Milano / Ambrogino d’oro a Cappato. E premio Faccia di bronzo a Sala

di Marco Respinti

L’articolo 9 del Regolamento per la concessione delle civiche benemerenze del Comune di Milano afferma: «Incorre nella perdita della civica benemerenza l’insignito che se ne renda indegno». Il va sans dire che pure per essere insigniti di quel premio occorre non esserne indegni. Una persona che avesse commesso un crimine sarebbe ipso facto indegna. Del tutto ovviamente, vale infatti il medesimo criterio, osservando il quale il presidente della repubblica italiana insignisce di onorificenze cittadini che si siano distinti al servizio delle istituzioni.

Ora, in Italia commette un crimine chi ovviamente viola la legge. Se scoperto, costui viene punito. Se non viene scoperto, la fa franca. Esiste però la possibilità che un cittadino italiano si autodenunci. Se un cittadino italiano si autodenuncia è perché ha violato la legge, sa di avere violato la legge.

Marco Cappato accompagna cittadini italiani in Svizzera al «suicidio assistito». Lo fa perché in Italia il «suicidio assistito» è un reato. Andando in Svizzera, Cappato aggira la legge italiana. Ma per la legge italiana ciò che fa resta reato. Anche se il «suicidio assistito» avviene in Svizzera, chi vi si sottopone è cittadino italiano e chi ve lo accompagna, Cappato, è cittadino italiano: entrambi rispondono alla legge della repubblica italiana, dove il «suicidio assistito» è un reato.

Cappato lo sa perfettamente ed è per questo che si autodenuncia alla Procura di Milano: confessa di avere compiuto un reato e chiede che la legge italiana agisca di conseguenza. Lo fa perché ritiene ingiusta la legge italiana vigente e con il proprio gesto mira a cambiarla. Ma non intende cambiarla seguendo le strade indicate dalla nostra Costituzione. Cappato si ritiene infatti al di sopra della Carta fondamentale. È mosso da autentica compassione? Nessuno lo sa. Certo è che, dopo il gesto, corre subito ad autodenunciarsi (sempre a Milano…). È lecito, dunque, chiedersi quale sia il suo scopo ultimo.

Un cittadino italiano che abbia violato le leggi, non solo in materia di aiuto al suicidio, ma su come vadano cambiate le norme in uno Stato di diritto, è candidabile a una benemerenza pubblica? Dov’è la motivazione del suo gesto come servizio delle istituzioni per unanime riconoscimento? Non c’è, e men che meno il riconoscimento unanime della liceità giuridica e morale dell’eutanasia.

Conferire dunque a Cappato un premio cittadino significa approvare una condotta ritenuta tuttora penalmente rilevante dalla Corte Costituzionale. Cappato viola, infatti, quanto stabilito dalla Corte costituzionale, non rispettando le condizioni poste da quei giudici affinché persone in condizioni di sofferenza o incapaci di assumere decisioni libere e consapevoli possano essere coartate, figuriamoci condotte alla morte. Premiando Cappato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, intende cioè dire che sia giusto infrangere la legge italiana e disubbidire alla Corte costituzionale? Che, dunque, d’ora in poi chi non condivide una legge dello Stato, puó apertamente violarla, guadagnandosi anche un premio?

Se così fosse, il 7 dicembre Cappato «Ambrogino d’oro», ma a Sala bisognerebbe conferire il premio Faccia di bronzo.

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