Investigatore Biblico / Una traduzione senza senso nella Bibbia Cei 2008

di Investigatore Biblico

In questo articolo analizziamo un caso veramente strano. Forse uno dei più intricati che mi sia mai capitato in questi anni di indagine. Ho impiegato del tempo per trovare la soluzione, ma grazie a Dio ci sono riuscito.

Seguitemi attentamente (cercherò di essere il più breve possibile).

Il caso di oggi è una vera e propria bomba, che dimostra la poca serietà dei neo-traduttori del 2008.

Andiamo subito al versetto.

Cei 1974: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza: sono le parole del mio lamento” (Sal 22,2).

Vulgata: “Deus, Deus meus, respice in me: quare me dereliquisti? Longe a salute mea verba delictorum meorum” (Sal 22,2)

Ricciotti: “Dio, Dio mio, guarda a me: perché m’hai abbandonato? Lungi dalla mia salvezza stan le voci de’ miei falli!” (Sal 22,2).

Martini: “Dio, Dio mio, volgiti a me; perché mi hai tu abbandonato? la voce de’ miei delitti allontana la mia salute da me” (Sal 22,2).

Cei 2008: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido” (Sal 22,2).

Avete notato? Questa volta, al netto della Cei 2008, ci sono differenze anche tra le varie traduzioni, che per il momento tralasciamo.

La differenza tra Cei 1974 e Vulgata, Ricciotti e Martini (che sono simili) dipende da questo: mentre Vulgata, Ricciotti e Martini sono rimasti fedeli in questo caso alla Bibbia dei LXX (la traduzione della Vulgata in questo caso è letterale rispetto a quella dei LXX, che non sto qui a riportare), la Cei 1974 ha optato per il Testo masoretico, che appunto così riporta:

Eli, Eli lamah ‘azavtani? Rachoq mishu’ati divre sh’agati” (Sal 22,2), che tradotto letteralmente significa: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza: sono le parole del mio grido”.

Altre due possibili traduzioni posso essere: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato lontano dalla mia salvezza? Sono le parole del mio grido”. Oppure: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato e sei lontano dal portarmi salvezza, le parole del mio grido”.

Sha’agati” può significare o grido o lamento.

Ora, le traduzioni possibili in questo caso possono essere due. O quella della LXX, riportata da Vulgata, Ricciotti e Martini, oppure quella del Testo masoretico riportata dalla Cei 1974. Ma la traduzione Cei 2008?

Posso immaginare che la premessa sia stata: ci troviamo tra due vie, tra due possibili traduzioni, quindi sai cosa facciamo? Diventiamo originali. Facciamo un bel mix di entrambe e traduciamo così: “Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido”. Pescando un po’ dal Testo masoretico e un po’ dalla LXX.

La frase, tuttavia, non ha alcun senso. Rifletteteci bene, e ponetevi la sana, spontanea e semplice domanda: cosa caspita vuol dire in italiano “Lontane dalla mia salvezza le parole del mio grido”?

Passo e chiudo.

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