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Santità è purezza / Rileggendo san Giovanni Bosco. 6

di don Marco Begato

Castità selvaggia

Don Ricaldone si introduce con un paragone severo, ma chiaro: “Se don Bosco, angelo di purezza, è stato così delicato, così pieno di riguardi, direi timido e prudentissimo in tutto ciò che aveva rapporto con la castità, chi oserà ostentare disinvoltura e sicurezza?”. Come potremo sperare di cavarcela se non imitiamo don Bosco? Come possiamo ritenere di essere migliori di lui? Con quale audacia vogliamo sperare di avere successo, trascurando quei mezzi cui lo stesso don Bosco si è attenuto? E dunque qual è l’esempio lasciatoci da don Bosco? La reputazione del Santo è tale che “per il suo riserbo e per il costante, fermo, assoluto suo proposito di conservare la castità in tutto il suo splendore, un illustre biografo, il senatore Crispolti, poté affermare, e non senza ragione, che la castità di don Bosco era addirittura selvaggia”. Termine pesante, apparentemente irriverente, che però fa da contrappunto a una condotta e a una fama splendida e luminosa. “Selvaggia, vale a dire tutta fatta di ritiratezza, di circospezioni, di internamenti, di separazione da mondo, di fierezza che non ammette avvicinamenti né contatti pericolosi”. Un aneddoto varrà più di mille descrizioni:

“Un giorno fu invitato ad assistere ad una recita eseguita in un convitto di nobili fanciulli. La commedia rappresentava un figlio, dicevasi, di un incauto amore, e che era preferito al figlio legittimo, per le sue viertù. Vedendo svolgersi innanzi una simile tela, don Bosco si alzò sul finire del primo atto: ‘E danno di queste cose?’ disse ad un Superiore che gli era a fianco. ‘Capisce bene! Bisognerebbe uscir fuori, non solo dal Collegio, ma anche da questo mondo, per non sapere certi avvenimenti’. ‘Sia come si vuole, io intanto la saluto’. ‘Come? Se ne va?’. ‘Precisamente’. Ed uscì fuori”.

Lasciando di riprendere altre pur suggestive pagine, dedicate al rapporto con le donne e pure con le consacrate, ci portiamo ai paragrafi in cui si tocca la questione dell’educazione dei giovani. Don Ricaldone precisa che il tema della purezza è solo una modalità particolare di attuare l’imperativo superiore della carità, e in particolare quello della carità educativa verso la gioventù.

Caratteristiche della carità salesiana

La carità è ovviamente a fondamento della vita religiosa cristiana, ma in cosa si distingue la carità secondo il carisma salesiano lasciato da don Bosco?

Anzitutto, “tutto il suo metodo si appoggia sopra l’amorevolezza, quasi a dire sull’amore soavemente vissuto, sull’amore che spande sulle anime il profumo celeste della pazienza, della benignità, della bontà, della più attraente dolcezza”.

Altra caratteristica “è lo spirito di famiglia”, di cui don Bosco fu maestro insuperabile. E in cosa si coglie? “I salesiani che vissero con lui, così numerosi e tanto diversi per indole e carattere, erano tutti persuasi, non solo di essere da Lui amati, ma ciascuno si stimava, in cuor suo, il preferito”.

Terza caratteristica della carità voluta da don Bosco “è quella di essere sentita, conosciuta dal giovane al quale è rivolta”. Interessante il rilievo fatto a don Ricaldone: “Non voglio chiamarla carità sensibile per timore che questo aggettivo possa essere frainteso, ma è indubbio, che mentre don Bosco inculcava una carità profondamente soprannaturale, dall’altra voleva che l’alunno avvertisse non solo ma sentisse la carità del suo educatore”.

Ne emerge il quadro di relazioni educative molto sentite e chiaramente manifestate, senza con ciò tollerare uno scadimento delle medesime in forme sconvenienti “le quali, se son permesse nel seno di una famiglia cristiana, costituirebbero non solo una sconvenienza, ma un gravissimo pericolo per l’educatore”. Il requisito imprescindibile per vivere una tale carità, affettiva ma custodita, è quello di una condotta pura: “Appunto perché egli ci propone una carità speciale, quasi nuova e che ci espone a maggiori pericoli, esige da noi una purezza non solo caratteristica e speciale, ma circondata di austerità e rigorose esigenze tali che difficilmente si riscontrano presso altri istituti religiosi.

Caratteristiche della castità salesiana

Carità e castità salesiana si intrecciano a partire dal particolarissimo sguardo di fede con cui don Bosco ha guardato all’educazione: “Vedeva nel fanciullo non solo una cosa sacra, alla quale si deve la massima riverenza, ma sopra tutto un’anima da salvare, un cuore da conservare r rendere puro perché fosse tempio della Divinità”. Da qui scaturiscono la sua visione e la sua missione di educatore: “Egli amava vedersi circondato di fanciulli, non solo per godere del profumo di quei gigli, di quei fiori di innocenza che formavano le sue delizie, ma per tutelarne e difenderne il candore e la fragranza. Con questi sentimenti di fede egli accostava i giovani”. Ciò premesso, don Bosco “non ignorava che i giovani per le grazie proprie della loro età e per il candore della loro innocenza, possono costituire un grave pericolo per i loro educatori”, dal che discende l’insistenza sulla custodia della purezza.

6.continua

Aldo Maria Valli:
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