Le ragioni della vittoria della Schlein e cosa si prepara alla Meloni

di Massimo Viglione

Non sono uso a frequentazioni pidiote, nemmeno da remoto o a distanza sui giornali.

Ma, con semplici colpi d’occhio, nei giorni scorsi, avevo notato che lo sfidante della Schlein aveva un netto quanto praticamente irraggiungibile vantaggio nei sondaggi interni alla pantomima delle cosiddette primarie per il posto di segretario del partito.

Di colpo, ha vinto invece la Schlein.

Come non far andare la memoria – almeno a livello di meccanismo – a quanto accaduto nel novembre 2020 nelle presidenziali degli Usa? Come non vedere lo stesso miracoloso intervento da “deus ex machina” della “provvidenza” infernale”?

Ciò che è ancora più confermato dalla placida, serena, quasi entusiastica, accettazione di Bonaccini. Segno alquanto lampante di obbedienza agli ordini del “deus ex machina”.

Non che, ovviamente, Bonacini fosse più auspicabile della Schlein, ma il punto è proprio questo: è la Schlein che riesce a essere una minaccia perfino peggiore di Bonaccini.

Perché hanno fatto vincere la Schlein?

Al di là delle sue radici personali e del suo retroterra socio-economico (una sorta di Macron versione spaghetti), la vera ragione si chiama Meloni.

Quanto sta facendo la Meloni è perfettamente in linea con la politica del Pd, al punto tale che perfino alcuni esponenti di spicco sono stati costretti a elogiarla, perfino giornali come Repubblica et similia non riescono a farle veramente guerra, se non su aspetti collaterali.

Pertanto, il Bonaccini di turno era inadatto, in quanto inutile come alternativa alla Meloni.

La Schlein, invece, va a ledere esattamente proprio gli aspetti che ancora mancano alla Meloni per essere perfettamente di casa a sinistra, o, per meglio dire oggi, nel mondo globalista. Ovvero, l’estremizzazione infernale e folle del gender e di ogni sorta di “diritti civili” luciferianamente sovversivi.

In fondo, Bonaccini non era ancora sufficiente (come Letta, che pur parlò di diritti delle “devianze” per rimanere a galla nello Stige del globalismo): il Pd, per continuare a esistere, necessita di varcare lo Stige fino in bocca a Lucifero: la Schlein, in questo, è un traghetto migliore.

Pertanto, e veniamo al dunque, ora alla Meloni non basterà più essere più zelenskiana di Zelenski, più guerrafondaia di Stoltenberg, più traditrice di tutto il suo passato di quanto già lo siano stati gli esponenti della Lega nei tre anni passati.

Ora si troverà costretta, in qualche modo, per continuare anche lei a galleggiare nello Stige, a fare altri passi verso il Nuovo Ordine Mondiale: e questa volta non sul piano del totalitarismo sanitario o della politica internazionale, ma specificamente sul piano della sovversione antropologica, bioetica, morale, umana.

La Schlein ha commentato: “Renderemo dura la vita alla Meloni”. Ne siamo assolutamente convinti, così come siamo purtroppo convinti che la Meloni non si complicherà ulteriormente la vita, e continuerà a remare avanti nello stagno dello Stige per rimanere dove è arrivata. Ovvero, farà qualche apertura ai cosiddetti “diritti civili” più di quanto non abbia già fatto. Magari, alla lunga, con un nuovo governo, ancora più aderente al globalismo di quello attuale.

E tanti auguri a tutti i pro-life che hanno esaltato (alcuni a squarciagola), creduto e sostenuto la Meloni e ancora fanno finta di non capire o cercano di far dimenticare.

C’è qualcuno da quelle parti che inizierà a dire la verità? (MV)

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