A proposito della “tregua fiscale”. Lo Stato ladro e il suo ideale: depredare ancora di più

di Vincenzo Rizza

Caro Valli,

leggo che il primo ministro Meloni nel discorso programmatico alla Camera ha pensato bene di rassicurare il popolo italico annunciando l’ennesima tregua fiscale. La notizia, apparentemente confortante, lascia aperto un duplice, inquietante interrogativo: quando lo Stato italiano ha dichiarato guerra ai contribuenti? quanto durerà la tregua annunciata?

Il primo ministro, in effetti, ha confermato ciò che chi paga regolarmente i numerosi balzelli di uno Stato onnivoro ben sapeva: la tassazione ha raggiunto livelli insostenibili; i cittadini (rectius sudditi) lavorano oltre la metà dell’anno per mantenere un apparato burocratico inefficiente, un’idrovora che consuma risorse senza offrire alcun servizio decente. In buona sostanza lo Stato ha da tempo unilateralmente dichiarato guerra ai cittadini, confiscando con il prelievo forzoso le loro risorse e sperperandole per compiacere nullafacenti e fannulloni che vivono sulle spalle del ceto produttivo.

Come un bandito, lo Stato ha approfittato del monopolio dell’uso della forza per depredare chiunque passasse nel proprio territorio; ma a differenza del bandito, che almeno dopo la rapina ha il buon gusto di fuggire, lo Stato rimane e pretende perfino eterna gratitudine dal derubato.

Ben venga, allora, la tregua annunciata, cioè, letteralmente, la “sospensione temporanea delle ostilità tra le parti in conflitto”. Sennonché, la tregua presupporrebbe quanto meno la parziale restituzione del maltolto (che non ci sarà). Ciò che inquieta di più, tuttavia, è che, a differenza della pace (che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere duratura), la tregua presuppone la temporaneità della sospensione delle ostilità; tanto più se unilateralmente dichiarata da chi ha promosso il conflitto. C’è il sospetto, allora, che il nuovo governo si stia limitando a proporre una hudna, cioè la tregua sottoscritta da Maometto che, in condizioni di inferiorità, s’impegnò a una tregua militare decennale con gli abitanti della Mecca: appena due anni dopo, rinserrati i ranghi, la conquistò e ne fece la città santa dell’islam.

In realtà lo Stato italiano assomiglia sempre più al regno di Id il cui malefico re, al funzionario che gli faceva notare che per un errore nel programma fiscale i sudditi avrebbero dovuto pagare più di quanto guadagnassero, rispondeva candidamente: “E lo chiami errore, questa è la nostra meta ideale”.

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