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Scoprire l’Eucaristia con san Giovanni Bosco / 1. Educare alla santa Messa

di don Marco Begato

Mi è stato chiesto di collaborare a un interessante collezione di articoli sul tema della Comunione spirituale. Interverrò con un approfondimento relativo alla spiritualità di san Giovanni Bosco. Avendo raccolto del buon materiale e avendone però usato solo una parte, ho pensato di comporre una serie di brevi interventi che riprendano in modo più diffuso la visione di san Giovanni Bosco sul mistero eucaristico. Mi pare un buon contributo utile a meditare attorno a un tema molto dibattuto oggi. Le parole di san Giovanni Bosco possano offrire spunti su cui riflettere.

Preciso che questi articoli non vogliono avere un valore storico-scientifico e nemmeno hanno una pretesa di completezza. Mi limiterò a riproporre brani tratti dagli scritti del santo. Ugualmente non sono a dire che questi scritti dovrebbero essere in qualche modo normativi, non dico cioè che dobbiamo tornare a dire e fare esattamente quanto faceva don Bosco; credo siano esemplari, questo sì. E quindi conoscerli ci dà un buon esempio di quale amore il cristiano debba avere per la Santa Eucaristia. Come attuare tale amore nel contesto liturgico e spirituale odierno è un’altra questione, di cui non parlerò in tale sede.

Come assistere alla santa Messa

A metà degli anni Quaranta, don Bosco pubblica la prima edizione de Il giovane provveduto, un manuale di spiritualità e preghiera destinato ai ragazzi. In esso troviamo le istruzioni per vivere bene la Messa, al capitolo Maniera di assistere con frutto alla Santa Messa. Non si tratta di una raccolta di riflessioni, ma di uno strumento pratico da usare durante le celebrazioni. Troviamo quindi un’introduzione teorica decisamente concisa, cui fanno seguito le preghiere suggerite. Idealmente non cambia molto rispetto all’impostazione dei messalini odierni.

Il capitolo si apre con un Avvertimento, in cui è riassunta la dottrina del Santo Sacrificio. Si ricorda anzitutto che la sostanza della celebrazione è quella appunto del sacrificio in Croce del Signore, presentato sotto le specie consacrate del pane e del vino.

“La messa è l’offerta ed il sacrificio del corpo e del sangue di Nostro Signor G. C. che viene offerto e distribuito sotto le specie del pane e del vino consacrato: Capite bene, o figliuoli, che nell’assistere alla santa Messa fa lo stesso come se voi vedeste il Divin Salvatore uscir di Gerusalemme e portare la croce sul monte Calvario, dove giunto viene fra’ più barbari tormenti crocifisso spargendo fino all’ultima goccia il proprio sangue”.

Notiamo che manca il riferimento all’Ultima Cena, che invece è fortemente sottolineato nella riflessione teologica contemporanea. D’altra parte, i documenti ante, in e post conciliari ribadiscono che gli sviluppi teologici non hanno l’autorità (né la volontà!) di cancellare gli insegnamenti tradizionali. Per cui ciò che andiamo leggendo in don Bosco non è falso, né superato. Certo potrebbe essere integrato con ulteriori commenti e incisi.

Proseguendo, l’autore precisa ai suoi ragazzi la sola vera distinzione tra il Sacrificio del Calvario e quello della Messa, che sono il medesimo sacrificio:

“Questo medesimo sacrificio rinnova il Sacerdote mentre celebra la santa Messa con questa sola distinzione che il sacrifizio del Calvario Gesù Cristo lo fece collo spargimento di sangue, quello della Messa è incruento, cioè senza spargimento di sangue”.

Fin qui la dottrina eucaristica, ne consegue che l’atto più importante del cristiano è partecipare alla Santa Messa e qui deve tendere anche il suo desiderio.

“Siccome non si può immaginare cosa più santa, più preziosa quanto il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo, così voi quando andate alla santa Messa, voglio siate persuasi che fate un’azione la più grande, la più santa, la più gloriosa a Dio, e la più utile all’anima propria. Gesù Cristo viene egli stesso in persona ad applicare a ciascuno in particolare i meriti di quel sangue adorabilissimo, il quale sparse per noi sul Calvario in croce. Ciò deve inspirarci una grande idea della santa Messa e farci desiderare li assistervi bene”.

Purtroppo non sempre il desiderio dei fedeli si accende in tale direzione e non sempre gli atteggiamenti aiutano l’elevazione spirituale. Questo è vero oggi come lo era ai tempi di san Giovanni Bosco e questo dovrebbe darci di che soffrire e pensare.

“Ma il vedere tanti figliuoli con volontà deliberata distratti starvi irriverentemente senza modestia, senza attenzione, senza rispetto, rimanendosi in piedi, guardando qua e là, ah! costoro rinnovano più volte i patimenti del Calvario con grave scandalo de’ compagni e disonore della religione!”

Quale rimedio a ciò? Il rimedio è quello che il Concilio chiamò actuosa participatio. Ora, tale espressione è stata intesa in molti modi e non ho intenzione di entrare in questo dibattito. Guardando a don Bosco, l’actuosa participatio significa mettere i cristiani, fin da ragazzi, nella condizione di capire e seguire il rito e di aderirvi col corpo, coi sentimenti e con le elevazioni spirituali. In concreto, secondo una pratica allora diffusa, don Bosco suggerisce di accompagnare la preghiera liturgica con un esercizio di fantasia, in cui si evocano episodi della vita del Salvatore per ogni momento della Messa. A ben pensarci non è molto diverso da quanto facciamo ancora oggi nella recita del Rosario: accompagnamo la preghiera vocale con la rappresentazione mentale dei misteri della vita di Gesù.

“Per evitar un male così grande entrate con disposizioni di vero cristiano nello spirito di Gesù Cristo, e supponete di vederlo cominciare la sua dolorosa passione, esposto a’ più barbari trattamenti per nostra salvezza. Durante la Messa state con modestia e raccoglimento tale che alcuna cosa non sia per  {85 [265]} disturbarvi. Il vostro spirito, il cuore, i sentimenti vostri non siano ad altro intenti che ad onorare Iddio. Vi raccomando di avere grande premura per andare alla santa Messa, e di tollerare a tal fine anche qualche incomodo”.

Qui finisce la teoria sulla Messa nel Giovane provveduto. Seguono le consuete preghiere per il rito. Don Bosco le prende dalla tradizione, con piccoli adattamenti. Andremo a leggerle insieme, alla fine farò un paio di considerazioni.

1.continua

Aldo Maria Valli:
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