È il 2025 quando l’ineffabile cardinale Blase Cupich di Chicago decide di assegnare un premio al senatore democratico Dick Durbin per il suo impegno a favore degli immigrati. Ma c’è un piccolo problema: Durbin è un noto sostenitore dell’aborto. Ne nasce una polemica, che coinvolge altri vescovi americani, contrari all’assegnazione del premio a Durbin. Cupich difende la sua scelta, ma a un certo punto è lo stesso Durbin a decidere di rifiutare il riconoscimento.
Passa un anno, siamo nel 2026 e Cupich che fa? Decide di assegnare il premio il Premio «Nostra aetate» all’imprenditore Michael J. Sacks, presidente e amministratore delegato di GCM Grosvenor.
Il premio, che prende il nome dalla Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane emanata dal Concilio Vaticano II, ha lo scopo di «riaffermare il valore che la Chiesa attribuisce alle relazioni interreligiose, onorando i membri delle comunità non cristiane per la loro leadership». E il premiato, il miliardario Michael Sacks, è «figura di spicco a Chicago e nella comunità ebraica».
Ma anche questa volta c’è un piccolo problema: Sacks ha donato almeno 600 mila dollari per finanziare iniziative volte a facilitare l’accesso all’aborto in Illinois, e tra le organizzazioni che hanno beneficiato dei suoi ingenti contributi c’è la famigerata Planned Parenthood.
La cosa curiosa è che si pensa di consegnare il premio durante un gala organizzato dal seminario di Mundelein con lo scopo di raccogliere fondi per la formazione dei sacerdoti.
Avete capito bene: un seminario cattolico, per raccogliere fondi per la formazione di sacerdoti cattolici, premia un miliardario ebreo che sostiene l’aborto.
Cose che possono succedere solo nella Chiesa in uscita (di testa). Nella quale i cardinali alla Cupich una ne fanno e cento ne pensano.