Che fare? / Le mie tante domande e le mie risposte, con cuore di mamma

di Elena Martinz

Caro Valli,

leggo sempre con profondo dolore le lettere di Fabio Battiston [qui]. Vorrei che sapesse che c’è una piccola mamma che comprende la sua afflizione, la sua battaglia interiore, la sua perplessità, la sua indignazione, ma anche la sua speranza che germoglia tra le righe. Una tale sofferenza non può essere liquidata in fretta e in modo superficiale, perché è in gioco la vita. La vita terrena e quella eterna.

Per anni sono stata ferma a guardare inerme l’agonia di quello che oggi oso definire un suicidio. Mi ero illusa di poter così consolare in silenzio Cristo Crocifisso, ma oggi credo di essermi sbagliata.

Ho assistito in silenzio e attonita a sacrilegi e atti blasfemi compiuti non da parte di soldati o farisei, ma da coloro che la Chiesa definisce suoi apostoli.

Ho ripensato migliaia di volte alla scena del Calvario, come suggerito dall’Investigatore Biblico [qui], durante le mie notti insonni e confesso che non ho trovato Pietro, Giacomo o Tommaso a sputare su Gesù. Non ho sorpreso Andrea, Bartolomeo o Filippo a infilare sulla testa del loro Maestro la corona di spine o a percuoterne il corpo con la canna. Ho invece notato un Pietro affranto, con gli occhi pieni di lacrime. L’unico apostolo che ha tentato di “arrestare” la dottrina del Maestro, svendendola per trenta denari, è Giuda Iscariota. Lui non era sul Golgota: era al campo di sangue ed era solo.

Ho guardato in direzione della Croce e ho visto Maria: è vero, lei non impreca contro chi uccide suo Figlio, ma non è nemmeno andata in quel campo a tentare di salvare Giuda. Lei è stata ferma davanti all’unico Sacrificio che salva, non al suicidio che danna.

La mia è una riflessione senza pretese. Vorrei solo che si provasse a guardare ai fatti da prospettive e angolazioni diverse da quelle a cui siamo abituati.

In trent’anni di catechesi e ritiri cattolici ho ascoltato gli insegnamenti più disparati e spessissimo in contraddizione tra loro, ma naturalmente tutti “ispirati” e tutti “veri”, in quanto espressione dei vari carismi che negli ultimi anni fioriscono nel giardino della Chiesa. Ho incontrato una miriade di maestri, carismatici o meno, consacrati e laici, che si adoperavano con zelo instancabile per convincermi che il loro insegnamento era quello più perfetto, che il cammino da loro proposto era il più giusto, almeno per me. La “nuova evangelizzazione”, la “nuova primavera” della Chiesa, il “rinnovamento” della Chiesa: questi i cartelli che dovevano convincermi che il portone largo in cui mi invitavano a entrare e che si apriva su una via lastricata e in discesa era la porticina stretta di cui parlava Gesù.

Nonostante la mia obbedienza e la mia docilità agli insegnamenti di questa Chiesa, ho sempre sentito una sorta di ribellione verso certi atteggiamenti pastorali, soprattutto di fronte a palesi contraddizioni. Quando ho tentato di dare voce ad alcuni dei miei dubbi, mi sono scontrata contro veri e propri muri di gomma (e tanta, tanta cattiveria). O il silenzio o il “tu non puoi capire, quindi fidati, andrà tutto bene”. Ad esempio, mi hanno chiesto di fidarmi di pastori e suore che difendono (e lo fanno pubblicamente e impunemente) l’uso del contraccettivo. Mi hanno chiesto di fidarmi di pastori e suore che non condannano, anzi spesso appoggiano, i vari Erode della famiglia e della vita. Mi hanno chiesto di fidarmi di diverse presunte apparizioni non ancora approvate dalla Chiesa, alimentando in me un forte senso di colpa. Io non sentivo niente, i messaggi non mi dicevano nulla; non riuscivo a obbedire agli ordini che presunti veggenti davano, anche e soprattutto usando la bocca di sacerdoti. Insomma, ovunque si dicesse che soffiava lo spirito, io non lo sentivo. Mi sentivo invece l’unica affetta da una nuova patologia chiamata “sclerosi del cuore”.

Nel momento in cui ho iniziato a usare quel dono di Dio chiamato intelletto, ho preso coscienza di aver subito una sorta di manipolazione, una vera e propria violenza spirituale. Non ho trovato la minima comprensione quando ho tentato di “lottare dall’interno” denunciando le violenze che si perpetravano nei confronti del Corpo Mistico, a cui ogni battezzato appartiene.

La Provvidenza ha lavorato nell’ombra, con pazienza, affinché io mi svegliassi da una sorta di ipnosi e mettessi lentamente a fuoco ciò che fino ad ora non mi era chiaro. Direi che la storia dei vaccini contro il Covid 19 ha rappresentato uno degli ultimi scossoni che ha finalmente aperto il sepolcro in cui mi ero rinchiusa. Giustificare l’uso di cellule provenienti da feti abortiti nell’illusione di allungare la propria esistenza terrena è stato un vero e proprio terremoto che ha fatto rotolare definitivamente via la pietra che mi teneva prigioniera. Gesù e gli Apostoli non lo avrebbero mai fatto; Giuda sì. Anche allora mi è stato chiesto di fidarmi, ma ormai le bende erano cadute dai miei occhi e mi fu subito chiaro che chiunque “sopporti” o “giustifichi” o, peggio, “sostenga” la morte di un “piccolo”, anche fosse uno solo, per perseguire un fine qualsiasi, anche il più nobile, non è alla sequela di Cristo. È stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di menzogne velenose e pericolosissime!

Da quel giorno ho definitivamente smesso di fidarmi della maggioranza dei “cattolici” a cui avevo dato credito fino ad allora.

Il dolore e la delusione che provo sono molto profonde, in quanto ho creduto davvero in quelle “guide”; ho affidato loro la mia vita; ho seguito ciecamente i loro insegnamenti, proprio perché dicevano di parlare a nome della Chiesa cattolica, quella fuori dalla quale non c’è salvezza!

Da quel giorno ho smesso di frequentare gruppi, di ascoltare commenti al Vangelo (gli influencer cattolici sono molto di più di quelli atei) e catechesi, di frequentare le chiese prive di veri altari di pietra (chi ha orecchi per intendere intenda).

Ho preso questa dolorosa decisione nella speranza di difendere i miei figli dai mercenari che, nascosti nella Chiesa e, troppo spesso, dalla Chiesa stessa, hanno tentato di darmi in pasto al nemico, abusando dell’autorità e del nome di Cristo. Erano in buona fede? Ero io consenziente? Non lo so: ma è davvero importante saperlo davanti alla realtà delle ferite che non smettono di bruciare?

“Ora basta!” mi sono detta. Sono una mamma e agirò da mamma. I miei bambini non devono credere che Gesù ha insegnato quelle menzogne che portano sia alla prima che alla seconda morte.  Non sono teologa, né esperta di documenti ecclesiali, ma sono una semplice mamma che ha un unico desiderio e una sola missione: che i figli che Dio mi ha affidato a Lui tornino, Lui solo adorino, Lui solo amino, Lui solo seguano. Perché so, e lo so davvero anche se sono ignorante, che la gioia vera, la beatitudine, è solo presso di Lui; so che la Vita vera è solo con Lui e in Lui.

In questa confusione, spesso mi sono chiesta, come Pilato, “quid est Veritas?”. Ora ho smesso di chiedermelo, non perché me ne voglia lavare le mani, ma perché non ho sufficiente intelligenza per darmi una risposta esaustiva. Ma forse ho qualcosa di più: un cuore di mamma.

Questo cuore, seppur stracciato, è stato creato da Dio e porta ancora in sé la sua impronta. Questo cuore conosce la Voce del suo creatore che in esso ha soffiato e che lo ha chiamato per nome. Questo piccolo cuore riconosce l’amore misericordioso del Padre nel Volto sfigurato del Figlio che si è immolato per salvarlo. Credo che nell’intimo di questo cuore riuscirò finalmente a contemplare quella Bellezza che oggi falsi profeti e mercenari vogliono nascondermi e di cui vogliono privarmi.

Io sono moglie e mamma e su questo il Signore mi giudicherà. Per fortuna non sono sacerdote!

Sono fuori o dentro la vera o falsa chiesa? Non mi importa più la risposta a questa domanda che mi ha lacerata per anni. Non credo che ci sia qualcuno oggi che possa dire di sapere dipanare con assoluta certezza, senza margini di dubbio, la matassa in cui ci troviamo. In ogni caso, questa è materia di studio per teologi, non certo per mamme e casalinghe.

E allora io cosa devo fare? Rimanere salda nella fede, quella trasmessa fedelmente dagli Apostoli per 1900 anni; credere anche quando non vedo più, perché hanno nascosto la lampada; sperare contro ogni speranza, perché il Signore non è mai stato così vicino.

Forse ha ragione l’Investigatore Biblico [qui], forse no. So solo che nel contemplare il Calvario, io non mi vedo né degna né in grado di essere tra Maria e Giovanni.

Se mai riuscirò a stare ferma sul Calvario, se mai avrò questa Grazia, allora credo che sarei piuttosto crocifissa come uno dei terroristi ai lati della Croce di Gesù. So di non avere la fede granitica di Maria e di non essere come lei immacolata, ma di essere al contrario molto più simile a una “partigiana”, che a volte prende abbagli e combatte dalla parte sbagliata. So però che in tutto mi muove l’amore sincero per Lui, e anche Dio lo sa. Pago e pagherò per i miei errori, per le mie scelte sbagliate, ma prego ogni giorno l’Onnipotente perché mi conceda la grazia di usare bene il mio ultimo sguardo e il mio ultimo respiro. Prego di riuscire a voltarmi verso l’unica Croce che salva e di riuscire a ripetere le parole del terrorista crocifisso alla destra di Gesù: “Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”. Perché è per quel Regno che ho vissuto ogni attimo della mia vita ed è quel Regno che non ho mai smesso di desiderare per me e per tutti coloro che ho incontrato nella mia vita.

Ai miei figli ripeto quello che Davide disse a Salomone: “Tu, figlio mio, riconosci il Dio di tuo padre, servilo con cuore perfetto e con animo volenteroso, perché il Signore scruta i cuori e penetra ogni intimo pensiero; se lo ricercherai, ti si farà trovare; se invece l’abbandonerai, egli ti rigetterà per sempre”. E al Signore chiedo continuamente “Dirigi i nostri cuori verso di Te”.

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