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Lettera / Un invito agli amici del “Summorum Pontificum”

di Marco Bongi

Caro Valli,

sarebbe oggettivamente troppo facile, e anche poco caritatevole, liquidare con qualche considerazione ironica e salace le recenti disavventure dei pellegrini Summorum Pontificum, fedelissimi al papa ma da lui respinti e costretti a fermarsi a pregare davanti all’obelisco.

La tentazione sarebbe però molto forte perché suscita davvero una profonda pena la frustrazione di coloro che, nella speranza di ottenere qualche messa pontificale con pizzi, merletti e cappe magne, sono giunti non solo a “turarsi il naso” (Montanelli docet), chiudere entrambi gli occhi e a imbavagliarsi, ma addirittura ad accusare di scisma, senza la minima vergogna, i cattolici fedeli alla Tradizione di sempre.

Non intendo soffermarmi ulteriormente su queste vicende dolorosissime. Vorrei soltanto, se me lo permette, formulare una semplice considerazione alla quale so già che non giungerà risposta alcuna.

Costoro non perdono occasione per dichiarare, ribadire e sottolineare di essere cum Petro et sub Petro. Nello stesso momento, tuttavia, essi affermano con decisione che nella Chiesa non sussiste un oggettivo stato di necessità.

Ebbene, se le cose stanno così, Pietro ha espresso con chiarezza inequivocabile il suo pensiero. Egli chiede loro di rinunciare alla messa tradizionale e di abbracciare con convinzione il novus ordo. Lo ha detto a più riprese, e lo ha fatto dire ai suoi collaboratori.

Dunque, cari amici, siate coerenti. Se davvero siete in tutto e per tutto cum Petro e sub Petro, rinunciate alla messa di sempre. Come lui chiede.

Aldo Maria Valli:
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