di Maurizio d’Orlando
Nell’ora di religione cattolica la Cei, la Conferenza episcopale italiana, propone schede che, in alcuni passaggi, fanno apologetica dell’Islam. A che titolo?
Si chiamano Schede per conoscere l’Islam, curate dalla Cei e dal Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica. Presentate il 21 ottobre 2026 a Palazzo Borromeo, a Roma, sono destinate anche ai libri scolastici e alla formazione degli insegnanti di religione cattolica, come precisa la Nota pastorale Cei dell’11 dicembre 2025.[1]
Leggiamo la scheda 4, “Il Corano: parola rivelata di Dio”, pagina 2. “Le prescrizioni coraniche precedenti possono essere abrogate da quelle successive”. Una contraddizione? Il sussidio della Cei corre subito in soccorso e giustifica il mutamento: nessuna “schizofrenia di Dio”, ma adattamento della rivelazione alle circostanze. Presenta la concezione islamica della rivelazione e ne sostiene le ragioni.
Ma perché la Cei però deve farsene il difensore?
La prima responsabilità è far conoscere ai ragazzi la Fede cattolica. Che cosa sanno dei suoi dogmi, dei dieci comandamenti, dei precetti della Chiesa? Che cosa hanno letto dei Vangeli, delle Lettere apostoliche, dell’Antico Testamento? Per chi non riceve una formazione religiosa in famiglia o in parrocchia, quell’ora può essere una delle poche occasioni per conoscerli.
L’Istat documenta che, fra i sei e i tredici anni, la frequenza settimanale dei luoghi di culto è scesa dal 70,3% del 1995 al 32,4% del 2023.[2] Dove la pratica si perde, la formazione diventa ancora più urgente. Quale priorità giustifica allora le sottigliezze dell’abrogazione coranica?
Don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, richiama “la promozione della giustizia sociale, la difesa della dignità umana e la pace nel mondo”. E la salvezza eterna?
Cristo ha comandato di fare discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare i suoi precetti (Mt 28,19–20). Il mandato è questo. La salus animarum obbliga anche la Cei quando prepara sussidi per la scuola.
Il Credo professa il Figlio “Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Il Dio confessato dalla Chiesa è Padre, Figlio e Spirito Santo. L’Islam nega la Trinità e la divinità di Cristo. La stessa scheda 9, “Cristianesimo e Islam: convergenze e divergenze”, lo riconosce alle pagine 1 e 4.[3] Invocare l’unico Creatore non cancella questa contraddizione. Dio non può rivelare la divinità di Cristo e poi smentirla.
Il tradimento del Credo di Nicea comincia quando lo si recita na si rinuncia a trarne le conseguenze. Distinguere la scuola dal catechismo non autorizza a svuotare l’aggettivo “cattolica”. I vescovi insegnino ciò che professano. Altrimenti, chi farà conoscere Cristo a questi ragazzi?
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[1] Cei, Nota pastorale “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, 11 dicembre 2025, Presentazione, p. 1.
Per la presentazione del 21 ottobre 2026 e la dichiarazione di Giuliano Savina: qui.
[2] Istat, “Trent’anni di vita quotidiana. Tendenze e trasformazioni nella società italiana”, 2026, § 6.11, p. 140.
Il dato riguarda la frequenza dichiarata dei luoghi di culto, non esclusivamente la Messa cattolica; non misura le conoscenze religiose.
[3] Cei–Pisai, scheda 4, p. 2; scheda 9, pp. 1 e 4. Pagine dei fascicoli autonomi
La formula citata è nel Credo niceno-costantinopolitano e riprende la definizione cristologica di Nicea del 325. Per il mandato: Mt 28,19–20; per la vita eterna: Gv 17,3; per la salus animarum: can. 1752.