribuzione se non in assenza di qualsiasi cura efficace alternativa: ecco perché le Agenzie per il farmaco, in tutto il mondo, hanno impedito l’uso dell’ivermectina, del plasma iperimmune e di altre terapie di dimostrata efficacia. Inutile ricordare all’Eminenza Vostra che tutte queste agenzie, assieme all’OMS, sono finanziate quasi interamente dalle case farmaceutiche e da fondazioni ad esse collegate e che vi è un gravissimo conflitto di interessi ai più alti livelli. In questi giorni la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, deve rispondere dinanzi al Parlamento per i finanziamenti del PNRR fatti ottenere ai laboratori in Italia e in Grecia dell’azienda farmaceutica in cui lavora il marito, senza dimenticare che la stessa Presidente si è rifiutata di fornire alla Corte dei Conti europea i testi dei messaggi scambiati con il CEO di Pfizer, Albert Bourla, sui contratti di fornitura, a tutt’oggi secretati.

L’imposizione del siero sperimentale è avvenuta mediante uno spiegamento di mezzi unico nella storia recente, facendo ricorso a tecniche di manipolazione di massa ben note agli esperti di psicologia sociale. In questa operazione di terrorismo mediatico e di violazione dei diritti naturali dei singoli con ricatti e discriminazioni intollerabili, la Gerarchia Cattolica ha scelto di schierarsi con il sistema, facendosi promotrice dei “vaccini” e giungendo a raccomandarli come «dovere morale». L’autorità spirituale del Romano Pontefice e il suo ascendente mediatico abilmente speso dai media per confermare la narrazione mainstream hanno rappresentato un elemento imprescindibile nel successo dell’intera campagna vaccinale, convincendo molti fedeli a sottoporsi all’inoculazione in ragione della fiducia accordata al Papa e al suo ruolo mondiale. Gli obblighi vaccinali imposti ai dipendenti della Santa Sede sulla falsariga dei protocolli adottati in altri Stati hanno confermato l’assoluto allineamento del Vaticano su posizioni estremamente incaute e avventate, del tutto prive di validità scientifica. Ciò espone lo Stato Vaticano alle possibili cause risarcitorie da parte dei suoi funzionari, con aggravio ulteriore per l’erario; e non è escluso che cause collettive possano essere intentate dai fedeli contro i propri Pastori, convertiti in piazzisti di medicinali pericolosi.

A distanza di oltre due anni, la Chiesa non ha ritenuto di doversi esprimere per rettificare la Nota, che alla luce delle evidenze scientifiche si rivela ormai superata e sostanzialmente contraddetta dalla cruda realtà dei fatti. Limitandosi ad una valutazione sulla sola moralità dell’uso dei vaccini, la Congregazione per la Dottrina della Fede non ha tenuto conto della proporzionalità tra i benefici del siero genico dimostratisi del tutto assenti e gli effetti collaterali avversi a breve e a lungo termine ormai sotto gli occhi di tutti. Essendo evidente che i farmaci venduti come vaccini non danno alcun beneficio significativo e al contrario possono causare in altissima percentuale la morte o gravi patologie anche in soggetti per i quali il Covid non rappresenta una minaccia, non è più possibile considerare valida alcuna proporzionalità tra rischi e benefici, il che fa venir meno uno dei presupposti su cui si basava la Nota: «La moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune. Bene che, in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti» (n. 5). Sappiamo bene che non vi è «assenza di altri mezzi» e che il siero non arresta né previene l’epidemia: questo rende il “vaccino” mRNA prodotto con linee cellulari abortive non solo moralmente inaccettabile, ma assolutamente pericoloso per la salute propria e, nel caso delle madri in gravidanza, della prole.

La Chiesa, nell’esprimere una valutazione morale sui vaccini, non può non tenere in considerazione i molteplici elementi che concorrono a formulare un giudizio complessivo. Codesta Congregazione non può limitarsi a teorizzare genericamente la liceità morale del farmaco in sé – liceità del tutto opinabile, vista l’inefficacia, l’assenza di test di genotossicità e di cancerogenicità e l’evidenza degli effetti collaterali – ma deve quanto prima pronunciarsi sul fatto che, essendo stata dimostrata la sua totale inutilità «per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia», esso non può essere più somministrato, ed anzi incombe alle Autorità sanitarie e alle aziende produttrici l’obbligo morale di ritirarlo in quanto pericoloso e dannoso, e ai singoli fedeli di rifiutarne l’inoculazione.

Credo inoltre, Eminenza Reverendissima, che sia giunto il momento per la Santa Sede di prendere definitivamente le distanze da quegli enti privati e da quelle multinazionali che hanno ritenuto di poter usare l’autorità della Chiesa Cattolica per avvallare il progetto neomalthusiano dell’Agenda2030 delle Nazioni Unite e del Great Reset del World Economic Forum. Non è tollerabile che la voce della Chiesa di Cristo continui a rendersi complice di un piano di riduzione della popolazione globale basato sulla patologizzazione cronica dell’umanità e sull’induzione della sterilità; e questo è ancor più necessario dinanzi agli scandalosi conflitti di interessi cui si espone la Santa Sede, con l’accettare sponsorizzazioni e finanziamenti dagli artefici di questi piani criminali.

A Vostra Eminenza non sfuggiranno le gravissime implicazioni derivanti alla Santa Chiesa dal suo sconsiderato appoggio alla narrazione psicopandemica. Sfruttare le parole e gli interventi di Francesco per indurre i fedeli a sottoporsi a un siero rivelatosi non solo inutile, ma anzi gravemente dannoso ha compromesso seriamente l’autorevolezza del Vaticano, spingendolo a propagandare una terapia sulla base di dati rivelatisi mancanti, omessi o contraffatti. Questo comportamento avventato e non scevro di ombre ha rappresentato un’ingerenza della suprema Autorità ecclesiastica in un campo di stretta spettanza scientifica che invece «è di competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci». Con quale serenità, con quale fiducia potranno i fedeli cattolici e quanti guardano alla Chiesa come a una guida sicura considerare ancora attendibili e degne di credito le sue prese di posizione, dopo questo tradimento? E quale riparazione potrà porre rimedio al danno causato a chi, non avendo formazione né competenze, si è sottoposto ad un trattamento sanitario che lo ha compromesso nella salute o condotto a morte prematura, solo perché glielo ha raccomandato il Papa, il Vescovo, il parroco? Solo perché senza vaccino gli era proibito frequentare l’oratorio, servire Messa o cantare nel coro?

La Gerarchia cattolica ha conosciuto in questi anni un declino direttamente proporzionale all’appoggio che essa ha accordato all’ideologia globalista: il suo impegno in favore della campagna vaccinale non è un caso isolato, a giudicare dalla partecipazione della Santa Sede a progetti sul clima – anch’essi basati su falsi presupposti che nulla hanno di scientifico – e sul trasumanesimo. Ma non è questo il fine per cui Nostro Signore ha posto la Chiesa sulla terra: essa deve anzitutto proclamare la Verità, tenendosi ben lontana da pericolose cointeressenze con i potenti della terra, e a maggior ragione con quanti tra costoro sono notoriamente avversi all’insegnamento di Cristo e alla Morale cattolica. Se la Gerarchia non si scuoterà da questo asservimento cortigiano, se non ritroverà il coraggio e la dignità di ergersi contro la mentalità del mondo, essa ne verrà travolta e cadrà vittima della propria incapacità di essere pietra d’inciampo e segno di contraddizione.

Sono certo, Eminenza, che Ella vorrà considerare la particolare gravità di questi temi, l’urgenza di un intervento illuminato e fedele all’insegnamento del Vangelo, e la salus animarum che è e rimane suprema lex della Chiesa.

In Christo Rege,

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

 

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