L’Ohio, il “diritto all’aborto” e Barabba

di Vincenzo Rizza

Caro Valli,

le recenti notizie sull’intenzione di Macron di costituzionalizzare il diritto all’aborto e sugli elettori dello Stato dell’Ohio, che si sono schierati in favore dell’interruzione volontaria di gravidanza, confermano, purtroppo, le perplessità che avevo espresso in passato circa la bontà della nota sentenza della Corte Suprema statunitense che ha ribaltato gli effetti della precedente sentenza Roe vs Wade.

Trovavo fuori luogo l’entusiasmo con cui il mondo pro-life aveva accolto la decisione, che definivo pilatesca. I giudici, infatti, hanno scelto di non prendere posizione sull’inalienabile diritto alla vita del nascituro, ponendo l’accento su una circostanza meramente secondaria e formale: la mancata menzione nella costituzione del diritto all’aborto.

Di fatto si è, quindi, legittimata la possibilità per il legislatore di decidere sull’aborto a suo piacimento, rimettendo alla mercé della maggioranza di turno la scelta se consentire o no l’omicidio di un innocente.

D’altro canto, se si considera il feto come un mero ammasso di cellule, alla stregua di un corpo estraneo alla donna, non ci sono ragioni razionali per impedirle di abortire liberamente.

Solo se si considera quel feto già vita nel momento stesso del concepimento nascono i presupposti per impedire, ora e nel futuro, l’interruzione di gravidanza: la libera scelta della donna troverebbe un ostacolo insormontabile nel diritto del concepito, anche se ancora non nato, di venire al mondo. Diritto che non potrebbe essere negato da alcuna legge, ordinaria o costituzionale che sia.

In conclusione, in Ohio il “popolo” ha votato, e ancora una volta ha scelto Barabba. Non c’è bisogno di possedere doti profetiche per preconizzare che quel voto sarà presto esteso in molti altri Stati.

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