Caro Valli, le invio la mia lettera aperta ai vescovi del Veneto.
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Ai vescovi delle Diocesi del Veneto:
patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia
vescovo di Verona mons. Domenico Pompili
vescovo di Padova mons Claudio Cipolla
vescovo di Vicenza mons. Giuliano Brugnotto
vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi
vescovo di VittorioVeneto mons. Riccardo Battocchio
vescovo di Chioggia mons. Giampaolo Dianin
vescovo di Adria Rovigo mons. Pierantonio Pavanello
vescovo di Belluno mons. Renato Marangoni
Eccellenze Reverendissime,
immagino che Vi sia già arrivata la notizia che il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge sul suicidio assistito.
Se la cosa non fosse tragica, ci sarebbe da ridere: non hanno neanche il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ovvero omicidio in camice bianco, oppure in giacca e cravatta.
Credo che questa legge possa rientrare in uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: omicidio volontario.
È altresì degno di nota constatare il cambiamento strategico dei signori che hanno approvato questa legge, i quali l’altro giorno non volevano che morissimo, anzi era pure vietato ammalarsi: chissà a cosa è dovuto questo repentino cambiamento.
L’articolo 580 del codice penale punisce chi istiga e dà aiuto al suicidio. Evidentemente il principio di non contraddizione è stato abolito.
La cosa non mi sorprende. Già nel 1991 lessi un libro nel quale si diceva che c’è un programma mondiale per ridurre la popolazione come minimo del 50%, e se poi il lavoro sarà fatto bene si potrà arrivare al 90%. Una “spontanea” diminuzione che altro non è se non un grande sacrificio di vite umane offerte a satana.
Allora, cosa possiamo fare?
Esiste solo una via, che oggi purtroppo è stata dimenticata: si tratta di inviare a chi ha voluto e approvato la legge una scomunica.
Sia lodato Gesù Cristo.
Luciano Gallina
Treviso, 2 settembre 2026, santo Stefano re d’Ungheria (vetus ordo)