di don Leonardo Maria Pompei
Laudentur Jesus et Maria!
Desidero ringraziare di cuore Catholicus per le parole, tanto generose quanto forti (qui), che ha voluto dedicarmi, e Aldo Maria Valli per averle ospitate nel suo blog.
Confesso che leggere quel «benvenuto» mi ha profondamente toccato. Non perché io ritenga di meritare medaglie, credenziali o posti d’onore – Dio solo conosce le nostre miserie e sa quanto poco siamo dinanzi a Lui – ma perché, dopo quanto è accaduto, incontrare amici che riconoscono e comprendono le ragioni profonde delle scelte compiute è motivo di consolazione e di gratitudine.
Non ho cercato la scomunica. Non ho cercato lo scontro. Non ho desiderato diventare un «caso». Ho cercato, dopo un lungo, doloroso e serio cammino di discernimento, una cosa soltanto: non agire più contro la mia coscienza sacerdotale e non tradire ciò che ho riconosciuto essere la santa fede cattolica ricevuta dai nostri Padri.
A un certo punto della vita arriva infatti l’ora in cui non è più possibile rimandare la domanda decisiva: che cosa mi chiederà Nostro Signore Gesù Cristo quando comparirò davanti a Lui? Di che cosa dovrò rendere conto?
Non mi chiederà se sono stato prudente agli occhi del mondo, se ho salvaguardato una posizione, una carriera ecclesiastica o una tranquillità personale. Mi chiederà se sono stato fedele. A Lui. Al Vangelo. Alla Verità. Alla Morale. Alla Tradizione. Ai Sacramenti. Alla Chiesa. La Chiesa di sempre, non «la Chiesa di oggi». E dinanzi a tutto ciò, ogni altra considerazione diventa terribilmente piccola.
Il prezzo è stato alto. Ho perduto molto. Soprattutto da un punto di vista di immagine pubblica ed ecclesiale. Molto fango, sterco, letame, cattiverie, insulti, giudizi taglienti e anche diffamazioni e calunnie mi sono piombate addosso. Ma ho ritrovato qualcosa che vale infinitamente di più: la libertà di celebrare, pregare, predicare e vivere integralmente secondo ciò che in coscienza riconosco come la Tradizione cattolica e romana, senza più dover continuamente negoziare o scendere a compromessi con me stesso.
Per questo, come ho anche dichiarato pubblicamente, non porto rancore verso nessuno. Prego per coloro che mi hanno condannato e affido anche loro al giudizio e soprattutto alla misericordia di Dio. Ma, nello stesso tempo, non posso e non voglio tornare indietro.
C’è però una cosa che oggi mi sta particolarmente a cuore. Se davvero siamo entrati nel tempo del «piccolo gregge», allora dobbiamo imparare ad amarci di più tra noi. Il mondo della Tradizione cattolica è ricchissimo di fede, di sacrificio, di anime generose; ma è anche dolorosamente ferito da divisioni, sospetti, reciproche scomuniche, personalismi e contrapposizioni. Non possiamo combattere il Modernismo e poi dilaniarci fra di noi, che siamo coloro che desiderano custodire la stessa Fede.
Potremo avere valutazioni differenti su questioni anche importanti. Ma ciò che ci unisce – Cristo Re, la fede cattolica integrale, la santa Messa romana, la Tradizione ricevuta dai Padri, la salvezza delle anime – è troppo grande perché possiamo permetterci il lusso di trasformare dei fratelli in avversari, degli amici in nemici.
Perciò accolgo questo «benvenuto» soprattutto come un invito all’amicizia e alla cristiana fraternità nella battaglia. Non contro delle persone, ma pro fide, per la gloria di Dio, per l’onore della Santa Chiesa e per la salvezza delle anime.
E faccio mie molto volentieri le parole ricordate da Catholicus, che io stesso ho usato al termine delle mie pubbliche dichiarazioni in merito alla mia “scomunica”: «A noi la battaglia, a Dio la vittoria». Il resto appartiene alla Provvidenza.
Grazie, dunque, Catholicus. Grazie, Aldo Maria Valli. E grazie a tutti coloro che, in questi giorni, mi hanno fatto sentire la loro vicinanza, la loro preghiera e il loro affetto. Sono stati moltissimi. Tutti gentilissimi, cordialissimi e pieni di vicinanza ed empatia. Alcuni commoventi.
Continuiamo. Senza odio. Senza paura. Senza compromessi sulla Fede.
Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat. Ipsa conteret caput tuum!