“Celibato opzionale? Teologicamente impossibile”. Parola di vescovo missionario

di Aldo Maria Valli

In seguito alle ultime dichiarazioni di Francesco in alcune interviste, torna la questione del celibato dei preti cattolici. “Non sono ancora pronto a rivederlo, ma ovviamente è una questione di disciplina, che oggi c’è e domani può non esserci, e non ha niente a che vedere con il dogma” ha detto il papa in un’intervista al sito argentino Perfil rilanciata anche dal portale della Santa Sede Vatican News. Francesco ha precisato così quanto affermato due giorni prima nell’intervista a un altro sito argentino, Infobae: “È una prescrizione temporanea… Non è eterna come l’ordinazione sacerdotale… Il celibato, invece, è una disciplina”. “Quindi potrebbe essere rivisto?” gli viene chiesto. “Sì”, risponde il papa, affermando che “nella Chiesa cattolica ci sono preti sposati: tutto il rito orientale è sposato… Non c’è contraddizione che un prete si sposi”.

Come spesso succede, le dichiarazioni del papa (fatte, fra l’altro, mentre il cosiddetto cammino sinodale tedesco si è espresso a maggioranza a favore di una revisione delle norme sul celibato) hanno alimentato la confusione. Per portare un poco di chiarezza ripropongo un’intervista a uno studioso della questione, monsignor Cesare Bonivento, vescovo missionario che al tema ha dedicato il libro Celibato e continenza ecclesiali. Breve compendio storico-teologico.

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Nel 2019 per la prima volta un organismo ufficiale della Chiesa cattolica, il sinodo dei vescovi, ha chiesto al papa di ordinare al presbiterato per una regione del mondo, quella amazzonica, uomini sposati che vivono la loro normale vita matrimoniale.

La richiesta del documento finale del sinodo è rivoluzionaria, tanto più se si pensa che si affianca alle finalità del sinodo della Chiesa tedesca, i cui organizzatori hanno già fatto sapere che la Chiesa di Germania è molto favorevole al celibato opzionale.

La pubblicazione del documento finale del sinodo dei vescovi del 2019 ha suscitato in tutta la Chiesa una domanda: che farà ora il papa?

Nella Querida Amazonia, cioè nella risposta ufficiale del papa al documento finale del sinodo sull’Amazzonia, non c’è però alcun cenno alla richiesta dei preti sposati. Che significa?

Qualche giorno dopo la pubblicazione della Querida Amazonia, il 17 febbraio 2020, l’Osservatore Romano pubblicava un articolo dell’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor Manuel Fernáandez, considerato molto vicino a Francesco, in cui si poteva leggere: “Qualcuno ha sostenuto che Francesco ha ‘chiuso le porte’ alla possibilità di ordinare alcuni uomini sposati, oltre a escludere altre proposte del sinodo. La verità è che Francesco su questo tema non ha chiuso né aperto porte, ha solo evitato di procedere con soluzioni affrettate” e “se in Querida Amazonia non menziona un punto non è perché esclude un suo ulteriore sviluppo, ma perché è evidente che non ha voluto ripetere il documento conclusivo, al punto da aver evitato di citarlo. Francesco dice chiaramente: ‘Non intendo né sostituirlo né ripeterlo’ (n. 2). Se non lo sostituisce, non lo nega”.

Il risultato di tutto ciò è l’incertezza, alimentata dagli stessi vertici della Chiesa. Un’incertezza che “ha creato un clima pesante in molti ambienti ecclesiastici”.

A dirlo non siamo noi. È un vescovo emerito di grande esperienza, monsignor Cesare Bonivento, che alla questione del celibato ecclesiastico ha già dedicato approfonditi studi e ora ne propone uno nuovo, quanto mai necessario: Celibato e continenza ecclesiali. Breve compendio storico-teologico, nel quale afferma che, “pur concedendo che la storia del celibato sia sempre stata una delle più tormentate nella storia della Chiesa, e che lo stesso Concilio Vaticano II sia stato caratterizzato da accesi dibattiti sul celibato, è però sorprendente che, dopo la riconferma del celibato da parte del Vaticano II, come pure dopo la Sacerdotalis caelibatus di Paolo VI, la Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II e i numerosi interventi di Benedetto XVI tutti a favore del celibato, questo venga rimesso ufficialmente in questione e declassato a pura legge ecclesiastica da un organismo ufficiale della Chiesa, che era composto per la maggior parte da vescovi”.

Tutto ciò, annota monsignor Bonivento, “ha causato un gravissimo choc in tutta la Chiesa, perché ha lasciato l’idea che il celibato non sia più da considerare, come lo è stato fino a ora, una gloria della Chiesa, ma sia di fatto posto anche da molti vescovi a livello di una realtà negoziabile, che il Santo Padre potrebbe abolire se lo ritenesse opportuno”.

“Chi ne ha sofferto di più sono stati i sacerdoti, particolarmente giovani, e i seminaristi. Molti avvertono silenziosamente questo clima di incertezza. Hanno solo sentito dire sia nell’aula sinodale che fuori di essa che il celibato non è richiesto dalla natura del sacerdozio; che il celibato alle volte sembra più un impedimento che un aiuto all’evangelizzazione; che nella Chiesa subapostolica esistevano sia i preti celibi che i preti sposati; che molti di loro erano lasciati liberi dall’osservanza del celibato o della continenza sacerdotale; che il celibato è stato imposto nel XII secolo; che la Chiesa dovrebbe permettere il più presto possibile i preti sposati, non solo in Amazzonia, ma in altre chiese locali ugualmente in grande necessità, eccetera. Per di più il silenzio del Santo Padre non è stato spiegato loro in modo sufficiente. È logico che molti di loro si sentano disorientati, e forse anche disimpegnati nel prepararsi adeguatamente a un così grande impegno spirituale, per il solo fatto che non sono sicuri della continuità della sua richiesta da parte della Chiesa”.

Ora, occorre dire chiaramente che questa incertezza non nasce da dati teologici e storici, “ma solo da affermazioni infondate e inesatte sia storicamente che teologicamente”. Ed è triste che “questo metodo sia stato usato anche in ambienti ecclesiastici”.

Proprio perché le inesattezze storiche e dottrinali riguardanti il celibato ecclesiastico rappresentano il terreno più fertile per l’incremento dell’incertezza che sta danneggiando così tanto la Chiesa, monsignor Bonivento, missionario del Pime di Milano che per tanti anni è stato impegnato, anche come vescovo, nella Papua Nuova Guinea, ha voluto mettere in evidenza l’insegnamento quasi bimillenario del magistero ecclesiastico, dimostrando che per venti secoli la Chiesa “non solo ha richiamato la fedeltà al celibato sacerdotale a tutti coloro che avevano ricevuto gli Ordini sacri da celibi, ma ha anche richiamato innumerevoli volte la fedeltà alla continenza sacerdotale da parte di tutti coloro che avevano ricevuto gli Ordini sacri da sposati”.

Un punto è incontestabile: il celibato e la continenza nella Chiesa “hanno sempre camminato di pari passo, perché sono sempre stati richiesti contemporaneamente dalla Chiesa, fin dai tempi apostolici. L’insegnamento dottrinale della Chiesa non li ha mai disgiunti, nonostante le innumerevoli pressioni esterne e interne, subite nel corso dei suoi venti secoli di storia”.

Sulla base del suo approfondito studio, monsignor Bonivento afferma che sperare nel celibato opzionale, che è quanto dire nell’abolizione del celibato ecclesiastico, è teologicamente impossibile. “Naturalmente non ci riferiamo alla decisione presa dalla Chiesa latina con il Concilio di Trento di ordinare solo i celibi. Questa decisione è puramente ecclesiastica, e la Chiesa può sempre cambiarla, come di fatto è avvenuto con il Concilio Vaticano II che ha restaurato il diaconato permanente nella Chiesa latina, aperto anche agli uomini sposati.  Ci riferiamo invece al ‘celibato’ del collegio apostolico, che comprende sia il celibato di Giovanni, sia la continenza di Pietro e di tutti gli altri apostoli che erano sposati, grazie al quale gli apostoli hanno abbandonato tutto, anche le loro mogli, per seguire Gesù, come risulta da Lc 18, 28-30 e Mt 19, 27-29.  Questo tipo di celibato accompagnerà sempre la vita della Chiesa, e non sarà mai abbandonato da essa. Per varie ragioni. Innanzitutto, perché il celibato è stato vissuto da Cristo ed è stato da lui richiesto a tutti i suoi apostoli. Poi perché la Chiesa non si è mai piegata di fronte alle eresie, alla debolezza umana e alle interferenze politiche, che la spingevano a cambiare o adattare il comando di Cristo alle esigenze umane dei suoi ministri. Se non si è mai piegata a tali pressioni nei suoi duemila anni di storia, certamente non lo farà neppure in futuro. In terzo luogo, perché in questi ultimi secoli il magistero e la teologia hanno avuto uno sviluppo profondissimo in merito al celibato ecclesiastico”, arrivando a sottolineare sempre più chiaramente alcuni punti che padre Cesare riassume così:

Vi è un Unico, Sommo ed Eterno Sacerdozio, quello di Gesù Cristo Nostro Signore;

Il sacerdozio ministeriale è tale perché partecipa dell’Unico e Sommo ed Eterno Sacerdozio di Cristo.

Cristo, per adempiere alla sua funzione di mediatore tra Dio e gli uomini, rimase per tutta la vita nello stato di verginità, perché essa significava la sua totale dedizione al servizio di Dio e degli uomini.

Per via del Sacramento dell’Ordine, il Sacerdote agisce “in persona Christi”, cioè come Cristo stesso.

La profonda connessione esistente tra verginità e sacerdozio di Cristo deve riflettersi in quelli che hanno la sorte di partecipare alla missione del Mediatore e Sacerdote eterno, sia celibi sia sposati.

Il vincolo tra sacerdozio e celibato include tutti e tre i gradi del Sacramento dell’Ordine, come pure tutti i chierici celibi e i chierici sposati.

La proibizione del matrimonio dopo le Ordinazioni Sacre è stata decretata dal canone IX della XXIV Sessione del Concilio di Trento, e in questo modo è stato solennemente sancito il celibato ecclesiastico.

Il celibato è un dono preziosissimo che Cristo ha fatto alla Chiesa e, se la Chiesa vuole continuare nella missione che le è stata affidata, deve averne la massima cura. Non a caso, quanto più sono cresciuti gli sforzi per eliminare il celibato ecclesiastico o ammorbidirne la fermezza, tanto più solida è diventata la teologia che lo sostiene e tanto più esplicito è stato il magistero della Chiesa. “Il vincolo tra celibato e sacramento dell’Ordine è ora così evidente, e così sottolineato dal magistero, che pensare all’abolizione del celibato non è altro che indulgere a una ipotesi assurda. Pensare di poter smantellare la solidità di questa dottrina, per dare spazio a un sacerdozio più adatto ai tempi moderni, significa dedicarsi a una missione impossibile”.

“Non sembra dunque – conclude padre Cesare Bonivento – che la strada che la Provvidenza indica ora alla Chiesa sia quella dell’abolizione del celibato ecclesiale. A noi sembra invece che sia quella di sempre: quella appunto del celibato e della continenza ecclesiali. Infatti, la verginità è la cooperazione fondamentale che lo Spirito Santo ha chiesto a Maria, Giuseppe e Gesù, per compiere con essi l’opera della Redenzione, e per tutti e tre è stata la fonte della loro fecondità agli occhi di Dio e della Chiesa. Gesù ha voluto poi continuare a vivere la verginità in terra condividendo il suo celibato sacerdotale con gli apostoli e i loro successori. Pensare che ora sia tempo di far fare un’inversione di marcia alla storia della salvezza, utilizzando mezzi che ci sembrano più adatti ed efficaci di quelli usati dalla Santa Famiglia e dagli Apostoli, significa inoltrarci in un terreno minato”.

Chi riceve gli Ordini sacri deve seguire la stessa strada di Cristo, e questo è il modo che Cristo stesso indica per superare sia le difficoltà pastorali attuali sia quelle future.

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