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E a Torino la chiesa più grande della città diventa un “Caffè della Morte”

di Lorenzo Gnavi Bertea

Caro Valli,

la chiesa di San Filippo Neri, la più grande di Torino, nell’ambito di Torino spiritualità è stata trasformata per un giorno in un “Death Cafè”, cioè in un “Caffè della Morte”: il più grande di sempre, dicono gli organizzatori!

Questa la notizia, come viene data dall’Ansa:

Dopo l’intervento del monaco e tanatologo Guidalberto Bormolini, il pubblico verrà diviso in 60 gruppi: 600 potenziali persone, 10 per ogni tavolo, guidate da un facilitatore, che danno vita a una discussione comune sul perché la morte faccia parte della vita.

L’evento è realizzato con la collaborazione di Fondazione Fabretti Onlus, Fondazione Faro, Ordine Psicologi Piemonte, Scuola Capitale Sociale. Main sponsor, Socrem, Società per la cremazione Torino.

Torino Spiritualità dedica cinque giorni “Agli assenti. Della morte ovvero della vita”, un’opportunità per scrittori, pensatrici, filosofi, artisti e per il pubblico del festival di provare a riflettere sul nostro rapporto con la morte. Il festival, ideato e organizzato dalla Fondazione Circolo dei lettori, va avanti fino a domenica 1 ottobre tra il Circolo dei lettori, teatri, cinema e luoghi della cultura di Torino. Molti incontri sono già sold out, a testimonianza del profondo legame tra il festival e il suo pubblico. Tra le voci Björn Larsson, Éric-Emmanuel Schmitt, Stefano Massini, Chiara Valerio, François Jullien, Chandra Livia Candiani, Vito Mancuso, Guidalberto Bormolini, Massimo Recalcati, Ilaria Gaspari, Jón Kalman Stefánsson, Massimo Mantellini, Chiara Alessi, Cristiano Godano, Gabriella Caramore, Paolo Nori, Vittorio Lingiardi, Emanuele Treviri.

Ma come è possibile che la diocesi di Torino si sia resa complice di questa doppia e grave profanazione? Dico “doppia” per le seguenti ragioni:

1) in primis perché ogni chiesa è un luogo sacro dedicato a quel Dio della Vita che con la Resurrezione del proprio Figlio ha vinto per sempre la morte: trasformare una chiesa, anche se per un solo giorno, in un luogo ove si celebra l’idea della morte significa rendere omaggio a quel serpente antico che noi conosciamo anche con i nomi di “spirito di confusione”, “mistero di iniquità” e “dio della morte”.

2) in secondo luogo perché la chiesa non è un Caffè, così come non è una bocciofila, una balera o una palestra: l’uso distorto di un luogo sacro, alias l’abuso, non può che essere una profanazione.

L’amara conclusione di questa triste vicenda è che nella Chiesa di oggi tutto quello che non è espressamente vietato diventa lecito.

A questo punto aspettiamoci di tutto e di più.

 

Aldo Maria Valli:
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