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Il prossimo Sinodo e la Finestra di Overton nella Chiesa. Ovvero come rendere cattolico ciò che cattolico non può essere

di Paolo Gulisano

Della crisi della Chiesa si sta parlando da diverso tempo, con disagio crescente tra le persone più sensibili al problema, perché lo avvertono in tutta la sua drammaticità. Inoltre, poiché ormai si incomincia a parlare sempre più insistentemente perfino di scisma, i cattolici fedeli alla Tradizione non solo provano amarezza per lo spettacolo offerto da gran parte della gerarchia, dei teologi e di chi “fa opinione” nel mondo ecclesiale, ma vivono una forte preoccupazione per chi eventualmente volesse allontanarsi dalla Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Da questo punto di vista, particolare allarme sta destando l’imminente Sinodo sulla sinodalità che impegnerà la Chiesa dall’autunno del 2023 fino al 2024. Un anno di lavori che produrranno documenti, e naturalmente un gran vociare mediatico, e potrebbero rappresentare una vera e propria rivoluzione all’interno della Chiesa cattolica. Il Sinodo determinerà il modus vivendi e operandi della Chiesa del futuro. Sarà il sigillo del pontificato di Jorge Mario Bergoglio, che avrà così esaurito il suo compito: come ha sempre enunciato, quello di “avviare processi”.

Il concetto di processo è lo stesso che ha dato spunto per il titolo di un libro estremamente prezioso: Processo sinodale: un vaso di Pandora, di José Antonio Ureta e Julio Loredo, già autori di diversi studi e pubblicazioni sulla Chiesa contemporanea.

Il libro (di cui Duc in altum si è già occupato qui) offre un’accurata analisi del processo preparatorio del Sinodo, in particolare grazie alla disamina dei documenti di quella che è stata la sua prova generale: il cammino sinodale della Chiesa in Germania. Temi già dibattuti a livello teutonico potrebbero essere quelli dominanti nel Sinodo di tutta la Chiesa: il ruolo delle cosiddette “minoranze emarginate”, l’”inclusività”, la “democratizzazione” della Chiesa, lo stravolgimento del concetto di famiglia, l’abrogazione di fatto del sesto comandamento, e così via. Alla fine del Sinodo potremmo trovaci di fronte a una Chiesa radicalmente trasformata.

Gli autori a conclusione del libro si chiedono se assisteremo a un Sinodo truccato, e invitano i cattolici, con l’aiuto di Dio e della Santa Vergine e come ricorda nella bella prefazione il cardinale Burke, all’impegno per impedire che si realizzi un piano destinato a sfigurare la divina costituzione della Santa Madre Chiesa.

Suggestivo il sottotitolo: Un vaso di Pandora. Giusto questo richiamo alla mitologia classica. La vicenda del vaso di Pandora ci riporta al mito di Prometeo, una delle figure più amate dall’ideologia scientista e illuminista, il titano che dona il fuoco agli uomini rubandolo a Zeus. Il re degli dei decide di vendicarsi donando agli uomini la prima donna mortale, Pandora. Vendetta sottile, perché Pandora, resa bellissima da Afrodite, è destinata a portare a perdizione il genere umano.

Secondo il racconto tramandato dal poeta Esiodo, il celebre vaso era un dono fatto a Pandora da Zeus, il quale le aveva raccomandato di non aprirlo. Questo vaso, che avrebbe dovuto contenere grano, era invece pieno dei mali che affliggono l’umanità.

Pandora, che aveva ricevuto dal dio Ermes il dono della curiosità, non tardò però a scoperchiarlo, liberando così tutti i mali del mondo: gli spiriti maligni della malattia, della pazzia e dei vari vizi. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza (Elpis), che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Aprendo il vaso, Pandora realizzò quindi la punizione di Zeus: condannare l’umanità a una vita di sofferenze.

In precedenza l’umanità aveva vissuto libera da mali, fatiche o preoccupazioni di sorta e gli uomini erano, così come gli dei, immortali. Dopo l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato e inospitale, simile a un deserto. L’antichissimo mito ci richiama all’idea di caduta, che origina da un peccato di disubbidienza, esattamente come viene raccontato nella Genesi.

A mio avviso, tuttavia, e con tutta la stima e l’apprezzamento per gli autori di questo libro, non credo che il Sinodo sarà un vaso di Pandora, perché in realtà i mali e gli errori che esso potrebbe contenere sono già abbondantemente fuoriusciti e sono in circolazione da molto tempo.

A mio avviso, invece, il Sinodo sarà una tappa fondamentale e cruciale della Finestra di Overton che, dopo essersi spalancata per la società civile, si è aperta anche per la Chiesa.

La finestra di Overton, come noto, è un approccio per identificare le idee che definiscono lo spettro di accettabilità delle politiche governative. I politici possono agire soltanto all’interno dell’intervallo dell’accettabile. Spostare la finestra implica che i sostenitori di politiche al di fuori della finestra persuadano l’opinione pubblica a considerarle accettabili e perfino desiderabili.

È avvenuto così per molti princìpi morali e civili, e lo “stato di emergenza” pseudopandemico ha sancito un nuovo paradigma per le libertà personali. Allo stesso modo, è in atto da tempo un processo di metamorfosi della Chiesa cattolica, finalizzata a modificarne il credo, la dottrina, la liturgia, la struttura stessa. Il Sinodo, gestito da una ristretta élite di prescelti, nell’indifferenza quasi generale del popolo cattolico, abituato ad accettare ogni cambiamento in quanto buono per definizione, farà poi in modo di convincere tutti a considerare normali e accettabili (come lo sono già per l’opinione pubblica) scelte e politiche ecclesiali che normalmente dovrebbero essere considerate eterodosse e inaccettabili. Sarà il tracollo mentale di cui aveva parlato quasi un secolo fa Chesterton. Di fronte a questo scenario, la domanda disperata che si alza, ed emerge anche in questo libro, è: che fare?

I nuovi padroni della Chiesa cattolica sarebbero ben felici che gli “indietristi”, come si suole definire chi si oppone al processo rivoluzionario, se ne andassero e facessero lo scisma. Probabilmente il senso di responsabilità dei fedeli più legati alla Tradizione li porterà a un atteggiamento di rispettosa obbedienza e di sopportazione fino a una sorta di martirio non cruento, ma molto doloroso, nel permanere nella neo-chiesa. Ma le cose potrebbero anche andare diversamente: tutto dipenderà da fino a che punto si spalancherà la finestra di Overton.

Aldo Maria Valli:
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