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Ancora sulla bambina teologa e la non risposta del papa. Ovvero: in caso di dubbi, non chiedete alla Santa Sede

di Nicolò Raggi

Caro Valli,

con il suo aplomb, nell’articolo dedicato alla bimba che chiedeva lumi circa la genealogia di Dio [qui], lei ha messo in luce due questioni fondamentali della nostra fede: chi sia Dio e a chi ci si debba rivolgere in caso di dubbi.

  1. Chi ci ha creato?

Ci ha creato Dio.

  1. Chi è Dio?

Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.

  1. Per qual fine Dio ci ha creati?

Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in Paradiso.

Che meraviglia! E come siamo lontani oggi dalla sublime semplicità del Catechismo di san Pio X, pensato per gli analfabeti.

Oggi, forse non del tutto incapaci di leggere e scrivere, sperimentiamo ogni giorno di più l’incapacità di comunicare la fede con parresia.

D’altra parte, la fede si può comunicare se c’è.

Nel Credo (a cui sempre meno principi della Chiesa credono [si veda qui, per esempio] del Figlio, coeterno al Padre, si dice “generato, non creato”.

Un buon accenno di risposta, che però non c’è stato. Il che ci porta alla seconda questione: a chi fare le domande.

Negli ultimi tempi, come il luogo meno sicuro per un malato è diventato l’ospedale, così l’interlocutore meno affidabile per un dubbioso è diventata la Santa Sede.

In attesa di tempi migliori, ricordo che la nostra insegnante di filosofia raccontò alla classe che, in occasione della sua prima comunione, spiazzò il parroco con questa domanda: “Cosa faceva Dio, prima della creazione?”. E, molto divertita, continuava dicendo che la risposta frettolosa e impacciata del curato fu: “Si beava di se stesso”.

Magari oggi ci dicessero che Dio è beato per natura, invece di raccontarci, con i monsignori Spadaro e Paglia, che è un rigido bacchettone!

Comunque, la nostra capace professoressa utilizzava questo aneddoto per introdurci alla definizione aristotelica del tempo: misura del divenire, secondo il prima e il poi.

Dato dunque che anche il tempo fa parte della creazione, non ci può essere nessun “prima”!

Ma lasci che, prima di concludere, provi anch’io a dare un consiglio all’intrepida bambina, citando il testo di una bella canzone italiana:

Avere un sogno a cui dare la tua fatica;
Il sudore e il silenzio della salita,
Volere qualcuno con te.
Imparare a saper perdere!
Amare, lasciarti amare per vivere.

Sì, sarà così, sarà bellissimo,
Sarà davvero la vita, la vita che ci voleva!
Sì, sarà così, sarà bellissimo,
Anche se sarà difficile, sarai quel che ci voleva!

 

Aldo Maria Valli:
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