Gender e omosessualismo / Un gruppo di fedeli scrive al vescovo: “Con il cuore in mano la preghiamo di sostenerci nella battaglia contro le tenebre”

Cari amici di Duc in altum, ricevo e volentieri condivido questa lettera aperta che alcuni fedeli hanno consegnato al vescovo diocesano. Su loro richiesta il nome del vescovo non viene reso pubblico.

“Abbiamo scritto – spiegano gli autori della lettera – perché pensiamo che in questo tempo non sia più possibile stare solo a guardare la dissoluzione della fede cattolica”.

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di Fabio Nones e altri fedeli

Siamo un gruppo di fedeli preoccupati, ma che non vogliono rimanere inerti e in silenzio davanti all’avanzata delle teorie gender e dell’omosessualismo nella società e nella Chiesa. Ci rivolgiamo a Lei perché ci illumini e ci conforti in questo smarrimento. Constatiamo che in varie diocesi d’Italia si sono svolte veglie contro l’omotransfobia ma ci sembra che, dietro il paravento di contrastare la discriminazione, si voglia introdurre nella Chiesa l’idea che il comportamento omosessuale sia possibile, sullo stesso piano di quello fra uomo e donna.

Ci sono gravi problemi umani e di fede da considerare. Per spiegarci bene, prendiamo spunto liberamente da una lezione sul magistero di Benedetto XVI del professor Livio Melina, già preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II.

Noi siamo stati creati da Dio come maschio e femmina e questa realtà appartiene all’essenza della creatura umana. Nella nuova filosofia della sessualità gender invece la dualità di maschio-femmina viene contestata. La persona contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità e decide di crearsela autonomamente. La differenza sessuale tra l’uomo e la donna, cioè la loro complementarità, ci mostra che essi sono fatti per amarsi e per comunicare la vita. Se non esistesse la dualità maschio-femmina, allora non esisterebbe neppure più la famiglia come realtà prestabilita dal Creatore. Ma in tal caso anche la prole perderebbe il luogo naturale che le spetta e la particolare dignità che le è propria. Il figlio da soggetto personale a sé stante rischia di venir considerato un oggetto a cui si ha diritto e che ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo viene avvilito nell’essenza del suo essere immagine di Dio. Nella tradizione giudaico-cristiana Dio ha scelto di comunicarsi all’uomo attraverso un linguaggio familiare, ma se questo linguaggio non avesse più una base esperienziale si perderebbe anche la capacità di comunicare e comprendere il Dio cristiano. L’ideologia gender distingue la sessualità (che è un dato naturale) dal genere, cioè dall’identità sessuale percepita, e la seconda andrebbe intesa come il frutto di una scelta che può prescindere dal dato naturale. Questa ideologia mette in discussione non solo la famiglia come forma sociale, ma anche l’essere umano stesso nelle sue relazioni costitutive con gli altri (l’essere padre, madre, figlio, fratello, sorella…). In altre parole concepisce l’essere umano come un individuo isolato, che ha il potere di crearsi un’identità a prescindere dalla natura e dalle relazioni con gli altri. Le questioni dell’omosessualismo e del gender non sono semplicemente questioni di morale individuale, ma riguardano la morale sociale, l’antropologia e, ultimamente, la stessa teologia. È in gioco la visione stessa dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio e chiamato al dono di sé, così come la possibilità di comunicare ragionevolmente la fede cristiana.

Nell’epoca moderna si è affermata purtroppo un’interpretazione radicale e nichilista della libertà che si contrappone alla verità. È un’idea che – negando il presupposto creaturale – si costruisce autonomamente imponendosi sull’essere e considera lo stesso corpo come una sorta di materiale infinitamente plasmabile. Inoltre in nome di un personalismo equivoco e di un primato della coscienza soggettiva si nega la possibilità che si diano nella vita morale degli assoluti, cioè atti oggettivamente incompatibili con il bene della persona. Nella concezione cristiana la libertà, per essere autentica, deve essere legata a un Senso e ad una Verità che la precede. Esiste una legge naturale che non è una legge fisica-biologica constatabile empiricamente dalle scienze naturali, ma è piuttosto la legge del Logos che si esprime nell’ordine della creazione. Il corpo non è una materia priva di significato, manipolabile a piacimento dalla volontà umana, ma ha un suo linguaggio, una verità da esprimere che si radica nell’ordine stesso della creazione. Il nostro è un corpo ricevuto, filiale, che porta in sé le tracce di un padre e di una madre. Il corpo ci parla di un’origine che noi non abbiamo conferito a noi stessi. “Mi hai tessuto nel seno di mia madre” dice il salmista al Signore (Sal 139,13).

Di fronte all’omosessualità la Chiesa anzitutto ha ribadito più volte positivamente il valore unico e irripetibile di ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Per la Chiesa non esistono gli omosessuali, esistono le persone con tendenza omosessuale. Il valore della persona precede e supera ogni valutazione morale, così come precede e supera la tendenza sessuale, pur costitutiva e importante. Invece per l’ideologia omosessualista la persona coincide essenzialmente con il suo orientamento sessuale. Il principio fondamentale della morale sessuale cattolica è che solo nel matrimonio legittimo tra un uomo e una donna la sessualità trova il suo vero senso: infatti, solo all’interno della relazione coniugale l’atto sessuale mantiene integro il suo valore di dono di sé all’altro (carattere unitivo) e di apertura alla vita (carattere generativo). Senza questo contesto, la sessualità manca dei criteri oggettivi che la rendono pienamente umana, secondo l’ordine voluto da Dio. Quindi tutti i celibi, senza distinzione, nella Chiesa sono chiamati a vivere in castità e continenza. L’atto omosessuale non realizza una vera unità tra le persone (mancando la complementarità sessuale) e non genera altra vita: diventa un atto che tende a ripiegarsi su sé stesso, narcisistico. Naturalmente, un conto è il giudizio sull’atto, intrinsecamente disordinato, altro la responsabilità morale soggettiva, che può essere condizionata, e quindi anche fortemente attenuata, dall’età del soggetto, dalla sua storia e dall’ambiente in cui vive. Tuttavia le inclinazioni sessuali disordinate possono e devono essere comunque plasmate e dominate dalla volontà, attraverso l’esercizio della castità: una virtù a cui ogni credente anche etero-sessuale è chiamato secondo una dignità e una vocazione che viene prima dell’inclinazione e dell’identificazione sessuale di ciascuno. La cultura gay rivendica invece il matrimonio egualitario, cerca una legittimazione sociale e giuridica per atti e stili di vita, fino a una totale equiparazione dell’omosessualità e di ogni altra pratica sessuale con l’eterosessualità. Si tratta di un cambiamento epocale del senso comune e della stessa dottrina della Chiesa: un cambiamento portato avanti anche attraverso una nuova esegesi ideologica delle Sacre Scritture.

La Chiesa non ha mai respinto nessuno, ha sempre accolto tutti, ma siccome la natura umana, ferita dal peccato, è più incline al male che al bene, chiede a ogni fedele il compito di impegnarsi costantemente in un cammino di continua conversione e purificazione interiore anche in campo sessuale. Un cammino non facile per nessuno, ma sostenuto dalla grazia e dai sacramenti, soprattutto l’Eucarestia e la Confessione. Gesù non ci ha promesso una vita facile in questa terra di esilio, bensì la vita eterna e beata in cielo se saremo perseveranti. Si parla tanto di inclusione nella Chiesa delle persone omosessuali confondendo spesso in modo tendenzioso la persona con il suo orientamento sessuale, ma accogliere tutti non significa accogliere qualsiasi tipo di comportamento sessuale. Un conto è l’accoglienza della persona, che deve essere sempre amorevole e rispettosa, un conto è l’accettazione del suo orientamento e comportamento sessuale disordinato che non può venir approvato in alcun caso. Come già detto, per l’ideologia gender invece la persona coincide essenzialmente con il suo orientamento sessuale e perciò pensa che non si possano accettare le persone cosiddette Lgbtq senza accettare il loro orientamento sessuale e quindi in ultima analisi consentire i loro atti sessuali disordinati. Per questo pretenderebbe di cambiare la dottrina cattolica su tale punto. Ma se la Chiesa accettasse che gli omosessuali possano essere sessualmente attivi, perché i celibi etero-sessuali dovrebbero continuare invece a essere continenti e casti? È giusto un accompagnamento delle persone orientate in senso omosessuale a vivere l’amore perché è la vocazione scritta nel carattere creaturale delle persone e nella stessa grammatica del corpo, ma nel loro caso dovrebbe significare aiutarli a vivere l’amore nella forma di un’amicizia anche tenera ma pura e disinteressata, che non sconfina nella sfera sessuale.

La preghiamo con il cuore in mano di sostenerci in questa battaglia contro il potere delle tenebre. Questo è il tempo del coraggio anche a costo dell’impopolarità. La preghiamo: ci dica per l’amor di Dio se dobbiamo continuare a credere ciò che abbiamo scritto sopra e che nostra Madre Chiesa ci ha insegnato per secoli su questo argomento cruciale ed è riassunto mirabilmente nel Catechismo. Sarebbe un bel segno organizzare un momento di preghiera pubblico di riparazione per il gay pride e per tutte le offese contro il meraviglioso progetto di Dio sull’uomo e la donna da parte di tutti noi fedeli.

Caro Padre, ci perdoni se ci siamo permessi di scriverLe così francamente con l’audacia di santa Caterina di Siena. Abbiamo cercato di farlo con dovuto rispetto e stima non per insegnarLe cosa deve dire o fare, ma per chiarire quanto grande sia la posta in gioco e la nostra preoccupazione. Attendendo una Sua cortese risposta, La preghiamo di benedirci spiritualmente.

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