Il prossimo 7 ottobre avrà inizio a Roma l’incontro tra papa Leone XIV e i presidenti delle conferenze episcopali in occasione del “giubileo” dei dieci anni di «Amoris laetitia» (AL). A tale proposito don Martin Grichting ha scritto un testo che dimostra come già Blaise Pascal avesse smascherato il trucco con cui opera AL.
Le citazioni di Pascal sono tratte da una versione italiana delle «Lettres Provinciales».
Leone XIV dovrebbe correggere la dottrina del suo predecessore mediante un atto magisteriale, se volesse preservare l’unità della Chiesa.
di Martin Grichting
L’esortazione apostolica «Amoris laetitia» (AL) è un vero e proprio capolavoro. Consiste nel mantenere la dottrina della Chiesa in teoria, ma nell’abolirla nella pratica. Infatti, spetta ora ai sacerdoti e ad altri «accompagnatori» effettuare, a proprio nome, «discernimenti pastorali» riguardo alle persone che vivono in adulterio. Se sussistono validi motivi, tali persone possono allora ricevere i sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza senza modificare in alcun modo la loro condotta, che viola il vincolo del matrimonio. La Parola di Dio e la dottrina della Chiesa vengono ridotte in mille casi singoli inconfrontabili attraverso i «discernimenti pastorali». E chiunque viva in modo contrario alla dottrina della Chiesa troverà un «accompagnatore» e un «discernitore» comprensivo, che riconoscerà ragioni giustificabili che, nel caso concreto, consentono di fare ciò che non si dovrebbe fare. Si spalancano le porte all’arbitrarietà. Dalla pubblicazione di AL, la Chiesa non sa più cosa sta succedendo. E non vuole nemmeno più saperlo.
Non è la prima volta che viene messa in atto questa manovra dell’AL. Già nel XVII secolo i gesuiti ricorrevano al trucco del «caso particolare giustificato». L’unica differenza rispetto ad oggi sta nel fatto che quei gesuiti non erano papi.
Blaise Pascal (1623‒1662) smaschera il gioco dei gesuiti nelle sue «Lettres provinciales» (Le Provinciali, 1656/1657). Lo fa attraverso un dialogo con un gesuita fittizio. «Si prendono mai abbastanza in considerazione i possibili casi particolari», cita Pascal il suo interlocutore (8ª Lettera). Il fulcro del trucco dei gesuiti è il concetto di «probabilità». Questo non significa probabilità nel senso odierno, ma un’opinione che può essere sostenuta con buone ragioni. È «il fondamento e l’abbiccì di tutta la nostra morale», come osserva il gesuita di Pascal (5ª lettera).
Secondo il gesuita Escobar, la probabilità va intesa in questo modo: «Un’opinione dicesi probabile quando si fonda su ragioni di qualche considerazione. Di qui segue, talvolta, che un solo dottore autorevole può render probabile un’opinione. Un uomo dedicato particolarmente allo studio non professerebbe una data opinione senza una ragione valida e sufficiente». Già all’epoca Pascal intuisce che in questa costruzione mentale circolare risiede la base di ogni confusione e arbitrarietà, e obietta: «Chi mi assicura che, data la libertà arrogatasi dai vostri teologi di esaminare le cose con la ragione, quel che appare sicuro a uno appaia tale anche a tutti agli altri? La disparità dei giudizi è talmente grande…». Ne nasce un botta e risposta. Il gesuita ammette che i casuisti sono spesso di opinioni diverse. «Ma non importa: ognuno rende probabile e securo la propria opinione». E questo è un bene. Pascal ribatte: «Ma dev’essere allora un bell’impiccio scegliere». A ciò il gesuita risponde: «Nient’affatto. Basta seguire l’opinione che più ci talenta». Pascal obietta: E se l’altra fosse più probabile o più certa? Il gesuita cita in merito un autore del suo ordine: «Si può fare ciò che si pensa sia lecito secondo un’opinione probabile, anche se quella contraria sia più sicura. Ora, l’opinione di un solo dottore autorevole è sufficiente».
La dottrina della probabilità vincola anche il confessore. Il gesuita modello di Pascal lo spiega così: «I confessori sono obbligati, sotto pena di peccato mortale, ad assolvere i penitenti che seguano opinioni probabili. È quel che han dimostrato i nostri padri e, tra gli altri, il Padre Bauny. Il quale afferma: ‘Quando il penitente segue un’opinione probabile, il confessore ha l’obbligo di assolverlo, anche se la sua opinione sia contraria a quella del penitente’».
Già in Pascal si può leggere dove finisce l’inganno del probabilismo. Egli cita un autore gesuita che sostiene «che ogni sorta di persone, e financo i preti, possono ricevere il corpo di Gesù Cristo lo stesso giorno in cui si sono macchiati di peccati abominevoli»; che, «nonché esservi in simili comunioni dell’irriverenza è anzi lodevole comportarsi così; che «i confessori non debbono distogliere costoro dal farlo ma anzi consigliare a coloro che abbiano appena commesso simili peccati di comunicare senza indugio, perché, sebbene la Chiesa lo abbia proibito, tale divieto è ormai abolito dall’usanza universale di tutto il mondo». E Pascal osserva: «Ecco che cosa significa, miei Padri, avere dei Gesuiti in tutto il mondo! Ecco la pratica universale che avete introdotta dappertutto e che volete conservare» (16ª lettera).
La realtà di fatto creata finisce quindi per modificare la sovrastruttura teorica e trionfa su di essa. Nel «Manifesto del Partito Comunista» del 1848, Karl Marx e i suoi compagni lo hanno formulato così: «C’è bisogno di una profonda comprensione per capire che anche le idee, le opinioni e i concetti, insomma, anche la coscienza degli uomini, cambia col cambiare delle loro condizioni di vita, delle loro relazioni sociali, della loro esistenza sociale?». Marx appare, sullo sfondo dei gesuiti del XVII secolo, come un imitatore.
Anche la questione dell’adulterio, sollevata da AL, è già stata affrontata da Pascal. Egli fa citare dal suo interlocutore gesuita il già menzionato padre Étienne Bauny. Quest’ultimo avrebbe permesso a coloro che si trovavano intrappolati in occasioni imminenti di peccato di rimanere in quella situazione, «quando non possano trarsene fuori senza dar occasione alle chiacchiere della gente o senza patirne incomodo». Allo stesso modo, Bauny insegnava: «Si può e si deve assolvere una donna che tenga in casa sua un uomo col quale pecchi sovente, se non possa allontanarlo in modo decoroso, o abbia qualche motivo per tenerlo presso di sé, purché essa si proponga di non più peccare con lui». Infatti vale quanto segue: «Si può cercare un’occasione direttamente e per sé stessa, primo et per se, per il bene spirituale o temporale proprio e del prossimo». Pascal osserva a questo proposito: «L’obbligo di fuggire le occasioni è molto mitigato, se da esso si venga dispensati appena ne derivi qualche incomodo» (10ª lettera).
L’importanza delle «Lettere alla provincia» di Pascal risiede non da ultimo nel fatto che egli dimostra come il «trucco» della probabilità e del caso specifico possa essere applicato a qualsiasi argomento: un omicidio non è più tale se non viene commesso per denaro; l’obbligo di sostenere i poveri con la propria abbondanza materiale non si concretizza nella pratica, poiché ai ricchi è legittimamente consentito, in primo luogo, provvedere al proprio tenore di vita e così, di fatto, non rimane nulla per gli altri. Che si tratti di omicidio e vendetta, duello, furto e proprietà, usura, menzogna, giuramento, inganno, nonché di affari simonistici o illeciti riguardanti questioni ecclesiastiche: la norma rimane sempre intatta in teoria. Ma attraverso distinzioni casuistiche e concettuali sempre più sottili, nella pratica, grazie a opinioni «probabili», viene consentito un comportamento che contraddice materialmente ciò che la norma richiede (6ª lettera e seguenti). A cosa ciò conduca, lo sintetizza Pascal citando un critico del già menzionato P. Bauny. Quest’ultimo avrebbe detto del gesuita: «Ecce qui tollit peccata mundi!» – «Ecco colui che toglie i peccati del mondo» (4ª Lettera).
Il metodo probabilistico e del caso specifico è universalizzabile anche oggi. E lo è a maggior ragione ora che viene nuovamente propagandato da un Papa. Se si riesce a decostruire l’indissolubilità del matrimonio, con ragioni probabili e giustificabili si può decostruire qualsiasi cosa. L’AL è quindi un boomerang che colpirà il magistero della Chiesa. Infatti, su tutto e su chiunque si possono addurre controargomentazioni probabili. Anche le prese di posizione tanto care agli ultimi due Papi su clima, guerra giusta, pena di morte, migrazione e intelligenza artificiale non sono allora altro che opinioni probabili, alle quali si contrappongono opinioni probabili contrarie che, nel singolo caso, si possono preferire a quelle papali con lo stesso diritto. Pascal cita in questo senso il gesuita Diana: «Che il Papa lo abbia detto come capo della Chiesa, lo ammetto; ma lo ha fatto solo nella cerchia della sfera di probabilità della sua opinione». E l’interlocutore gesuita di Pascal aggiunge: «Capite bene che questo non significa andar contro le decisioni dei Papi: a Roma, dove Diana gode di così gran credito, non lo si tollererebbe. Infatti, egli non dice che quel che i Papi hanno stabilito non sia probabile; ma, riconoscendo alla loro opinione tutta la sfera della probabilità, non tralascia però di dire che l’opinione contraria è anch’essa probabile» (6ª lettera).
Non solo i dieci Comandamenti sono suscettibili di decostruzione, ma anche la disciplina ecclesiastica. Un ulteriore sviluppo del metodo AL in tal senso è rappresentato da una dichiarazione della Conferenza episcopale svizzera del novembre 2025. In essa si rinuncia a esigere coerenza dai collaboratori laici della Chiesa. Facendo riferimento ad AL, riguardo ai laici che vivono in unioni extraconiugali, adultere o omosessuali si afferma: «Proponiamo una riflessione sulla situazione attuale, che considera seriamente le esperienze di vita contemporanee e invita al discernimento spirituale. La realtà della vita di una persona è unica e, secondo il Vangelo, si può agire in modo giusto solo se la si considera nella sua totalità. Due persone possono fare la stessa cosa, ma non è la stessa cosa». Pascal avrebbe commentato a questo proposito: «Dissimulano la loro prudenza umana e politica sotto il pretesto di una prudenza divina e cristiana» (5ª Lettera).
Anche ogni professore di teologia di una facoltà statale tedesca espone opinioni probabili quando contraddice il magistero della Chiesa, sia che si tratti della dottrina di Dio, dell’ecclesiologia o della disciplina ecclesiastica. Finché riconosce anche la posizione opposta della Chiesa come opinione probabile, non ha nulla da temere. Lo stesso vale per i vescovi di Stato nel loro percorso del «Synodaler Weg».
Il metodo AL come probabilismo 2.0, il «discernimento» poco trasparente del singolo caso a porte chiuse mediante opinioni probabili: è la fondazione di un magistero suicida che si autodecostruisce. Questo processo non si fermerà davanti a nulla. La distruzione di fatto della dottrina della fede della Chiesa minerà sempre più, nei cuori dei fedeli, la fiducia nell’assistenza divina del magistero ecclesiastico e, con essa, la loro fede in Dio. Ciò può essere evitato solo correggendo AL a livello magisteriale, nel senso della dottrina perenne della Chiesa. Da questa dipende la sua unità.
Nel XVII secolo la Chiesa era consapevole del pericolo che la minacciava. Così, negli anni 1665 e 1666, il Sant’Uffizio (l’odierno Dicastero per la dottrina della fede) condannò 45 proposizioni di casuisti (Denzinger-Hünermann [DH], 17ª edizione, Friburgo/Basilea/Vienna 2017, nn. 2021‒2065). Nel 1669 ne seguirono altri 65 (DH 2101‒2165). In essi vi sono punti rilevanti anche alla luce di AL. In particolare, è pertinente il DH 2061: «Non si deve obbligare un concubinario ad allontanare la concubina, qualora essa gli sia troppo utile per il suo diletto – volgarmente detto ‘regalo’ –, se, venendogli a mancare, egli condurrebbe una vita troppo penosa, altri cibi gli riuscirebbero assai sgradevoli e sarebbe troppo difficile trovare un’altra domestica». Già qui viene utilizzato – e condannato dalla Chiesa – quel trucco da prestigiatore che ricorre continuamente nella discussione sull’AL e nel dibattito sui divorziati risposati: in realtà si tratta di una concubina. Ma, grazie a uno slittamento concettuale, questa viene trasformata in una domestica. E il povero uomo dovrebbe mangiare peggio se mandasse via la sua «cuoca». Gli odierni casuisti (papali) dell’AL non adducono più come pretesto il cibo meno squisito per giustificare il mantenimento di una concubina, ma ad esempio i bambini, di cui bisogna pur in qualche modo prendersi cura.
AL è in contrasto anche con le condanne ecclesiastiche relative ai seguenti punti. DH 2061: «A un penitente che ha l’abitudine di peccare contro la legge di Dio, della natura o della Chiesa, si può impartire l’assoluzione anche se non appare alcuna speranza di emendazione; né si deve negargliela o differirla, purché egli dichiari a parole di provare dolore e prometta di emendarsi». DH 2161: «Talvolta può essere assolto chi si trova nell’occasione prossima di peccare, che può evitare ma non vuole evitare; anzi, anche se direttamente e deliberatamente cerca tale occasione o vi si espone». DH 2162: «Non si è tenuti a fuggire l’occasione prossima di peccare quando vi sia una causa utile o onesta per non fuggirla». DH 2163: «È lecito cercare direttamente l’occasione prossima di peccare per un bene spirituale o temporale nostro o del prossimo.»
In virtù della competenza magisteriale e del primato giurisdizionale, spetta a papa Leone XIV proteggere oggi la Chiesa dalle dottrine perniciose. Nella sua enciclica «Magnifica humanitas» ha dimostrato di prendere sul serio anche autori che non appartengono al canone classico dei dottori della fede cattolica (J. R. R. Tolkien, Hannah Arendt, Viktor Frankl). Per questo motivo, riguardo ad AL, Leone XIV dovrebbe dare ascolto a Heinrich Heine. Infatti, non è raro che gli sciocchi dicano la verità. Nell’opera «Die romantische Schule» (1833), il letterato tedesco osservava a proposito degli oppositori di Pascal: «Mai lo spirito umano ha escogitato combinazioni più grandi di quelle con cui gli antichi gesuiti cercarono di preservare il cattolicesimo. Ma non ci riuscirono, perché erano entusiasti solo della conservazione del cattolicesimo e non del cattolicesimo stesso. (…). Ma invano i loro confessori concedevano le assoluzioni più benevoli e i loro casuisti assecondavano ogni vizio e crimine. (…). A ragione disse un tempo Barrault: i gesuiti non sono riusciti a elevare la terra al cielo, e hanno fatto scendere il cielo sulla terra. Tutta la loro opera è stata infruttuosa. Dalla menzogna non può sbocciare alcuna vita, e Dio non può essere salvato dal diavolo».