di Martino Mora
Emma Bonino era una femminista radicale. Suo malgrado, la sua immagine pubblica è stata indissolubilmente legata a tre uomini.
Il primo è Marco Pannella, suo mentore, quasi pigmalione, e per decenni suo capo partito.
Il secondo è George Soros, che almeno negli ultimi vent’anni è stato alla luce del sole il principale finanziatore della sua attività politica.
Il terzo è Jorge Mario Bergoglio, suo illustre pubblico elogiatore e frequentatore.
È un trio che già dice tutto.
Liberale, liberista, libertina e libertaria, come Pannella definiva i Radicali, Emma Bonino è stata il simbolo stesso dell’abortismo in Italia, che per sua stessa ammissione praticò illegalmente, sia come paziente che poi come mammana. Ma non è stata ovviamente solo questo.
Femminista, eutanasista, omosessualista – ovviamente pure vaccinista pandemica – fu anche immigrazionista fanatica (e per questo tanto amata dal meticcista Bergoglio che la definì “grande italiana”). Sostenitrice della “grande sostituzione”, odiatrice della famiglia e di ogni ordine naturale e civile, sempre a favore del caos come del grande capitale, voleva svuotare le carceri come le culle. E liberalizzare la droga.
I radicali separarono del tutto il Sessantotto istintualista dal marxismo, e inventarono anche in Italia i “diritti civili” sul modello anglosassone. Qui sta la loro importanza decisiva.
Sposarono il modello di una società “aperta” anglosferica, costituita da atomi fluttuanti consumatori, sostanzialmente intercambiabili, dediti esclusivamente a rapporti economici ed edonistici in avversione a qualsiasi concezione cristiana trascendente del sacro, come a qualsiasi dovere comunitario. Sempre rivendicanti “diritti “, specie dal bassoventre in giù.
È l’antropologia materialista degli “ultimi uomini” ridotti ad atomi, ma anche ridotti a bestie – alla pura animalità – che si presumono il dio di sé stesse.
Nichilismo puro, purtroppo oggi di massa. Il trionfo dell’ignoranza spirituale.
Fanaticamente pro-Ue, sempre atlantista in politica estera, sostenitrice della “guerre umanitarie” nei Balcani e nel Medio Oriente, delle “primavere arabe” in Nord Africa, sionista radicale (anche se negli ultimi tempi stranamente ostile a Netanyahu), Emma Bonino ha incarnato il mondialismo allo stato puro. Il mondialismo delle plutocrazie.
Benvoluta da Berlusconi perché liberale e mercatista, benvoluta a sinistra perché artefice panerotista della sovversione dei costumi, ha esercitato cariche di grande importanza pur godendo di scarsissimi consensi elettorali.
Era ovviamente amatissima, oltre che presso il grande capitale a stelle e strisce e la burocrazia di Bruxelles, tra nani e ballerine del mondo dello spettacolo, in quanto ella stessa consustanziale al sistema orgiastico-mercantile che li esprime.
La Meloni ha già proposto per la Bonino i funerali di Stato. È giusto. Un Paese e una civiltà che odiano loro stessi, con le frontiere colabrodo, il caos nelle strade e le culle vuote, non possono che esaltare chi fu regina del suicido collettivo.