Lui si chiama padre James Keenan, è un gesuita e per oltre vent’anni ha insegnato teologia al Boston College.
Ebbene, durante il discorso di apertura della Outreach Conference alla Georgetown University, il buon padre ha pensato bene di citare una «teologa queer», Flora Tang, per suggerire che «i santi stessi, in quanto santi queer, sono spesso fonte di insegnamento».
Non contento, Keenan ha anche paragonato i «teologi queer» agli attivisti per i diritti civili e alle cosiddette «femministe cattoliche».
Gli studi di Flora Tange, secondo il gesuita, «ci spingono ad andare oltre l’attaccamento alle narrazioni di certezza queer e ad aprirci a narrazioni frammentate che non si limitano a dare voce al lutto e alle speranze deluse di una chiesa queer e decolonizzata». Non sono sicuro di aver capito che cosa significhi questo sproloquio, ma sono certo che sia blasfemo.
L’articolo al quale fa riferimento Keenan è del 2022 e vi si sostiene che diversi santi siano stati omosessuali, come per esempio Perpetua e Felicita, martiri del III secolo, e due soldati romani del IV secolo martirizzati insieme.
In base a che cosa si possa dire che questi e altri santi fossero gay resta un mistero. L’importante per Keenan è mettere sullo stesso piano le battaglie dei «teologi queer» e quelle «degli attivisti per i diritti civili, degli attivisti cattolici per la pace e delle femministe cattoliche».
Dimenticavo: padre James Keenan è amico e sodale di quell’altro padre James: Martin, il ben noto gesuita arcobalenita.